Infrastrutture

1 ottobre 2016Carlo Dagradi

Una torre d'acciaio sulle macerie del terremoto

L'impresa verticale di Stahlbau Pichler: un magazzino automatizzato per le ceramiche Sant'Agostino, 20mila pallet di ceramiche su 13 piani. Tutto a prova di disastro naturale

Una sfida quasi impossibile: costruire una torre d’acciaio sulle macerie di un terremoto. E non una torre qualsiasi, ma un magazzino destinato a tonnellate di fragile ceramica. L’impresa è stata raccolta e realizzata da Stahlbau Pichler, storica impresa bolzanina nella costruzione di strutture in acciaio e facciate. Il terremoto del 2012, che ha sconvolto vite e tessuto produttivo dell’Emilia Romagna, ha generato anche forza di volontà e voglia di ricostruire: serviva un simbolo che le rappresentasse.

Una torre di acciaio in tempi record

Così, la Stahlbau Pichler ha dato alla luce il nuovo magazzino verticale delle Ceramiche Sant’Agostino, in provincia di Ferrara. Una enorme struttura di 2400 tonnellate d’acciaio alta 18 metri, più lunga di un campo da calcio e larga quanto uno da tennis, che può stoccare quasi 20.000 pallet di ceramiche su 13 piani. Il tutto, senza l’aiuto di personale: i pesanti “blocchi” di piastrelle e rivestimenti sono movimentati in totale automazione. Non solo: l’edificio è completamente antisismico, capace di flettersi sopportando eventi ben più gravi di quello che ha sconvolto l’Emilia nel 2012, antivento e iperresistente al fuoco. Ed è stato completato in soli 12 mesi di lavoro. «Costruire una torre d’acciaio destinata alle ceramiche, sulle macerie di un crollo dovuto a un sisma, esprime sia il valore del nostro lavoro sia la qualità intrinseca dell’acciaio» spiega Markus Walder, Marketing & Business Developer di Stahlbau Pichler. «Perché è questa la nostra mission: realizzare opere di valore architettonico elevato, funzionali, e capaci anche di risolvere le criticità di un territorio». 

 

L'azienda che realizza i sogni degli architetti

Stahbau Pichler è un’azienda un po’ speciale. Nasce come impresa artigiana negli anni ‘70, da una famiglia che, per tradizione, lavorava il ferro. In pochi anni, la produzione di acciaio cresce fino a trasformarla in un’impresa con oltre 100 dipendenti. E con l’entrata in scena dell’architetto Walter Pichler, la direzione dell’azienda diventa quella della creatività. «Senza dire no alle realizzazioni tecnicamente più semplici, abbiamo voluto ritagliarci un ruolo peculiare: essere i realizzatori dei sogni architettonici di menti geniali come Fuksas o Zaha Hadid» afferma Walder. Ne sono esempi il trampolino olimpionico di Innsbruck, voluto dall’architetto iraniana scomparsa nel marzo 2016, o la nuova sede della De Cecco a Pescara, di Fuksas, con oltre 1000 nodi strutturali d’acciaio tutti diversi uno dall’altro. «Sono lavori che richiedono una capacità di calcolo impressionante. E che mal si sposano con i limiti della standardizzazione industriale: questo apparente paradosso è proprio il nostro punto di forza» spiega Luca Benetti, direttore del mercato Italia. «Negli anni, abbiamo voluto tenere sempre “in house” la progettazione, la gestione e la produzione delle nostre strutture. Sono i nostri uffici tecnici, costituiti da persone che sono cresciute dentro l’azienda, a realizzare ossature e involucro dei nostri progetti. Ed è la nostra fabbrica a lavorare l’acciaio. Si tratta, in pratica, di un cuore artigianale d’avanguardia, che batte in un corpo industriale organizzato fin nei dettagli» spiega Benetti.

Il sistema che permette di costruire Just in Time

Questo modo di operare è reso possibile da un sistema, sintetizzato da tre lettere: Bim, acronimo di Building Information Modelling. In pratica, un ipercomplesso centro di raccolta e informatizzazione dei dati, capace di restituire in tempo reale calcoli strutturali, costi, tempi e processi di lavorazione di una data struttura. Non solo: «Il Bim ci permette due ventaggi importanti. Primo, possiamo apportare variazioni all’opera, anche di un solo dettaglio, e sapere esattamente quanto questo costerà. Secondo, grazie a una progettazione così specifica, praticamente non facciamo magazzino né qui a Bolzano né in cantiere: per capirci, produciamo infrastrutture complesse come edifici o ponti quasi “just in time”, come avviene da tempo per i piccoli prodotti di elettronica» dice Benetti. E, proprio come nell’elettronica di consumo, l’innovazione diventa un processo fluido all’interno di questo modello produttivo. «Il Bim permette una evoluzione naturale delle idee: quando un nostro progettista ha una intuizione, possiede anche lo stumento informatico che gli permette di tradurla in pratica nel minor tempo. Così, può in breve lasciar spazio… all’intuizione successiva» dice Benetti.

Da Bolzano a Manhattan

Grazie a questo sistema, l’azienda altoatesina oggi si trasforma ancora, diventando un vero e proprio general contractor globale. «Accade anche che ci sia richiesta la realizzazione di una nuova sede aziendale e che noi riusciamo a offrire il pacchetto completo nei dettagli: compresa la scelta degli alberi nel parcheggio e l’arredamento degli uffici. E riusciamo a farlo nel minor tempo e con la massima qualità» dice Walder. Una qualità che ha portato Stahlbau Pichler anche dall’altra parte dell’Atlantico, a Manhattan, per realizzare l’edificio 520 28th Street – New York, firmato Zaha Hadid. Un complesso abitativo di lusso, per il quale sono state ideate e realizzate qui in Alto Adige soluzioni del tutto nuove. «Abbiamo superato le aspettative degli architetti, rendendo per esempio possibili aperture in finestra del tutto indistinguibili dalle vetrate fisse. Non era mai stato fatto prima per questo modello di facciate» dice Walder. Creatività italiana e abitudine al lavoro di precisione di impronta nordeuropea. Una simbiosi che, in Stahlbau Pichler, è espressa a tutti i livelli. «Siamo orgogliosi di trovarci in una zona che è naturalmente equidistante da Milano e da Monaco. E crediamo che questa capacità di conciliare creatività e innovazione sia nel nostro dna. Siamo convinti che un territorio come quello altoatesino sia il miglior luogo di incontro e sviluppo delle eccellenze: da qui siamo partiti, per muoverci in una realtà di altissima caratura a livello globale».

Scheda

Una famiglia col cuore d’acciaio

Stahlbau Pichler è una realtà altoatesina che vanta più di 40 anni di esperienza. Nata come impresa artigiana storica (già i nonni erano fabbri da generazioni), si è oggi trasformata grazie ai fratelli Walter e Ferdinand Pichler in una vera industria dell’acciaio che costruisce edifici civili, industriali, ponti e infrastrutture in tutto il mondo. Il tutto, grazie a una tecnologia informatica all’avanguardia nella progettazione e a un’organizzazione saldamente radicata in Alto Adige.

Storia e futuro: dall’Alto Adige al mondo

Struttura in acciaio e rivestimenti di facciate con vari materiali, soprattutto vetro. Questa è la tipologia “non tradizionale” su cui punta Stahlbau Pichler nella realizzazione delle proprie costruzioni. Lo scopo, realizzare tipologie di grandi opere sicure, flessibili nell’espressione e compatibili con l’ambiente. Un’unica, grande organizzazione che coniuga tecnologia sofisticata e creatività: e che, negli ultimi 10 anni, ha trasformato Stahlbau Pichler da costruttore a general contractor, aprendo uffici a Milano, a Goppingen in Germania, a Innsbruck e Lienz in Austria e a Mosca in Russia, oltre a una sede a Manhattan, nel cuore di New York. Molto attiva nelle realizzazioni di archistar in Italia e all’estero, è un’azienda che punta molto sulle realizzazioni di notevole impatto architettonico (sono loro il Messner Mountain Museum di Plan de Corones e la nuova sede della De Cecco a Pescara di Massimiliano Fuksas). Per Expo 2015 hanno realizzato l’Expo Gate di Piazza Castello, l’Expo Centre e i padiglioni di Italia, Germania, Chile, Bielorussia, Svizzera ed Emirati Arabi.

Ricerca&Innovazione

Grazie a una collaborazione attiva con EURAC, l'Accademia europea di Bolzano, Stahlbau Pichler ha realizzato nella propria sede un laboratorio di test per le strutture in acciaio. Qui sono analizzati i componenti metallici prodotti e le strutture in vetro e acciaio che costituiscono le facciate continue. Il laboratorio è uno spazio di studio a disposizione di studenti e ricercatori, gestito direttamente da EURAC.Insieme a IDM Sudtirol, Stahlbau Pichler ha avviato una serie di programmi di studio dei mercati esteri (a breve è previsto un viaggio in Iran) e, periodicamente, incontri con imprenditori e giornalisti italiani e stranieri.

I numeri

Con un fatturato di circa 100 milioni di euro, Stahlbau Pichler ha all’attivo la realizzazione di 2500 progetti (per il 55% strutture in acciaio e per il 45% facciate continue), conta su 200 collaboratori e lavora ogni anno 25.000 tonnellate di acciaio, producendo oltre 70.000 metri quadri di facciate continue.