Imprese

29 novembre 2016Luca Sticcotti

Reti e «gabbioni» hi-tech per salvare sciatori e paesi dalle valanghe

All’Innovation Center Maccaferri di Bolzano si lavora per sviluppare nuovi modelli contro frane e calamità in montagna. L’azienda nata a Bologna nell’800, presente in 5 continenti, ha scelto il futuro Parco Tecnologico come nuova casa: «Qui tira un’altra aria»

Dalle tecnologie più avanzate sul contenimento delle valanghe in montagna, per preservare sciatori e paesi da un nemico sempre all’erta, agli approcci più moderni per gli allevamenti in acquacoltura. Batte in Alto Adige il cuore innovativo del gruppo Maccaferri, dove si concepiscono e sviluppano idee e nuove generazioni di prodotti. Una spinta verso il futuro a 360 gradi quella che si mette in pratica quotidianamente al Maccaferri Innovation Center, aperto da due anni nella sede IDM Südtirol/Alto Adige in via Siemens a Bolzano. Un centro che entrerà a far parte del NOI, il Parco Tecnologico della Provincia che sorgerà tra pochi mesi a Bolzano Sud.

Quella di Maccaferri, azienda leader nella progettazione e sviluppo di soluzioni nel campo dell'ingegneria civile, geotecnica e ambientale, è una lunga storia legata a filo doppio con l’innovazione. L’azienda madre è stata infatti fondata nel 1879 proprio in seguito all’invenzione dei cosiddetti “gabbioni” di rete metallica, che riempiti di ciottoli e pietre venivano utilizzati in ingegneria. Da allora la Maccaferri - diventata nel giro di 140 anni un grande gruppo dall’attività fortemente differenziata e diffuso nei 5 continenti, con 1,3 miliardi di fatturato e 66 aziende consociate - non ha mai smesso di lavorare per sviluppare nuove soluzioni per i suoi clienti. Sempre con l’occhio attento a investire il suo capitale di conoscenze nell’ampliare il ventaglio di clienti e partner. Rimaneva però un sogno nel cassetto, diventato realtà nel 2014, quando l’azienda ha trovato in Alto Adige il luogo ideale per realizzare un centro di eccellenza interamente dedicato alla ricerca e sviluppo.

Ripensare il classico in chiave 2.0: ecco i nuovi «gabbioni»

L'elemento più tradizionale della produzione Maccaferri si sposa alle nuove tecnologie

Come evitare i danni della colate detritiche: questo l’obiettivo di uno dei progetti di ricerca sviluppati nel nuovo centro. Nell'autunno 2016 si sono concluse una serie di prove realizzate all’università di Trento, che dispone di un laboratorio di idraulica adeguato allo scopo. Ma l’innovazione non poteva che toccare prima di tutto la tradizione: da questo l’idea di rivoluzionare il prodotto classico di Maccaferri, il «gabbione», ripensandolo con un nuovo approccio ingegneristico e progettuale. A spiegare le caratteristiche di questo progetto è Francesco Ferraiolo, managing director del centro di Bolzano e già per anni direttore tecnico delle Officine Maccaferri. «In oltre cento anni ne sono cambiate di cose: le norme, gli approcci numerici che stanno alla base del prodotto, le richieste dei clienti in merito alla durata che devono garantire i materiali». Il «gabbione» del futuro è pensato a Bolzano ma coinvolge una buona parte d’Italia: per le caratteristiche tecniche è prevista una collaborazione con l’Università di Trento, mentre invece le prove pratiche vengono fatte a Bergamo, dove c’è uno spazio che permette degli esperimenti con campioni a grandezza naturale.

Reti per i pesci miniaturizzate: viaggio dal Giappone al Mediterraneo

Dall’ingegneria civile all’acquacoltura per un altro progetto di sviluppo che prevede l’elaborazione di una nuova maglia a doppia torsione realizzata con monofilo in materiale polimerico, senza acciaio. «La tecnologia che stiamo implementando a questo scopo è completamente diversa rispetto alle nostre consuetudini», conferma l’ingegner Ferraiolo. In pratica si tratta di gabbie di rete che vengono utilizzate per realizzare enormi contenitori in cui allevare i pesci in mare. «Di per sé questa rete è nata in Giappone e noi tanti anni fa abbiamo fatto un accordo commerciale con l’azienda familiare che l’ha ideata». Il proprietario cercava un partner intenzionale con cui fare un accordo commerciale e l’ha trovato in proprio in Maccaferri.

Realizzare prototipi completamente funzionanti da produrre poi dove serve

L’utilizzo della rete nata per i mari del Giappone e del Nord, dove si allevano soprattutto salmoni, ha richiesto però una rimodulazione per poter entrare in un mercato nuovo quale quello del Mediterraneo dove le specie ittiche sono diverse. «Abbiamo dovuto fare una rete dalle maglie più piccole, sembrava un problema banale, ma fin dal primo approccio ci siamo resi conto che non era così», afferma Ferraiolo spiegando che è questo il motivo che ha portato a realizzare un impianto dove simulare tutti i processi produttivi che poi verranno realizzati su grande scala. «Come per altri prodotti a Bolzano abbiamo qualche linea che fa prodotti a grandezza reale e qualche altre linea che invece fa prodotti di dimensioni ridotte». Ed è questa la filosofia che ispira Maccaferri Innovation Center a Bolzano: riuscire a creare modelli perfetti per poi produrli dove serve. «Partiamo dalle modulazioni numeriche passando dalle prove di laboratorio per arrivare alla produzione di prototipi, facendo in modo che quando il progetto sarà finito l’industrializzazione potrà avvenire più efficacemente dove abbiamo i centri produttivi nel mondo».

Perché qui a Bolzano? Tira un’altra aria

A Bolzano ogni giorno stimoli per nuovi progetti

Officine Maccaferri è arrivata a Bolzano sulla scia di un’esigenza e di una scelta. «Abbiamo sempre fatto ricerca ma un po’ a modo nostro» ricorda l’ingegnere. Un modus operandi seguito per 30 anni ma che ad un certo punto ha richiesto un cambiamento di paradigma, arrivando alla creazione di una «unità indipendente e dedicata». Ma com’è stata identificata la location per il neonato Maccaferri Innovation Center? Il gruppo di per sé non ma hai avuto problemi di spazi, i capannoni certo non mancavano certo in giro per il mondo. Ma alla fine il team di esperti guidati da Ferraiolo, dopo una tappa intermedia a Trento, è approdato a Bolzano. «Qui abbiamo trovato un ente regionale che aveva deciso di insistere sulla ricerca e poi, cosa fondamentale, altre realtà con cui è facile interfacciarsi insieme ad un’Università che, volendo crescere e diversificarsi, è molto interessata e curiosa – ricorda Ferraiolo –. A Bolzano ci arrivano ogni giorno nuovi stimoli per fare altre progetti: alla Provincia ne abbiamo presentati quattro, tutti approvati».

I droni per prevenire le frane

Curiosità e contaminazione d’idee. L’ecosistema altoatesino fa da acceleratore naturale anche per le tante occasioni di scambio e confronto che propone. La dimostrazione plastica di questo è un progetto che Maccaferri sta portando avanti e che riguarda un qualcosa che tocca molto spesso il territorio italiano: gli interventi di sistemazioni idrauliche contro il dissesto del territorio. Un’idea venuta a Ferraiolo lo scorso anno, durante l’inaugurazione di alcuni laboratori all’avanguardia dell’Università di Bolzano. In quell’occasione si presentava, fra le altre cose, un sistema di rilevamento con droni utilizzato in agricoltura. «Da quell’incontro casuale è nato un nuovo progetto dedicato alla creazione di una piattaforma web collegata alla mia vecchia idea di realizzare una valutazione di impatto ambientale ante operam, cioè ancora in fase di progettazione». In sostanza: porte che si aprono e concedono di sperimentare vere e proprie strade nuove, proprio la situazione ideale per un’azienda che vuole rinnovarsi e crescere, naturalmente partendo dal suo consolidato know how. Maccaferri Innovation Center oggi non vede l’ora di approdare al NOI, il nuovo parco tecnologico di Bolzano. Ferraiolo è convinto che la via aperta a Bolzano in realtà darà il la, in futuro, ad diverse analoghe esperienze nel resto d’Italia. «Il punto sta nel mettere al centro la ricerca e nel farla in modo sistematico, stabilendo un rapporto di reciproca fiducia con enti pubblici illuminati ed altre aziende desiderose di innovare. E per questo abbiamo fatto la scelta giusta: venire in Alto Adige».

Scheda

La raccolta di capitali e il sostegno della Provincia

Maccaferri ha investito installando a Bolzano un team che mediamente prevede 7 operatori, di cui 4 lavorano in ufficio nella sede IDM e gli altri tre nel laboratorio di via Altmann. Priorità di Maccaferri Innovation Center è stata fin dall’inizio quella di reperire il suo personale in loco, compatibilmente con la tipologia di professionalità di cui necessitava. In due anni il centro di ricerca ha presentato 4 progetti alla Provincia di Bolzano:  tutti approvati. Il primo è praticamente concluso ed è servito a Maccaferri e Provincia a confermare stima vicendevole e le migliori premesse per l’operatività futura nella prospettiva del previsto approdo nel parco tecnologico in via di costruzione a Bolzano Sud.

Gli obiettivi

Con la realizzazione del suo Innovation Center Maccaferri ha coronato un sogno cullato per decenni e cioè quello di creare una piccola unità indipendente e dedicata dove concepire, testare e sperimentare i prototipi dei suoi nuovi prodotti. La location bolzanina è stata identificata da Maccaferri attraverso un percorso graduale in cui faro è stata la volontà di identificare un contesto dove il nuovo centro d’innovazione potesse contare su una rete feconda di relazioni con altre realtà innovative nel settore tecnologico ed industriale. Questo non solo per impostare sinergie nello sviluppo e nel completamento dei progetti avviati ma anche per creare le condizioni per la concezione di nuovi progetti e nuove sfide. Maccaferri è convinta che l’approccio specifico della Provincia di Bolzano a livello di innovazione sia unico in Italia e che in futuro non potrà che fare scuola a livello nazionale.

L’impatto

Maccaferri Innovation Center ha dato nuova linfa alla sua casa madre, diventando un punto di riferimento tanto piccolo quanto cruciale nell’ulteriore sviluppo del gruppo industriale, fortemente differenziato e costituito da 66 aziende diffuse in 5 continenti. Nei suoi primi due anni di vita l’Innovation Center ha accolto più volte gli incontri operativi del gruppo di coordinamento che da qualche tempo tira le fila delle attività del gruppo. Con diverse aziende residenti in via Siemens a Bolzano, Maccaferri ha instaurato una proficua collaborazione, fatta di vicendevoli contaminazioni sia a livello di spunti per nuovi progetti di ricerca che a livello di sinergie nell’ottica di portare a compimento i progetti già in essere.