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21 giugno 2017Carlo Dagradi

Verso l’Autostrada dell’Idrogeno: da Modena a Monaco a impatto zero

A Bolzano la prima stazione di produzione e rifornimento. Poi lungo l'A22 una stazione ogni 100 km: così il Centro H2 South Tyrol produce il “carburante a zero emissioni” per autobus e auto

L’autobus si ferma, le persone salgono e scendono. Quando riparte, nessuno dei passanti è infastidito dal fumo, dall’ondata di caldo che esce dalla fiancata o dal rumore… perché mancano. Non ci sono emissioni inquinanti, di nessun tipo, e il bus procede silenzioso perché è mosso da un motore elettrico che funziona a idrogeno. Non è fantascienza, è una realtà già presente nel territorio bolzanino dove, dal 2013, circolano 5 autobus e 10 automobili, tutte con motore elettrico fuel cell, alimentati con idrogeno prodotto in Alto Adige. E da fonti rinnovabili. Significa, in pratica, che parte della mobilità pubblica è 100% a impatto zero.

Questo perché a Bolzano, all’uscita dell’Autostrada del Brennero, è stato realizzato il primo impianto in Italia di produzione (e distribuzione) di idrogeno da fonti rinnovabili. Si tratta del Centro H2 South Tyrol, dell’Istituto per le Innovazioni tecnologiche dell’Alto Adige: una società che ha come soci la Provincia Autonoma di Bolzano, Autobrennero, Alperia, Leitner, Gpi Spa, Ecocenter Spa, Sgs Hydrogen Srl ed Eurac.

L’idea del Centro H2 è nata nel 2006, quando una collaborazione tra la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Autostrada del Brennero e il sostegno del Fesr (il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale) ha portato alla concretizzazione di un sogno: «Produrre idrogeno qui in Alto Adige, usando energia pulita. E cambiare i paradigmi della mobilità europea» spiega Walter Huber, fondatore del Centro e primo direttore dell’Agenzia per l’Ambiente della Provincia di Bolzano.

L’idrogeno, una volta prodotto e stoccato, viene trasformato in elettricità

«L’idrogeno non è una fonte di energia, è un vettore: si tratta di una “batteria chimica”, che immagazzina energia per poterla trasportare e usare dove serve» continua. Come, per esempio, nel serbatoio di un’auto o di un bus. Una volta stoccato, l’idrogeno può essere riconvertito in elettricità, alimentando così un motore elettrico, silenzioso e a zero emissioni. «L’idrogeno non si trova libero in natura, bisogna produrlo. E il solo modo pulito di farlo è l’elettrolisi dell’acqua: per questo, serve corrente elettrica. Quindi è essenziale che questa elettricità sia a sua volta prodotta da fonti rinnovabili, senza l’utilizzo di petrolio, gas o carbone. Qui in Alto Adige abbiamo una buona disponibilità di corrente elettrica da idroelettrico, perché, soprattutto di notte quando c’è meno richiesta, la produzione supera la richiesta. Il nostro impianto, interfacciato con la rete di distribuzione elettrica, utilizza il surplus energetico per ricavare idrogeno» spiega Huber.

I tre elettrolizzatori in funzione al centro H2 producono 180 Nm3 di idrogeno ogni ora (un Nm3 è un metro cubo di idrogeno standardizzato a 15 °C di temperatura). Si tratta di un quantitativo capace di rifornire 15 autobus urbani che percorrono ogni giorno tra i 200 e i 250 km oppure 700 vetture. E non è tutto. Il centro stesso è alimentato da energia elettrica verde, grazie a pannelli fotovoltaici fissi e del tipo “a girasole”, con un sistema di inseguimento solare per usufruire della massima efficienza.

I nuovi progetti del Centro H2

Insieme a Hyundai, BMW, Daimler, Toyota e Honda, il Centro H2 lavora all’ottimizzazione dei modelli di vetture a cella a combustibile da produrre in serie tra il 2014 e il 2018: frutto di questa collaborazione è il progetto europeo HyFive (Hydrogen for Innovative Vehicles), che in Alto Adige è sostenuto anche dalla Ripartizione Innovazione della Provincia Autonoma. Con la tedesca Daimler, invece, sono nati nel novembre 2013 gli autobus bolzanini che fanno parte del  progetto CHIC (Clean Hydrogen in European Cities).

Insieme alla società A22 del Brennero, il Centro H2 sta lavorando per la realizzazione dell’Autostrada dell’Idrogeno. «Da Carpi al Brennero, l’obiettivo è quello di avere una stazione di rifornimento di idrogeno ogni 100 chilometri. E raggiungere un traguardo dai contenuti in linea con l’essenza stessa del vivere in Alto Adige: fare di questo territorio un luogo del tutto libero dall’inquinamento derivante dalle fonti fossili e un esempio da seguire per tutta l’Europa» conclude Huber.

Scheda

I numeri del Centro

Il Centro H2 South Tyrol è il primo centro italiano di produzione, stoccaggio e distribuzione di idrogeno prodotto al 100% da fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico ed eolico). Il centro è nato per iniziativa dell’Istituto per le Innovazioni Tecnologiche dell’Alto Adige nel 2006. Attualmente l’IIT conta 8 soci: la Provincia Autonoma di Bolzano, Autobrennero, Alperia, Leitner, Gpi Spa, Ecocenter Spa, Sgs Hydrogen Srl ed Eurac. Ha un capitale interamente versato di 909.678 euro. Il centro ha un team composto da 10 persone, tutte impiegate nella sede all’uscita dell’Autobrennero di Bolzano Sud.

Il parco veicoli del Centro conta di 10 vetture e 5 autobus, tutti impiegati in linea a Bolzano. L'impianto di produzione di idrogeno è in grado di sostituire circa 525.000 litri di benzina o di 440.000 litri di diesel all'anno.  La durata del rifornimento è di 3 minuti nel caso delle vetture e di 15-20 minuti nel caso degli autobus di linea. L’impianto di produzione di Bolzano è considerato uno dei più grandi e innovativi a livello mondiale. I tre elettrolizzatori modulari sono in grado di produrre fino a 180 Nm³/ora a condizioni normali (Nm³= m3 a 15°C). L’idrogeno compresso e stoccato sotto forma gassosa attualmente può rifornire fino a 15 autobus urbani (con tratte giornaliere di 200-250 km) o fino a 700 vetture.