Innovazione

15 marzo 2017Luca Barbieri

NOI, viaggio alla scoperta di un parco tecnologico senza il deserto intorno

Dentro il cantiere di Nature of Innovation, il Techpark che a ottobre aprirà le porte a Bolzano. Venti laboratori, aziende, Università, startup, ma non solo: ristoranti e aree eventi per diventare tutt'uno con la città. Stofner: «Al suo interno l'incubatore più bello d'Italia»

Cubi di vetro che racchiudono, come uno scrigno, le startup; laboratori a vista; aziende tecnologiche ma anche teatro e ristoranti. Il NOI Techpark, il Parco scientifico e tecnologico che sta prendendo forma nella zona industriale di Bolzano, è ancora un grande cantiere. Sembra incredibile, ma a ottobre tutto sarà pronto: 200 operai lavorano ogni giorno a un’opera senza pari in Italia; le lastre in schiuma di alluminio nero, materiale ultra tecnologico e ultra leggero che ricoprirà la facciata, sono già in viaggio, via nave, dal Canada. Il NOI – acronimo di Nature of Innovation, concetto che ispira il posizionamento del Parco Tecnologico, ma anche termine che richiama tanto la prima persona plurale in italiano quanto la parola «nuovo» in dialetto sudtirolese – sarà una struttura ecosostenibile e pulsante che vibra, respira e vive in simbiosi con la città e la natura che lo circonda. Scambiando esperienze, cultura, economia. Contaminando – in senso buono – un’area che ha fatto la storia industriale dell’Alto Adige, un territorio che è già per sua natura un ponte. Tra Nord e Sud Europa, tra cultura tedesca e italiana. Un investimento enorme da parte del pubblico, oltre cento milioni di euro, cui si aggiungeranno investimenti privati per altri duecento milioni: aziende che si stanno mettendo in fila per utilizzare questa piattaforma di innovazione, ricerca e servizi con l’obiettivo di spiccare il volo. Un modello completamente diverso dalle cattedrali nel deserto che hanno puntellato la storia dei Parchi tecnologici nel nostro Paese.

Un investimento enorme da parte del pubblico, oltre cento milioni di euro, cui si aggiungeranno investimenti privati per altri duecento milioni: aziende che si stanno mettendo in fila per utilizzare questa piattaforma di innovazione

A guidarci in questo viaggio è Ulrich Stofner, direttore di BLS, la Business Location Südtirol, azienda provinciale che si occupa della infrastrutturazione del parco e, anche, direttore del Dipartimento economia della Provincia Autonoma di Bolzano. In pratica, il numero due del presidente della Provincia Arno Kompatscher in materia economica. Non un dettaglio da poco quello di aver voluto a capo del settore chiave per lo sviluppo innovativo di questa provincia la persona che si sta occupando di trasformare una visione di sviluppo in luogo fisico per lo scambio di idee.

Un monolite nero e l'incontro tra passato e futuro

«Qui passato e futuro si incontrano», spiega Stofner davanti all’ingresso del Black Monolith, il monolite nero, edificio principale dell’opera che racchiude il senso della sfida. La copertura di questo edificio sarà rivestita con pannelli fotovoltaici scuri e lastre in schiuma d’alluminio scura. «Questo complesso – ricorda Stofner – al momento della sua apertura, nel 1937, era il più grande stabilimento per la produzione di alluminio in Italia. Si tratta di un esempio fantastico di architettura razionalista, ovviamente sotto tutela, che nel NOI Techpark viene integrato con la modernità rappresentata da questo monolite orizzontale, ricoperto proprio di alluminio, simbolo della conoscenza umana, che richiama 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Una metafora che prosegue con la leggera inclinatura della struttura che serve a ricordare l’uomo che si alza in posizione eretta man mano che procede nella sua evoluzione. Di fronte all’entrata svetta la torre piezometrica trasformata in opera d’arte contemporanea nel 2008 grazie alla biennale d’arte Manifesta». Memoria, tecnologia, cultura, creatività, spazi dedicati all’incontro. Questo sarà il NOI. Di notte un’illuminazione da set cinematografico esalterà la monumentalità del luogo, segnalando l’incessante lavoro che si svolge all’interno.

Le tre anime del NOI Techpark

Nel parco, coordinati da IDM Alto Adige, verranno riuniti i tre attori fondamentali del nostro ecosistema: gli istituti di ricerca, l’Università e le imprese innovative.

«Il NOI rappresenta la volontà dell’Alto Adige di supportare e integrare innovazione e ricerca. Nel parco, coordinati da IDM Alto Adige, verranno riuniti i tre attori fondamentali del nostro ecosistema: gli istituti di ricerca, l’Università e le imprese innovative. Solo la loro interazione può provocare quell’incremento della competitività che l’Alto Adige cerca incessantemente». Una competitività tecnologica che però, ben lontana dagli scenari della «singolarità» preconizzati da Ray Kurzweil, questo territorio vuole in forte armonia con la natura, da sempre messa al centro delle sue politiche. «Il richiamo alla natura nel nostro operare è costante – insiste Stofner –. L’Alto Adige vuole innovare secondo il metodo della natura, che è poi un metodo di successo, ed è quello che in ultima istanza ci contraddistinguerà da tutti gli altri parchi tecnologici».  A partire dal prossimo ottobre quindi il NOI Techpark ospiterà 7 istituti di ricerca, 20 laboratori, 30 startup. Dal 2018 sarà poi attivo il primo modulo di espansione pronto a dare ospitalità a 20 imprese. Tutta l’area crescerà, di blocco in blocco, per i prossimi cinque anni, man mano che si aggiungeranno investimenti privati, fino a dar vita a un Innovation district integrato e comunicante con il resto della provincia.

Un'attrattiva per tutta la città

Una volta completato, il Parco offrirà diverse offerte gastronomiche, lounge bar, spazi verdi per mangiare o parlare. E saranno aperti anche alla sera: una diversificazione dell’offerta fondamentale per richiamare persone dall’esterno, coinvolgere la città

Il viaggio nel cuore del cantiere inizia nella cosiddetta «sala del carroponte», sotto tutela da parte della Soprintendenza ai beni artistici e architettonici, che collega la parte vecchia e quella nuova. Qui, in questo enorme spazio che potrà ospitare eventi per centinaia di persone, si affacceranno i 20 laboratori di ricerca: solo una vetrata li dividerà da un’ambiente coperto grande quanto un campo da calcio, una grande passeggiata, lunga un centinaio di metri, sul futuro. Nel cortile, poi, un grande ristorante. Non è una nota di colore. «Abbiamo voluto superare la vecchia idea di mensa – spiega Stofner –. Una volta completato, il Parco offrirà diverse offerte gastronomiche, lounge bar, spazi verdi per mangiare o parlare. E saranno aperti anche alla sera: una diversificazione dell’offerta fondamentale per richiamare persone dall’esterno, coinvolgere la città. Il ristorante è un punto attrattivo, il parco dovrà vivere anche al di fuori degli orari lavorativi e diventare un punto di incontro per la Bolzano che innova in tutti i settori». Sarà così grazie non solo all’offerta gastronomica ma anche all’offerta culturale che si potrà sviluppare, negli spazi pensati appositamente per ospitare anche occasioni esterne: un teatro a gradoni per eventi serali, magari il party di startup e aziende qui insediate; un centro eventi composto da quattro sale, da 30, 50, 100 e 200 posti che potranno essere anche unite tra loro in ottica modulare. E poi, all’interno, disseminati tra gli uffici, punti di incontro con aree meeting e giardini coperti da vetrate.

Aziende, laboratori, startup

Stofner: «Sarà l'incubatore più bello d'italia: la vecchia architettura si fonderà con nuovi scrigni di vetro che ospiteranno le startup»

Ed è camminando al primo piano, tra una scoperta e l’altra, che da questa eccezionale vetrata si scorge, sul retro del Parco, l’area in cui a partire da maggio si costruirà il primo modulo di espansione. Dovrà accogliere le aziende che hanno scelto il NOI come loro futura casa: tra loro gruppi come il bolognese Maccaferri e Senfter, e una lista molto lunga di candidature (tra cui alcune internazionali, al vaglio). «In questo modulo verrà ospitata anche una Camera Climatica unica nel suo genere nella quale si potranno simulare condizioni climatiche estreme – sottolinea Stofner –. Un laboratorio importante, unico al mondo, capace di attrarre imprese internazionali». È proprio questa la sfida per un territorio troppo abituato a eccellere nello stretto contesto nazionale: confrontarsi a livello internazionale, avere qualcosa di straordinario che non sia solo il paesaggio, il cibo, o la natura incontaminata. Il vero scrigno del NOI sarà però l’area dedicata alle startup. Stofner lo definisce già «l’incubatore più bello d’Italia». «L’incubazione avverrà in cubi di vetro: la vecchia architettura si fonderà con nuovi scrigni che ospiteranno le startup».  Trenta i cubi, di diverse grandezze, previste per le startup già incubate dall’IDM business incubator: gioielli come Thimus o Mavtech, Datatellers o Alpitronic, aziende provenienti da tutta Italia che hanno scelto l’Alto Adige per crescere e svilupparsi, per sfruttare la facilità di accesso al mercato tedesco e la burocrazia snella che facilita l’innovazione. Saranno loro, insieme alle aziende, una delle componenti fondamentali della nuova natura dell’innovazione. Ma l’ossatura principale sarà rappresentata, grazie al coordinamento di IDM Alto Adige, dai 20 laboratori di ricerca. La scommessa si gioca molto su questo punto.

Ricerca di altissimo livello, il metro del successo

«Il successo del NOI si misurerà sulla sua capacità di portare in Alto Adige ricerca di altissimo livello concentrata in un solo luogo – sintetizza Stofner –. Questo è il vero obiettivo di tutta l’operazione. Su questo territorio abbiamo già degli istituti molto interessanti come Eurac, Libera Università di Bolzano e Laimburg che fanno ricerca di base a livello molto alto e poi abbiamo Ecoresearch e Fraunhofer che fanno ricerca applicata: il nostro obiettivo è aiutare questi istituti a fare ricerca al massimo livello». L’effetto per l’ecosistema potrebbe essere quello di avere un aumento esponenziale dell’innovazione. «A quel punto infatti scatterà una scintilla: le persone che lavoreranno al NOI diventeranno interessanti per le imprese che hanno bisogno di innovazione e troveranno qui una risposta completa alle loro esigenze. Diventeremo attrattivi per i migliori talenti, funzioneremo da calamita per portare innovazione nel nostro territorio. Una dinamica che, dopo questo innesco, sarà autodinamica». La scommessa è lanciata.

Luca Barbieri

Scheda

Numeri

Il Noi Techpark aprirà ad ottobre e nel 2017 ci saranno già 7 istituti di ricerca,  20 laboratori, 40 startup.  L’area si sviluppa su 190mila metri cubi di espansione (con la possibilità di arrivare a 750mila); 119 milioni di euro, 40 aziende interessante a farne parte (già 18 hanno presentato domanda), 21 laboratori di ricerca che saranno ospitati, attivi nei settori chiave delle tecnologie green, alpine, alimentari e dell’automazione, fruibili sia dagli enti che dalle imprese.

Gli enti di ricerca

Nella nuova area nella sede della ex Alumix troveranno posto gli istituti di ricerca di Università di Bolzano, Eurac, Fraunhofer e Agenzia CasaClima, oltre all’incubatore di IDM, al Centro di sperimentazione Laimburg e a una unità di Eco Research. Insieme a loro startup ed imprese tecnologiche già presenti in Alto Adige.

La storia

Il NOI Techpark sorge nell’area di Bolzano Sud in cui nel 1937 venne insediato lo stabilimento metallurgico Montecatini, conosciuto poi a partire dagli anni novanta con il nome di “Alumix”. In questo luogo carico di significati storici e politici sono state scritte pagine importanti della storia industriale dell’Alto Adige. Tra il 1937 e il 1940, durante i lavori di costruzione della fabbrica, le ampie aree coltivate a frutteto a sud del capoluogo Bolzano vennero sacrificate a vantaggio dell’imponente complesso industriale. Durante la seconda guerra mondiale lo stabilimento, che impiegava 1.700 dipendenti, forniva circa due terzi di tutto l’alluminio prodotto in Italia. La fusione dell’alluminio, particolarmente dispendiosa da un punto di vista energetico, era resa possibile dai due grandi trasformatori della fabbrica, alimentati dalle centrali elettriche della zona. I monumentali edifici di testa “Bolzano 1” e “Bolzano 2”, in cui un tempo erano ospitati i trasformatori, sono esempi dello stile razionalista italiano degli anni Trenta e sono oggi posti sotto tutela architettonica. Nel 2008 “Bolzano 1” è stato sottoposto a lavori di restauro in occasione della biennale d’arte Manifesta 7 e ha fatto da allora più volte da cornice a eventi culturali.

Un'opportunità per le aziende

Le aziende innovative interessate a insediarsi al Noi e in Alto Adige possono rivolgersi a:
IDM Südtirol - Alto Adige
Investment Consulting & Promotion
Via Siemens 19
39100 Bozen / Bolzano
T. +39 0471 094248
businesslocation@idm-suedtirol.com