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11 settembre 2018Silvia Pagliuca

La storia svelata dal Dna: così i resti umani non hanno più segreti

Eurac e Istituto Max Planck analizzano tredici scheletri ritrovati in Germania nel 1962

Il DNA è la traccia della nostra identità e può raccontare chi siamo anche a distanza di migliaia di anni. A confermarlo è l’Eurac Research, il centro di ricerca altoatesino che nel 2007 ha creato il primo Istituto internazionale per lo studio delle mummie, realtà da sempre all’avanguardia nella ricerca antropologica, paelopatologica e genetica (celebri, tra gli altri, gli studi su Ötzi, l’Iceman vissuto 5.300 anni fa e scoperto sulle Alpi Venoste) che ha portato a casa un altro importante successo nel settore. Ecco cosa è accaduto.   I ricercatori dell’Eurac di Bolzano, collaborando con l’Istituto Max Planck per la storia umana di Jena, in Germania, hanno analizzato il DNA di alcuni resti umani ritrovati nel 1962 a Niederstotzingen, cittadina del Baden-Württemberg. In quest’area, gli archeologi hanno scoperto uno dei sepolcri alemanni più importanti di tutta la Germania con tombe singole e collettive, tredici scheletri umani, resti di tre cavalli e corredi funerari di diversa origine. Nonostante gli studi effettuati negli anni, non si erano ancora potute rintracciate tutte le informazioni, ad esempio, sul sesso degli scheletri, sulle loro relazioni parentali e sulle loro origini. Informazioni che grazie alle indagini genetiche di Eurac è stato invece possibile rilevare tanto che l’indagine è stata pubblicata sulla copertina della prestigiosa rivista scientifica “Science Advances”.

Anzitutto, si è scoperto che cinque individui su tredici avevano tra loro una parentela di primo o secondo grado. Insomma, gli scheletri erano parte di una famiglia con tanto di figli e nipoti. E non tutti arrivavano dalla stessa zona. Il corredo genetico molto vario, infatti, ha fatto presumere che le loro radici affondassero nell’area mediterranea e nel nord Europa e che fossero soliti viaggiare ed entrare in contatto con culture diverse. Nelle tombe collettive, infatti, si trovano monili di origine franca, longobarda e bizantina. «Questi risultati mostrano contatti transregionali degni di nota. - spiega Niall O’Sullivan, dottorando dell’Eurac Research che ha svolto una parte delle analisi a Jena, presso l’Istituto Max Planck per la storia umana, precisando - Il fatto che si tratti di un’area sepolcrale comune sottolinea come il legame tra la famiglia e il suo entourage continuasse anche dopo la morte». La presenza di tombe singole e collettive, poi, ha fatto ipotizzare che le sepolture potessero essere avvenute in momenti diversi e i corredi funebri dimostrano che si trattava di un’area sepolcrale tipica di guerrieri di alto rango.  

Quanto al sesso, le analisi del DNA sono venute in aiuto rilevando il genere di uno degli scheletri che fino a questo momento non era stato possibile identificare a causa della sua eccessiva gracilità. «Gli antropologi stabiliscono il sesso di un individuo a partire da uno scheletro, grazie a specifiche caratteristiche fisiche che variano nei due generi. Se alcune regioni ossee risultano mancanti, però, determinarne il genere può diventare complicato. Le analisi del DNA aprono in questo contesto nuove possibilità. – chiarisce Frank Maixner, microbiologo dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research - In questo specifico caso abbiamo potuto determinare grazie alla genetica molecolare che si tratta di un giovane maschio e con questo abbiamo escluso altre ipotesi, come quella che si potesse trattare di una guerriera dell’Alto Medioevo».

I progressi fatti nella genetica molecolare negli ultimi anni, dunque, hanno permesso di affrontare quesiti che finora erano rimasti senza risposta, andando a completare indagini e scoperte storiche e archeologiche. «Lo studio delle tombe di Niederstotzingen – conclude Maixner - è un esempio paradigmatico di come possiamo aiutare archeologi e antropologi con nuovi metodi e rispondere a domande ancora aperte in un contesto regionale».

foto tomba collettiva a Niederstotzingen (Germania) – dettaglio nel cerchio rosso: pettine con astuccio. Copyright: Landesamt für Denkmalpflege, Stoccarda.

Foto corredo funerario – pettine con astuccio. Copyright: Landesmuseum Württemberg, P. Frankenstein / H. Zwietasch.

Foto Frank Maixner. Copyright: Eurac Research/Marion Lafogler.