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20 luglio 2016Luca Sticcotti

Eucalipto, bambù e ricerca: l'eco-fashion diventa di massa

Re-Bello, l'ex startup che si è fatta conoscere in tutta Europa, apre nuove frontiere: la pelle conciata con un liquido derivato dalle foglie d'ulivo e una art director di valore internazionale. «Spostarsi a Milano? Il nostro valore aggiunto è l'Alto Adige»

Eco fashion di massa, ecologico al 100% ma pragmatico, basato sulla ricerca più recente dedicata ai tessuti sostenibili. La scommessa di Re-Bello è doppiamente altoatesina, perché, dopo essere nata a due passi da Bolzano, ha deciso di mantenere il suo cuore pulsante nel Sudtirolo. «Perché siamo nati e rimasti a Bolzano? A questa domanda io rispondo sempre dicendo che basta aprire la finestra e guardare fuori per capire di cosa stiamo parlando». Questo è quanto afferma in merito e con il sorriso sulle labbra Daniel Sperandio, uno dei tre venticinquenni che nel 2012 sono partiti con la loro avventura, grazie ai primi due business angels che hanno creduto nel progetto mettendo a disposizione 150mila euro. «Insieme a Daniel Tocca ed Emanuele Bacchin siamo partiti da un garage e poco dopo ci siamo trasferiti in una casetta senza riscaldamento», dice Sperandio ricordando la genesi di Re-Bello.

Ecofashion di massa, ecologico ma pragmatico

Il progetto beta è stato avviato nel 2012 grazie allo spunto iniziale di Daniel Tocca. «Io e Bacchin eravamo a Milano, lui studiava finanza e io marketing, Tocca invece era a Rotterdam per studiare proprio creazione d’impresa», ricorda Sperandio aggiungendo che solo dopo una serie di sessioni di brainstorming è venuta fuori l’idea di fare moda sostenibile. «In Olanda Daniel vedeva questo trend, ma tutti e tre notavamo che si trattava di un fenomeno di nicchia, legato a persone con un determinato stile come gli attivisti di Greenpeace – osserva Sperandio – . Noi volevamo far diventare la moda sostenibile un movimento di massa,  perché oggi essere verdi non è più un orientamento politico, verdi in qualche modo lo siamo tutti ed è anche giusto che sia così». In questo modo è nato l’eco-fashion in Alto Adige, attraverso la creazione di una linea intera quando invece prima la moda sostenibile aveva riguardato solo singoli capi, come t-shirt e felpe.

«Molti ci hanno consigliato di spostare il prodotto a Milano, ma questa cosa per noi non ha alcun senso. Anche per il futuro piace pensare che non esiste luogo migliore di Bolzano per comunicare una filosofia come la nostra»

Fin dall’inizio Re-Bello si è distinta concentrandosi solo sull’abbigliamento ecologico. Sperandio lo conferma con orgoglio: «Non siamo un marchio che fa ‘anche’ una capsule, un modello, o sceglie magari un tessuto su mille di tipo ecologico, noi siamo ecologici al 100%, ma lo siamo in maniera pragmatica». Cosa significhi è presto detto: anche nel giovane settore dell’abbigliamento ecosostenibile esiste infatti un radicalismo. «Ma il radicalismo vieta di per sé di fare innovazione», osserva il cofondatore di Re-Bello, ricordando che esistono importanti certificati che garantiscono ad esempio il cotone biologico, ma anche che se si usa solo questo di fatto non è possibile fare innovazione. Ma qual è allora la strada seguita da Re-bello per realizzare i suoi vestiti? La risposta a questa domanda in sostanza schiude l’uscio ad un mondo inaspettato ed affascinante. Dove protagonisti diventano fibre e tessuti in grado di coniugare passato e futuro.

Fibre e tessuti: i nuovi orizzonti

Insomma: non solo cotone biologico, anzi. Nei tessuti usati da Re-Bello fanno la comparsa tanti altri ingredienti inaspettati, come il bambù o l’eucalipto. Quella ricavata da quest’ultima pianta in realtà non è una fibra naturale ma handmade. «Viene ricavata da un albero che cresce velocissimo e ovunque in natura, raggiungendo 20 metri d’altezza in 7 anni» precisa Sperandio, svelando alcuni aspetti dei più recenti orizzonti della sostenibilità. All’eucalipto serve infatti pochissima acqua, al contrario del cotone. E l’albero originario dell’Oceania può essere piantato anche in zone non adatte all’industria alimentare, parametro quest’ultimo di grande importanza che Sperandio non manca di sottolineare. «In futuro avremo sempre più bisogno di aree coltivabili per gli alimenti perché la popolazione sta crescendo. Trovare fibre sostenibili allora è importante, altrimenti finiremo per vestirci tutti di petrolio», questo è il messaggio del cofondatore di Re-Bello. Che dall’etica ecologica torna subito al ragionamento d’impresa, affermando che «con 6 metri quadri piantati a cotone si fa una maglietta mentre i medesimi metri piantati ad eucalipto di magliette ne fanno 10».

Con 6 metri quadri piantati a cotone si fa una maglietta mentre i medesimi metri piantati ad eucalipto di magliette ne fanno 10

Il rapporto di 10 a 1 parla da solo, non c’è che dire. Dietro ai capi realizzati con la fibra di eucalipto c’è una tecnologia che si chiama Tencel, un marchio registrato dall’azienda austriaca Lenzing. Anche tutto il processo di estrazione della viscosa e la filatura della viscosa stessa vengono fatti in maniera assolutamente sostenibile. Al posto dei prodotti chimici vengono usati enzimi naturali, mentre l’acqua utilizzata viene recuperata al 99,99%, purificata e reimmessa nel processo. Si tratta dunque di un ciclo che si chiude.

Non solo buoni, ma anche belli e comodi

Una domanda sorge d’obbligo a questo punto: la scelta di fibre «altre» rispetto al cotone risponde anche a criteri estetici e di vestibilità? Sperandio annuisce con decisione, ricordando che tutti i tessuti sostenibili non hanno solo vantaggi per l’ambiente ma anche per il consumatore. In sostanza: il cotone biologico di bassa qualità non esiste e lo stesso discorso vale per le altre fibre trattate da Re-Bello. In definitiva si tratta di tessuti comodissimi, morbidissimi e traspiranti. Adatti per la realizzazione di una linea completa di vestiti e concepiti in funzione del portafoglio prodotti.  «Ovviamente finché si usa il jersey o si progetta una felpa è una cosa, ma se si vogliono fare capi spalla allora bisogna iniziare a guardarsi intorno per identificare materiali waterproof, almeno fino a un certo punto», ricorda Sperandio, introducendo un altro concetto chiave e facendo riferimento al PET riciclato, definito in Re-Bello PET NewLife.

PET New Life

A questo proposito il cofondatore di Re-Bello ci tiene a mettere subito la questione in chiaro. «Non si tratta del PET riciclato cinese che viene realizzato utilizzando prodotti chimici. Il nostro deriva dalla raccolta differenziata nel Nord Italia e viene quindi raccolto a Saluzzo, diviso, frastagliato e riciclato in maniera meccanica e quindi del tutto sostenibile. Il tessuto che ne esce è bellissimo, adatto per capi spalla ma anche imbottiti. E questo è sicuramente uno dei nostri cavalli di battaglia». Ma come fa Re-Bello a portare avanti la sua ricerca volta a identificare e sviluppare nuovi tessuti? «Ci appoggiamo alle tecnologie di aziende leader nel settore sia a livello italiano che europeo e internazionale, sperimentando ovviamente molto anche noi stessi» riferisce Sperandio portando subito un esempio in merito. «Il tencel è una fibra molto lucida, setosa e da donna. Il concetto ci piaceva e allora abbiamo mischiato l’eucalipto con il cotone organico e una quota di elastan arrivando ad un tessuto molto meno trasparente e molto più maschile».

Un punto di attrazione internazionale

Re-Bello è un’azienda talmente innovativa da risultare attualmente quasi senza concorrenza a livello internazionale nel suo settore specifico. In merito esistono al momento alcuni brand che fanno abbigliamento ecosostenibile ma sono molto focalizzati sul cotone organico e sono – a detta di Daniel Sperandio – «molto conservativi nel loro stile è un po’… tradizionale». Sempre a proposito di stile, Re-Bello in questa fase dice di sentirsi vicino in particolare alla moda di Stella McCartney. Ma anche a questo proposito Sperandio ci tiene a precisare, mostrando tutta la sua ambizione: «Noi però siamo forse più innovativi ed anche più accessibili a livello di prezzi». 

Il caso Re-Bello ha portato a Bolzano Ivana Omazic, art director che ha già lavorato per grandi case della moda internazionale

Una grande spinta recentemente Re-Bello l’ha ricevuta dall’art director Ivana Omazic, che ha già firmato la collezione invernale 2016 e l’attuale spring summer, spingendosi fino alla collezione estiva 2017. Sperandio non nasconde la soddisfazione di Re-Bello per essere riuscito a legarsi con la celebre art director che ha lavorato con Maison Margiela, Céline e Miuccia Prada. «Lei ha un background incredibile ed è rimasta molto impressionata dai nostri tessuti  – dice Sperandio. Aggiungendo – : «Omazic era in una fase in cui si era un po’ stufata dei grand marchi e voleva seguire una startup della sua linea che si chiama IO». Insomma: l’art director si è innamorata del progetto Re-Bello ed ora è in predicato di firmare un contratto per le prossime 5 stagioni. Rappresentando davvero una garanzia di crescita per la giovane azienda altoatesina.

Nascere a Bolzano e restarci

«È vero che le grosse aziende sono a Milano, però Bolzano è assolutamente coerente con la nostra filosofia sostenibile». Daniel Sperandio ci tiene a ricordare il network bolzanino da cui Re-Bello è partita grazie alla vittoria in un bando per l’innovazione. «In provincia di Bolzano le start up vengono sostenute anche nella fase successiva, quando hanno l’esigenza di andare a presentarsi all’estero», afferma Sperandio, aggiungendo un’osservazione anche in merito all’appeal di base delle giovani aziende di Bolzano. «Se ti presenti come azienda altoatesina sei ben visto sia in Italia che nei paesi di lingua tedesca. Ma comunque non ti viene regalato niente: per affermarti devi combattere conquistandoti centimetro dopo centimetro».

Il futuro di Re-Bello

Da quando è arrivata come art director Ivana Omazic Re-Bello è stata in grado di raddoppiare nuovamente, arrivando a prevedere per fine 2016 un milione e mezzo di fatturato. La giovane azienda che ha sede a Pineta di Laives (a due passi da Bolzano) vuole ora continuare a crescere, trovando anche un prossimo round di finanziamento che le consenta di aprire i primi negozi monomarca proprio per comunicare direttamente con la clientela. Grazie alle nuove tecnologie Re-Bello oggi realizza il design in Croazia mentre per il commerciale come punto di riferimento ha Milano, che funziona molto bene sia a livello nazionale che internazionale. Il magazzino per la distribuzione ha invece sede a Tombolo, in provincia di Padova. Però i tre fondatori Daniel Tocca, Daniel Sperandio ed Emanuel Bacchin il cuore pulsante dell’azienda lo vogliono mantenere a Bolzano. «Forse è vero che gli stilisti tendenzialmente in Italia vivono a Milano. Però il nostro vero prodotto (laboratori, tintorie, ecc.) viene fatto in Veneto. Milano senz’altro oggi è importante per farsi conoscere. Ma a noi anche per il futuro piace pensare che non esiste luogo migliore di Bolzano per comunicare una filosofia come la nostra».

Le frontiere dell'ecosostenibile

Recentemente Re-Bello ha lanciato una linea di capi in pelle, precisando che la materia prima utilizzata è uno scarto alimentare. Il problema della pelle utilizzata dalle industrie è legato al fatto che viene conciata con cromo, metalli pesanti e prodotti chimici. Grazie ad una tecnologia tedesca molto innovativa la pelle Re-Bello viene invece conciata con un liquido derivato dalle foglie d’ulivo, che volendo si può pure assaggiare. D’altronde anche l’ecologista spinto dovrebbe essere contro le cosiddette ecopelli che sono fatte di plastica e derivano dal petrolio. Va poi aperta una enorme parentesi su come gli animali vengono trattati negli allevamenti di massa. Ebbene: le mucche utilizzate da Re-Bello per i loro capi in pelle vengono tutte allevate dai contadini della Schwäbische Alm in Germania. Niente allevamenti di massa, assicura Sperandio, che precisa: «È chiaro che se uno è vegano il discorso cambia, ma se uno mangia la sua bistecca allora può anche portare i nostri capi in pelle, perché sa che le nostre giacche quando vengono buttate nel compostaggio spariscono completamente». Un altro esempio di innovazione nei materiali made in Re-Bello ha invece un retrogusto tradizionale. Le giacche invernali realizzate in PET NewLife presentano un’imbottitura che non è realizzata con ovatte sintetiche o piume, ma con lana di montagna. Questo tipo di lana, lo ricordiamo, è molto grezza e viene utilizzata oggi un po’ nella moda tradizionale e in edilizia. Dalla stessa viene estratta anche la lanolina per i cosmetici. Questo prodotto però è sottoutilizzato, visto che solo in Alto Adige la metà delle tonnellate di lana di montagna prodotte ogni anno vengono di fatto inviate all’inceneritore di Verona per essere bruciate come rifiuto speciale. Si tratta di uno spreco enorme al quale Re-Bello ha cercato di porre un freno. «In Alto Adige a dire la verità abbiamo fatto un po’ di fatica e allora ci siamo rivolti ad una filiera già esistente nel Tirolo del Nord», precisa in merito Daniel Sperandio. In sostanza la lana di montagna viene prima lavata e poi inviata a Biella dove viene sottoposta ad un trattamento all’ozono ecosostenibile. Che consente di asportare le scaglie che causano l’infeltrimento quando la lana viene a contatto con l’acqua. Infine il prodotto viene mandato a Cittadella dove viene realizzata la falda che viene poi utilizzata per realizzare le imbottiture dei giacconi di Re-Bello. In questo caso insomma l'azienda non inventa nulla di nuovo ma cerca di recuperare una ricchezza locale tradizionale che era andata in disuso.

 

Scheda

Storia di un'azienda bella e rivoluzionaria

Re-Bello nasce nel 2012 su iniziativa di tre giovani altoatesini: Daniel Tocca, Daniel Sperandio ed Emanuele Bacchin. I tre fondatori dopo esperienze formative vissute in diverse zone d’Europa si sono ritrovati nella loro terra d’origine per dar vita ad un brand fashion autenticamente sostenibile e dalla forte personalità di stile. Nel nome Re-bello, «Re» sta per rivoluzionare e «bello» indica la componente di stile e bellezza del nuovo segmento di moda. 

La raccolta di capitali e il sostegno della Provincia

Il progetto è partito con una base di 10.000 euro ma quasi subito i fondatori hanno trovato due business angels che hanno messo a disposizione 150.000 euro. Nel 2013 Re-Bello ha quindi potuto contare anche su un premio di 200.000 euro conseguito partecipando ad un bando per start up promosso dalla Provincia di Bolzano. L’iniziativa della Provincia autonoma aveva lo scopo di favorire la capitalizzazione, la creazione e l’insediamento di imprese innovative in Alto Adige che presentino un elevato contenuto tecnologico e creino valore aggiunto. I primi investimenti hanno consentito a Re-Bello di far giungere le prime magliette e felpe in 100 punti vendita, da Amsterdam a Roma. Il fatturato del primo anno è stato di 250.000 euro ma già nel 2014 c’è stato il secondo investimento importante: 500.000 euro da LVenture Group e Italian brand factory. Grazie a questa iniezione di capitali Re-Bello ha potuto far partire l’e-commerce, arrivando a coinvolgere una designer di alto livello come Ivana Omazic per allargare l’offerta ad un total look uomo e donna. Il fatturato 2015 è ammontato a 770.000 euro e l’azienda ora prevede di chiudere il 2016 a quota 1,5 milioni di euro.

Gli obiettivi

I fondatori di Re-Bello hanno unito le forze con lo scopo di portare una vera e propria rivoluzione nel mondo della moda, attraverso la proposta di un brand fashion dedicato a tutti coloro che vogliono avere impatto e fare davvero la differenza in ogni momento. La moda dell’azienda si basa su una scelta attenta di materiali, realizzata  selezionando solo i migliori e preferendo fibre prodotte in modo sostenibile. Re-Bello non ha un approccio radicale ma pragmatico nelle sue scelte, partendo dalla convinzione che ogni singola azione di rispetto nei confronti della natura possa portare a un cambiamento significativo. Alla qualità dei materiali Re-bello unisce un design fortemente caratterizzato, con il quale desidera  trasmettere un concetto di sostenibilità che allo stesso tempo vuole essere ideale di bellezza e libertà. Si tratta di un pensiero positivo rivolto al futuro, con la consapevolezza che la limitazione degli sprechi va estesa anche e soprattutto nel tempo. La forte personalità del brand ed il valore dell’intero progetto hanno portato nel 2015 al coinvolgimento di Ivana Omazic (Margiela, Miu Miu, Celine, Prada) in veste di Art Director a partire dalla collezione SS 2016. 

L’impatto di Re-Bello

L’azienda che ha sede a Pineta di Laives nei suoi primi 5 anni di vita è stata in grado di affermarsi come un unicum a livello internazionale, grazie alla scelta di realizzare un brand realmente eco-sostenibile in cui design, sostenibilità e trasparenza vanno di pari passo. Nel 2016 e in prospettiva nel 2017 Re-Bello sta concentrando tutti i suoi sforzi verso un’ulteriore crescita che potrebbe portarla ad aprire anche una serie di negozi monomarca nei principali centri europei, affacciandosi anche oltre oceano nella prospettiva di una più ampia diffusione del suo messaggio eco-fashion. Che manterrà comunque il suo cuore in provincia di Bolzano, come confermano i tre soci fondatori.