Università

15 gennaio 2017Luca Barbieri

Nanosensori stampati e ricerca, l'ex cervello in fuga sceglie Bolzano per rientrare in Italia da rettore

Paolo Lugli, docente di nanoelettronica alla Technische Universität di Monaco di Baviera, alla guida dell'ateneo altoatesino. «Alleanze a Nord e a Sud per far diventare grande l'Università. Il nostro modello deve essere il Politecnico di Losanna»

Un ricercatore di razza alla guida della Libera Università di Bolzano. Porterà con sé progetti e ricerche nel campo delle nanotecnologie, Paolo Lugli, 60 anni, originario di Carpi, nuovo rettore dell’ateneo altoatesino al suo rientro in Italia dopo 15 anni passati a insegnare nanoelettronica alla Technische Universität di Monaco di Baviera, uno dei più prestigiosi atenei di tutta Europa. «Ho scelto Bolzano per le ambizioni di crescita che questo ateneo esprime e le risorse messe in campo: rappresenta una sfida affascinante – spiega Lugli -. Non secondaria per la mia scelta è stata anche la promessa, accanto all’incarico manageriale alla guida dell’Ateneo, di poter continuare con i miei studi e le mie ricerche, per di più in tre linque, italiana, tedesca e inglese». Un cervello in fuga che torna in Italia quindi. E cervello in fuga Lugli lo è stato per ben due volte, dimostrando anche di saper rinunciare a posti sicuri e di prestigio: una propensione al rischio e alle sfide, uno scarso attaccamento alla poltrona che non trova molti casi analoghi nel mondo universitario. Non sono tanti in effetti i professori ad avere il coraggio di lasciare il proprio posto per inseguire i sogni di ricerca: Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e Ruggero Frezza, fondatore di M31, venture incubator con forti legami universitari, sono due tra i pochi ad aver fatto insieme a Lugli una scelta simile.

«Ho scelto Bolzano per le ambizioni di crescita che questo ateneo esprime e le risorse messe in campo»

«La mia storia da ricercatore inizia subito dopo l’Università quando volo negli Stati Uniti, dove ho svolto dottorato di ricerca in Electrical Engineering alla Colorado State University. Il primo rientro in Italia è avvenuto grazie a un posto da ricercatore a Modena. Dopodiché, diventato professore ordinario con il concorso nazionale, mi sono dimesso per andare a Monaco». E qui, dove Lugli negli ultimi due anni è stato preside della Facoltà di Elettrotecnica e Tecnologie dell’Informazione, con 3.500 studenti e circa 700 dottorandi, l’ultimo licenziamento. «Mi hanno tutti guardato stupiti», sorride Lugli. Un italiano che lascia un posto di prestigio in Germania per dirigere una piccola Università italiana (pur tra le prime cinque di quelle private) è sembrato inspiegabile. Ma sta qui il senso della sfida: fare di Bolzano un centro importante per la ricerca. «La fuga dei giovani cervelli dal nostro Paese è una triste realtà: negli ultimi anni a Monaco ho visto un numero incredibilmente crescente di ragazzi italiani che volevano venire a fare il dottorato. Il cursus tipico dei giovani scienziati italiani all’estero sta diventando Erasmus-tesi di laurea- dottorato». Eppure invertire il flusso è possibile. Uno dei primi atti di Lugli – in una Università che già lo scorso anno è riuscita a far tornare dal Regno Unito un giovane e promettente economista come Alfredo De Massis – è stato proprio riportare in Italia un giovane ricercatore italiano. Arriverà a marzo grazie ad un assegno di ricerca e lavorerà nei laboratori che Lugli ha ottenuto di far allestire per le proprie ricerche.

Lo scienziato che applica le nanotecnologie all'elettronica stampata

Sì, perché il nuovo rettore conta di continuare le sue ricerche sulle nanotecnologie avviate a Monaco e per le quali negli ultimi cinque anni è riuscito ad attrarre quattro milioni di finanziamenti. «Lavoriamo sull’elettronica stampata, ovvero la realizzazione di dispositivi elettronici attraverso tecnologie di stampa. Abbiamo iniziato con un aerografo da 90 euro per modellini e abbiamo fatto cose egregie: negli ultimi anni ci siamo concentrati sulla realizzazione di sensori grazie allo sviluppo di inchiostri con nanoparticelle e nanotubi. L’inchiostro infatti ha un’enorme versatilità: si può spruzzare, distribuire con la serigrafia o inkjet printing. Con questo processo siamo riusciti a sviluppare sensori per i gas e per l’agricoltura che raccolgano dati biochimici sul suolo». La caratteristica di questo nuovo tipo di sensoristica è il basso costo di produzione: non servono laboratori ipertecnologici e la flessibilità intrinseca alle tecniche di stampa riduce a pochi centesimi il loro costo. L’industrializzazione è ancora da venire, ma la prospettiva è affascinante. «Possiamo stampare su tutto: carta, vetro, plastica, tessuti. Il campo di applicazione è infinito». E qui la ricaduta per il territorio sarebbe importantissima: wearable devices per lo sport, sensori per l’agricoltura e la protezione del territorio (frane e ghiacciai). Su questo la collaborazione con le aziende private e centri di ricerca come Eurac sono la vita più naturale.

Una politica di alleanze a Nord e a Sud

L’esempio dei nanosensori stampati, sui quali Lugli ha sviluppato già alcuni brevetti, è significativo per capire il modello di ricerca e il ruolo che il neo-rettore ha in mente per l’Università di Bolzano. «La cosa più sensata è portare a Bolzano ricerche che possano interagire con il territorio, che abbiano una ricaduta economica e sociale visibile. Per farlo voglio agganciare il sistema produttivo locale, soprattutto grazie alla collaborazione con Assoimprenditori. Non credo che, per un ateneo così piccolo, sia necessario trovare sempre nuovi temi di ricerca: concentriamoci su quello che abbiamo, prendiamo le eccellenze che ci sono e facciamole interagire, in modo interdisciplinare, con il territorio. E, invece per quanto riguarda l’ateneo, voglio aumentare i collegamenti a livello di Euregio (la struttura di coordinamento tra Alto Adige, Tirolo e Trentino) con gli Atenei di Trento e Innsbruck, ma allo stesso tempo aprire la strada perché si vada un po’ al di là: per guardare a Baviera, al Baden-Württemberg, a Vienna, e al Nordest d’Italia». 

«L'obiettivo di Bolzano deve essere diventare grande alleandosi con chi grande lo è già»

Proprio il collegamento con gli altri otto atenei del Nordest è stata la prima preoccupazione di Lugli, quando lo scorso settembre, anche se ufficialmente non ancora in carica, guidò il fronte altoatesino per agganciare l’Alto Adige ad atenei come Padova e Venezia ed esercitare quel pressing congiunto a livello accademico e confindustriale che ha fatto ottenere l’istituzione di un Competence Center (struttura prevista dal piano Industria 4.0) per le Università del Nordest. «Ora ogni mese c’è una riunione, e Bolzano è parte attiva del processo. E’ importante che Bolzano sia dentro un’alleanza di 9 eccellenze. Ed è questa la cosa che Bolzano deve fare: diventare grande alleandosi con chi grande lo è già».

Un modello svizzero di Technology Transfer

«La realizzazione del NOI Techpark è un'occasione da non perdere per razionalizzare il nostro ricco sistema di ricerca»

Nella sua esperienza bavarese Paolo Lugli si è specializzato in trasferimento tecnologico e della conoscenza, ha contribuito alla nascita di numerosi spinoff e startup, accompagnandoli dalla fase iniziale fino alla registrazione di brevetti. Temi caldi per tutti gli atenei, a Nord e a Sud delle Alpi. Una frontiera ineludibile per chiunque. «Sto già lavorando a un regolamento interno sulla brevettazione e sul Technology Transfer, per creare una nuova cultura universitaria. Il modello? L’Epfl, l’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne: una struttura iper efficiente, ma non mastodontica. Hanno fatto politiche di recruiting mirate e il technology transfer è perfetto. Se c’è un modello è quello: riunisce tutto il sistema di Losanna. La realizzazione del NOI Techpark, progetto per il quale sono disponibile ad impegnarmi in prima persona, è un'occasione da non perdere per razionalizzare il nostro ricco sistema di ricerca. Ci vogliono una leadership lungimirante, che la Provincia ha già dimostrato di poter esercitare, e delle competenze precise. A Bolzano il modello Losanna è possibile? Io credo di sì».

Luca Barbieri

Scheda

Unibz: venti anni di vita e multilinguismo

La Libera Università di Bolzano è stata fondata nel 1997 con una vocazione internazionale e  multilingue (tedesco, italiano, inglese e ladino). Unibz dispone di cinque Facoltà con un’alta percentuale di docenti (35%) e studenti (17%) provenienti dall’estero che studiano, insegnano e fanno ricerca nei campi delle scienze economiche, naturali, ingegneristiche, sociali, dell’educazione, del design e delle arti. 3.600 studenti sono iscritti a più di 30 corsi di laurea e post-laurea. L’offerta formativa e i progetti di ricerca sono collegati a reti internazionali e interregionali - ad esempio, nell’ambito dell’Euregio, con le Università di Innsbruck e Trento - e si orientano verso elevati standard qualitativi. L’insegnamento e la ricerca sono organizzati all’interno di cinque facoltà e due centri di competenza: Facoltà di EconomiaFacoltà di Scienze della FormazioneFacoltà di Scienze e Tecnologie informaticheFacoltà di Design e ArtiFacoltà di Scienze e TecnologieCentro di Competenza Storia RegionaleCentro di Competenza Lingue. Info: www.unibz.it

 

Il curriculum di Paolo Lugli

Nato nel 1956 a Carpi, Paolo Lugli si è laureato in Fisica all’Università di Modena e, in seguito, ha svolto un master e il dottorato di ricerca in Electrical Engineering alla Colorado State University, negli Stati Uniti. Successivamente ha insegnato e svolto ricerche nei seguenti atenei: Colorado State University, Modena e Roma Tor Vergata. Nel 2002, Lugli è stato chiamato a insegnare alla TU di Monaco di Baviera dove, fino a fine 2016, è stato titolare della cattedra di Nanoelettronica alla Facoltà di Elettrotecnica e Tecnologie dell’Informazione. La sua ricerca si concentra in particolare sulla nanoelettronica e sull’elettronica molecolare. Paolo Lugli, cittadino italiano e tedesco, parla correntemente italiano, tedesco, inglese e ha una buona conoscenza del francese. Al suo attivo figurano oltre 350 pubblicazioni scientifiche. Dal 2011 è membro della Deutsche Akademie der Technikwissenschaften (AcaTech), l’Accademia tedesca delle Scienze Tecniche ed è fellow dell’IEEE, lo Institute of Electrical and Electronics Engineers.

 

Il passaggio di consegne

Lo statuto di unibz prevede che il rettore della Libera Università di Bolzano resti in carica per quattro anni e possa essere riconfermato una sola volta. Durante gli otto anni passati, l’ateneo bolzanino è stato guidato dal professor Walter Lorenz che, dopo l’esperienza come rettore, ritornerà all’insegnamento e alla ricerca alla Facoltà di Scienze della Formazione a Bressanone. «La nostra comunità accademica e il futuro sviluppo dell’ateneo sono in ottime mani con il professor Lugli. Egli saprà assicurare sia continuità che innovazione” conclude Lorenz che augura al collega “tante soddisfazioni come quelle che ho vissuto durante i miei due mandati».