Imprese

11 gennaio 2017Carlo Dagradi

Nel cuore delle Alpi dove i cobot costruiscono le auto del futuro

In Val Pusteria la sede italiana di Gkn, gruppo che unisce automotive e innovazione dando lavoro a 650 persone

È il 1759: in Galles, tra le colline e prati dove si allevano migliaia di pecore, nasce un’azienda del tutto nuova. Nove soci, affascinati dall’alba della rivoluzione industriale, decidono di lavorare il metallo destinato all’industria pesante. E lo fanno scegliendo di operare sempre al top della tecnologia e della ricerca scientifica esistenti. Sono passati due secoli e mezzo. A migliaia di km di distanza, quell’azienda britannica ha sedi in tutto il mondo. Ce n’è una, in particolare, che ricorda quel luogo di partenza: con i prati, la natura e l’attenzione estrema alla ricerca, alla tecnologia e all’ambiente.

In piena Val Pusteria, in Alto Adige, la Gkn ha fatto nascere il proprio stabilimento nel 1963. Lì, oggi, si realizzano sistemi di trasmissione destinati alle più grandi case automobilistiche del mondo. Non solo: si sviluppa una tecnologia totalmente innovativa, quella dei “cobot”, i robot industriali collaborativi. Grazie all’eccellenza del sistema economico altoatesino, la Gkn sta dando concretezza all’ultima rivoluzione industriale: quella dell’industry 4.0.

In principio, la Fiat

L'esigenza di espandersi anche in Italia frutto di un accordo con la Fiat, ma Gkn lavora per le più grandi case automobilistiche del mondo

«La scelta del 1963, che ha portato la divisione Driveline di Gkn in Alto Adige è stata del tutto naturale: questo particolare settore tecnologico, che si occupa della trasmissione dei veicoli a motore, ha iniziato una partnership importante con la Fiat che nasceva direttamente da una sede in Germania. L’Alto Adige era ed è il luogo ideale per lo sviluppo di questo business» spiega Ernst Mairhofer, eDrive Manager Manufacturing System di Gkn a Brunico. La Fiat degli anni ‘60 non è la Fca di oggi. Ma è rimasta come partner di successo della Gkn, insieme a Bmw, Land Rover, Jaguar, Jeep, Toyota, Renault, Ferrari, Citroen e moltissime altre. Un percorso di sviluppo che è passato anche da importanti acquisizioni di imprese italiane di eccellenza, come la Uni Cardan del 1971 o di Italcardano del 1996.

La tecnologia nel cuore

A Brunico, dove lavorano oltre 650 persone e si produce un fatturato che sfiora i 200 milioni di euro l’anno, operano la divisione Driveline e Landsystem (che si occupa di componentistica meccanica per macchine di agricole, di movimento terra e gradi veicoli). La prima si è via via specializzata nella componentistica di trasmissione che integra l’elettronica delle vetture elettriche e ibride: una squadra di oltre 50 ingegneri ha iniziato nel 2002 a produrre apparecchi Etm (Electronic Torque Management), speciali giunti controllati da un computer che ottimizzano la trasmissione nelle vetture, in particolare con la trazione integrale. Da lì in poi, le evoluzioni si sono susseguite tra differenziali, sistemi avanzati di trasmissione e scatole cambio (l’ultima è del 2013) disegnate specificamente per auto elettriche e ibride.

Un robot per amico

Nello stabilimento altoatesino, che possiede anche la certificazione ambientale Iso 14000, si sperimenta una nuova interazione tra l’uomo e il robot industriale. «Dimenticate l’immagine della catena di montaggio anni ‘80 e ‘90, quando grosse macchine semoventi erano fisicamente separate dagli operai. Oggi, possiamo lavorare con robot capaci di interagire e collaborare» spiega Mairhofer. La prima installazione, partita nel maggio 2016, ha previsto l’uso di un paio di bracci meccanici destinati al sollevamento di alcuni componenti pesanti: bracci che sono accessibili agli operai, senza rischi o pericoli di infortuni. Un sistema di sensori e telecamere, infatti, non solo garantisce la precisione dei movimenti, ma anche l’interazione con le persone che possono, per esempio, aggiustare la posizione di un oggetto o modificare l’intervento della macchina senza fermare la produzione. Nota curiosa, la comunicazione uomo-macchina avviene con uno schermo led che raffigura… gli occhi del robot. «L’espressione degli occhi è un linguaggio universale e immediatamente percepibile, molto più di un messaggio di “alert” che compare su un display. Così, se il robot mostra occhi ridenti, l’operaio comprende che il comando o la modifica sono stati accettati e in esecuzione. Viceversa, occhi che mostrano una reazione di avversità o timore, inducono l’operaio ad agire diversamente. Il tutto, in massima sicurezza» conclude Mairhofer.

I robot collaborativi sono al centro della quarta rivoluzione industriale

Inventati nel 1996 da J. Edward Colgate e Michael Peshkin, docenti della Northwestern University in Illinois (Usa), i cobot stanno rivoluzionando la produzione industriale. E aprono la strada al sistema che porta l’Internet delle cose davvero “dentro” le aziende: l’industria 4.0. Attraverso una speciale rete locale in fibra ottica, lo stabilimento Gkn di Brunico sta costituendo un sistema di produzione in cui ogni macchinario (cobot compresi) è “connesso”. Significa che ogni informazione, regolazione e fine tuning di un macchinario o di un processo produttivo possono essere monitorati e regolati attraverso Internet. Con un sistema di sicurezza e policy degli accessi che garantisce il completo controllo di ogni operatore: gli errori si minimizzano, le istruzioni “di carta” e tutta la manualistica viene completamente integrata nel sistema, i guasti possono essere addirittura previsti prima di verificarsi. Il tutto, crea nuove competenze e, di conseguenza, posti di lavoro: una quarta rivoluzione, dopo la prima del tardo ‘700 (le macchine), la seconda del 1870 (la catena di montaggio) e la terza degli anni ‘70 (l’elettronica in fabbrica).

Scheda

I numeri di Gkn

La superficie dello stabilimento è di circa 80.000 metri quadri. Ha una divisione di sviluppo completamente virtualizzata (attraverso la modellizzazione 3D), che ha iniziato a svilupparli con i primi sistemi CAD nel 1999. Dal 1994 possiede la certificazione ISO 9001 e dal 1998 la certificazione di eccellenza ambientale ISO 14000.

Nel 2013 ha ottenuto anche l’audit Familie und Beruf, certificazione di qualità per le famiglie e il lavoro (è fornita di un nido aziendale). Nel 2015 è stata raggiunta anche la certificazione ISO 50001 sull’efficienza energetica. Ha un fatturato di circa 385 milioni di € l’anno e impiega 1.386 collaboratori.