Scenari

8 marzo 2018Enrico Albertini

Medicina, 42 fattori per scoprire i segreti dell'alta quota

Eurac Resarch coordina il gruppo internazionale che ha uniformato gli standard clinici della montagna. Sperimentazioni nella camera climatica in arrivo al NOI

La precisione si può cogliere nel numero: 42. Tanti sono i fattori che dovranno essere specificati nei prossimi studi sulla medicina d’alta quota. Un settore che ha un cuore che batte (forte) in Alto Adige: sono stati infatti i ricercatori di Eurac Resarch a coordinare il gruppo di esperti – provenienti da tutto il mondo – che ha messo nero su bianco le linee guida. All’istituto di ricerca altoatesino viene così riconosciuto il ruolo di leadership nello studio dell’alta quota e dei suoi effetti. La montagna, infatti, ha un fascino che può far impazzire nel senso letterale della parola. Una vera e propria «psicosi isolata d’alta quota», fissata proprio da un recente (e imponente) lavoro degli esperti di medicina di emergenza di Eurac Research e degli psichiatri dell’Università medica di Innsbruck.

Luogo dello studio, altitudine esatta, profilo dettagliato dei partecipanti sono alcune delle 42 variabili (consultabili online) che in futuro dovranno essere esplicitati in studi, descrizioni di progetti e pubblicazioni nel settore della medicina d’alta quota. L’obiettivo è quello di omogeneizzare la raccolta dei dati in modo da garantire e migliorare la qualità della ricerca clinica. «Finora succedeva spesso che negli studi i dati non fossero raccolti in modo omogeneo, nei rapporti a volte alcune informazioni mancavano completamente. Questo rendeva difficile per i ricercatori replicare lo studio o confrontarlo con altre analisi. Con le nuove linee guida i ricercatori dovranno attenersi a una struttura definita nello svolgere il loro lavoro di ricerca», spiega Monika Brodmann Maeder, esperta in medicina di montagna di Eurac Research.

Gli elementi che il gruppo di esperti ha ritenuto fondamentale indicare comprendono informazioni sul luogo fisico dello studio e caratteristiche personali dei partecipanti. In futuro quindi i ricercatori dovranno registrare altitudine di partenza dei partecipanti, quota massima raggiunta e quota dei pernottamenti. Avvalendosi di questi dati gli esperti potranno elaborare dei profili altimetrici e capire come mai le malattie d’alta quota si manifestino più frequentemente in alcuni studi rispetto ad altri. Ad esempio, oltre a età e sesso del partecipante, dovrà essere annotato se si tratta di una persona nata e cresciuta in alta montagna. Indispensabile per i ricercatori è anche conoscere la storia clinica dei partecipanti riguardo a edemi cerebrali o polmonari d’alta quota o gravi malattie legate all’altitudine e sapere se sono sottoposti a cure farmaceutiche. Se nel corso dello studio al partecipante dovesse essere somministrato ossigeno, i ricercatori sono tenuti a indicarne la quantità. Le linee guida comprendono anche un elenco di definizioni per fare in modo che in tutto il mondo ogni termine venga inteso nello stesso modo.  «Grazie alle linee guida, la raccolta dei dati sarà standardizzata e i risultati degli studi potranno essere utilizzati e confrontati anche da parte di altri ricercatori. Ci aspettiamo un potenziamento della ricerca in questo settore», conclude Brodmann Maeder.

TerraXcube casa delle sperimentazioni

In particolare, le linee guida giocheranno un ruolo determinante nella ricerca medica a partire dall’autunno 2018, quando a Bolzano diventerà operativo il simulatore di ambienti estremi terraXcube. Il protocollo sulla raccolta dati standardizzata infatti permetterà ai ricercatori di confrontare i dati degli studi svolti in alta quota con quelli realizzati all’interno della camera climatica. E c’è grande attesa per il nuovo simulatore in arrivo che proporrà un’atmosfera simile a quella presente sulla Terra, ad alta quota, arricchita artificialmente di ossigeno nel giusto «mix» tra il risparmio di risorse e i limiti dell’adattamento umano. Proprio l’ambiente che potrà riprodurre per i test terraXcube, la nuova camera climatica di Eurac Research nel NOI Techpark. Ribattezzata Wundermaschine, la macchina delle meraviglie, è il gioiello della cittadella altoatesina dell’innovazione, il parco tecnologico ispirato alla natura – e che non a caso nel suo skyline cita 2001: Odissea nello spazio di Kubrick – gestito da IDM Südtirol-Alto Adige, l’azienda per lo sviluppo dell’economia provinciale. Attraverso gli esperimenti sull’adattamento umano, effettuati in collegamento con la Nasa e l’Esa europea, terraXcube darà un contributo concreto alla più grande sfida del futuro dell’umanità, la colonizzazione di altri pianeti.