Sport

27 giugno 2018Silvia Pagliuca

Dalle gare ai mercati finanziari, così Innerhofer investe sul futuro

Intervista con il campione di sci. «La tecnologia ha fatto passi da gigante: a fare la differenza sono i dettagli». L'Alto Adige? «Un paradiso»

Ha sempre avuto fretta. Fin da quando era il più piccolo di tutti, nato settimino nella sua Val Pusteria, a Gais, a circa 5 km da Brunico. Una fretta che l’ha portato a correre, a bruciare tappe, a ricercare il massimo. E poi, ad apprezzare l’equilibrio, tra salite e discese, tra scatti e frenate. Christof Innerhofer, campione del mondo di sci e atleta olimpico vincitore di due medaglie a Sochi, racconta la sua vita in una frase: «Apprezzo di essere un atleta. So cosa vuol dire vincere, ma anche perdere. Ed è proprio dall’incontro tra questi due estremi che nasce la mia motivazione per dare il massimo».

Appassionato di finanza, economia e matematica

Nulla dev’essere scontato per (W)Innerhofer, come l’hanno sopranominato i fan: gli allenamenti intensi, la scelta degli sci più performanti, le tute più ergonomiche, l’attività manageriale. Già, perché Christof, appassionato di matematica ed economia fin da piccolo, ogni sera legge di finanza. Studia, investe, sperimenta. E a chi gli chiede se stia mettendo le basi per un futuro da non sportivo, risponde crucciato: «Vedremo. Per me lo sci è tutto. Il giorno in cui non potrò più gareggiare, cercherò altri stimoli e troverò altre soddisfazioni, ma sarò triste perché mi mancherà il mio mondo fatto di adrenalina, passione e competizione».

Già, la competizione. Che stimola a vincere, che anestetizza il dolore. «Perché quando sei davanti al cancelletto, pronto a partire per la gara, non senti la schiena, non senti le ginocchia, non senti nulla a parte una voce che ti dice “Hai lavorato tutto l’anno per essere dove sei. Ora fai il meglio che puoi”». E così scendi. Voli. «E ogni volta dici “wow”. La meraviglia mi accompagna quando calzo gli sci, quando salgo in funivia e vedo le montagne in cui mi alleno da quando avevo 3 anni, quando alzo una coppa o indosso una medaglia», confida il campione. Ma il successo va alimentato con incredibile determinazione. Perché non è mai stato facile, neanche per lui, arrivare dov’è, tra i grandi. «Da bambino sognavo di essere come Tomba, ma ho scoperto presto che nello sci, per fare la differenza, non basta allenarsi come gli altri. Bisogna fare di più, con forza, costanza, agilità, velocità. Mettendo insieme testa e cuore, nella giusta quantità», spiega Christof che dedica ogni minuto, ogni giorno, alla sua passione. La mattina gli allenamenti in palestra con esercizi mirati a «conservare il fisico» per avere la garanzia di poter gareggiare per almeno altri 7 o 8 anni («Anagraficamente ho 33 anni, ma me ne sento 25», ammette). Subito dopo, l’alta quota. Dalla bicicletta all’arrampicata, mettendo a punto tutti i dettagli per le prossime gare, compresi i test sulle nuove attrezzature. «Ormai – rileva - le tecnologie sono arrivate a livelli altissimi, non ci sono più rivoluzioni epocali, come quando si passò dagli sci piatti al carving, oggi la differenza si gioca sui dettagli». E così accade anche per gli impianti. «Ricordo ancora quando a sei anni feci una gara a Cadipietra salendo a piedi: non esisteva la funivia. Erano circa 25 anni fa» - confida, ammettendo che sì, gli anni sono passati e probabilmente nella sua memoria ci sono scene e situazioni di cui molti dei suoi colleghi più giovani ignorano l’esistenza. «Ma ciò che faccio mi fa battere il cuore sempre, come il primo giorno. Non è un lavoro. È molto di più».

(foto: Giuma)

L'Alto Adige? «Una palestra a cielo aperto»

La sua fortuna, poi, è di poter fare tutto questo a casa. «L’Alto Adige è una palestra a cielo aperto in cui tutti crescono con lo sport, fin da piccoli, e questo forgia il carattere delle persone rendendole resilienti, combattive, tenaci. Io mi alleno da sempre nel comprensorio di Speikboden: negli anni scorsi abbiamo avuto più di 4 metri e 70 cm di neve. Uno spettacolo! Lo scorso anno ho sciato fino a maggio, avendo le piste tutte per me e in 4 giorni ho fatto girare più di 97 paia di sci per scegliere le nuove solette» - conferma entusiasta. Del resto, lui che si definisce «un uomo della montagna», sa bene quali siano le sfide moderne per i comprensori e ha a cuore la sorte di tutto il comparto. «Il cambiamento climatico sta compromettendo la sopravvivenza di molte strutture. Per vincere la sfida è fondamentale diversificare, cosa che qui stiamo già facendo. Abbiamo impianti moderni, aree per salti, grind e sfide tra amici, baite con cucina di altissima qualità, aree wellness e un panorama che è unico nel suo genere – riflette. E aggiunge – Io che giro tutto il mondo per lavoro, riesco a rendermi conto meglio di chiunque altro quanto straordinario sia ciò che abbiamo qui. Spesso lo diamo per scontato e sbagliamo. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro paradiso». 

«Solo da grande ho compreso i sacrifici dei miei genitori per portarmi dove sono oggi»

Così, ecco tornare il tema della superficialità con cui spesso si giudicano luoghi, esperienze, persone. Lui stesso ammette, in passato, di aver dato molte cose per scontate, probabilmente a causa della giovane età. «Subito dopo il diploma, ho lavorato come aiutante in un’impresa edile di un amico, montando e smontando ponteggi, posando pavimenti e curando l’isolamento. È stato un bagno di realtà incredibile che mi ha fatto apprezzare ancora di più la vita da sportivo», confida. E aggiunge: «Non sarò mai abbastanza grato ai miei genitori per avermi dato la possibilità di realizzare il mio sogno. Solo da grande ho compreso quanti sacrifici hanno fatto per portarmi dove sono oggi». Così i ricordi corrono ai doppi lavori della mamma e del papà necessari a garantire il pagamento della scuola superiore di sport a Malles, gli skipass, la quota per gli allenatori, gli sci, l’abbigliamento e gli alberghi per tutta la stagione agonistica. Insomma, tutto ciò che era necessario affinché potesse realizzarsi in ciò che lo rendeva più felice: sciare. Quella stessa possibilità che a suo padre, cresciuto in una famiglia numerosa, era stata negata. «Ho sempre gareggiato per me e per loro – racconta – e, discesa dopo di scesa, lo sport ha contribuito a plasmare il mio carattere rendendomi come un imprenditore, pronto a scommettere, sempre, su se stesso». Attitudine, questa, che Christof ha colto in pieno e riportato nell’altra parte della sua vita, quella che vive da cittadino del mondo: da modello e da manager. Cura da solo tutti i contratti di sponsorizzazione e di collaborazione con le più prestigiose marche di sport e moda italiani (dal Gruppo Calzedonia a Emporio Armani, per citarne solo alcuni) e va molto fiero di questa sua capacità, potenziata dall’uso professionale di web e social media

(foto: Elvis Piazzi)

Ma per quanto ognuno di questi aspetti lo emozioni, nulla vale come le gare. E le vittorie. Dalla prima, per il Trofeo Topolino, alle più note: il trionfo alla Coppa del Mondo nel 2008, quando è entrato nella storia come primo italiano a vincere sulla Stelvio (a cui poi sono seguite altre 5 vittorie e 13 podi), l’oro nel Super G ai mondiali del 2011 a Garmisch, accompagnato dal bronzo nella discesa e dall’argento nella supercombinata al fianco del suo amico Peter Fill, fino alle due medaglie, argento e bronzo, alle Olimpiadi di Sochi, dove lo sport diventa leggenda. E pensare che in passato, durante uno dei tanti ostacoli incontrati lungo il percorso, aveva quasi pensato di smettere. Per fortuna non l’ha fatto, verrebbe da dire, e soprattutto, non ha alcuna intenzione di farlo in futuro. «Una volta che hai raggiunto il gradino più alto, è sempre lì che vuoi tornare. Per questo sfrutto ogni giorno al massimo e la sera sono soddisfatto di me solo se prima di andare a dormire posso dirmi “Ok, Chris, anche oggi hai fatto il meglio possibile”».

Scheda

A 3 anni mette per la prima volta gli sci. A 10 anni vince la prima gara di gigante al Monte Elmo. A 12 anni è campione regionale di super-G a Speikboden, Monte Spicco. Nel 1997 arriva 2° nella fase nazionale del Trofeo Topolino e si qualifica per l’internazionale dello stesso Trofeo finendo 3° in gigante. Frequenta la scuola sportiva di Malles ma i primi anni sono segnati da infortuni e insuccessi tanto da fargli pensare di lasciare ma i genitori lo convincono a non mollare. Allenandosi duramente, recupera il gap ed entra nella squadra dell’Alto Adige. 

Nel 2003, entra a far parte del gruppo sportivo delle Fiamme Oro da tesserato. Nel 2004 entra nella squadra nazionale C. Nel 2005 passa alla squadra B, vincendo le mie prime gare in Coppa Europa, super-G e discesa. Alla fine della stagione è 4° nelle classifiche di Coppa Europa sia in Super G che discesa. Nel 2006 entra nella Guardia di Finanza e lo convocano per la prima volta per la discesa della Coppa del Mondo. L’anno dopo si classifica 17 volte nei top 30 e 5 volte tra i primi 10, ma è nel dicembre del 2008 che sale sul gradino più alto del podio vincendo a Bormio sulla Stelvio. Seguono due terzi posti in supercombinata e in super-G a Sestriere e a Are. In totale alle Coppe del Mondo conseguirà 6 vittore e 13 podi.

Nella primavera del 2010 si opera a una dolorosa ernia inguinale. Successivamente, riprende ad allenarsi conseguendo sempre ottimi risultati. Ai Mondiali di Garmisch-Partenkirchen dà il meglio di sé vincendo 3 medaglie: oro nel Super G, bronzo nella Discesa e argento nella Supercombinata. Nel 2011 ancora problemi fisici: a seguito di una brutta caduta, riporta un trauma cranico che condiziona in parte la stagione successiva. E alla testa si aggiunge la schiena, malessere con cui impara a convivere. 

Nel 2012/2013 porta a casa 3 vittorie in discesa in 3 piste mitiche: Birds of Prey a Beaver Creek, Lauberhorn a Wengen e Kandhar a Garmisch, più un terzo posto sulla Streif a Kitzbhuel in Super-G. Lo stesso anno viene votato come Atleta dell’Anno Fisi e viene scelto come uno dei testimonial del Team Samsung Galaxy per le Olimpiadi di Sochi dove conquista due medaglie: argento in discesa libera e bronzo in super combinata.  Dell’ultima stagione dice: «non è stata facile, ci sono stati momenti duri ma anche di felicità. Ho chiuso con il 2° posto ad Âre, in Svezia. Sorrido ma con un velo di tristezza perché in questa stagione ho perso il grande amico e collega, David Poisson».