Imprese

5 luglio 2017Carlo Dagradi

Apple, la nuova sede di Cupertino ha un cuore tutto altoatesino

L'ingresso dell'auditorium della nuova sede californiana costruita dalla Frener&Reifer di Bressanone. Storia tutta italiana di una ex startup che ha conquistato il mondo proprio come l'azienda di Steve Jobs: partendo da una stalla, non da un garage. «Fallire è la base del successo»

Una storia di successo partita da una stalla

C’è qualcosa di molto speciale che lega l’Alto Adige a Cupertino, la cittadina californiana sede della Apple. Qualcosa di profondo, ideale e tangibile al tempo stesso. Nel pieno degli anni ‘70, Steve Jobs e Steve Wozniak creano in un garage l’azienda che inventerà il primo personal computer al mondo, cambiando per sempre il futuro dell’informatica. Negli stessi anni, Georg Frener e Franz Reifer danno il via alla loro impresa, in una stalla di Bressanone, nel cuore dell’Alto Adige: in pochi anni con la Frener&Reifer diventano costruttori di facciate in vetro e acciaio di fama internazionale, lavorando con i più importanti architetti del mondo. E proprio per la Apple, oggi, realizzano molte delle famose scale in vetro, icone degli Apple Store. Non solo: nel cuore del nuovo campus della Mela prossimo all’inaugurazione, l’Apple Park, sorge un “piccolo” auditorium da 1000 posti a sedere, che sarà utilizzato per le presentazioni dei prodotti Apple. Il suo ingresso è un enorme cilindro in vetro alto 6 metri con un diametro di 50 e un tetto in carbonio con finiture metalliche: il personale di Frener e Reifer partecipa alla sua realizzazione e assemblaggio, direttamente in California.

«Georg e Franz sono l’esempio dell’unione tra un visionario, il primo, e un “creativo concreto”, un uomo capace di realizzare in pratica i desideri degli artisti dell’acciaio e del vetro» racconta Michael Reifer, figlio di Franz, ingegnere strutturista e innovation manager nell’azienda altoatesina. «Si sono conosciuti a Monaco, dove sono andati a studiare i concetti di imprenditoria secondo l’impostazione tedesca. Ma hanno deciso di creare impresa e lavoro qui, in Alto Adige: perché qui c’è quel mix unico di artigianalità ed eccellenza che loro volevano costruire su scala internazionale».

«Fallire è la base del successo»

L’inizio del 1974 non è facile. Anzi, l’azienda subisce una pesantissima battuta d’arresto dopo appena due anni, quando la struttura usata per la realizzazione dei primi lavori va a fuoco. «Hanno letteralmente perso tutto, tranne due sole macchine. Per loro è stato un nuovo inizio» racconta Reifer. Capannoni in affitto, capitali da ricostruire e un mucchio di lavoro da fare. Senza perdersi d’animo. «Hanno fatto proprio il motto di molte aziende Usa, “fallire è la base del successo”. E hanno affrontato tutti i cambiamenti di questi anni nel settore delle facciate degli edifici» spiega Reifer.

Reifer: «Vogliamo restare artigiani»

Molti cambiamenti. Nel 1981 l’azienda, cresciuta moltissimo, si trasferisce nella zona industriale di Bressanone. E negli anni ‘90, quando le scelte produttive imporrebbero la “standardizzazione estrema”, decide di andare controcorrente: perché la scelta di Frener&Reifer è quella di evitare tutto ciò che porterebbe all’appiattimento del design industriale. «Una logica che non ci è mai piaciuta. Noi volevamo, e vogliamo ancora, restare artigiani». E tenere duro, nonostante le realizzazioni dei primi involucri per edifici in alluminio fossero anche molto criticate. Nel 1996, l’azienda inizia la costruzione della sede di BMW Italia, su progetto dello studio di architettura Kenzo Tange di Tokyo: 15 mesi per il solo montaggio, 3.600 metri quadrati di lamiera di acciaio e vetrate strutturali e un rivestimento speciale della torre-uffici costituito da un sistema in grado di prevenire il deposito di sporco in superficie. È una svolta, che proietta l’azienda tra i più grandi realizzatori al mondo dei sogni degli architetti.

Dall’Investcorp Building di Oxford (Uk) disegnato da Zaha Hadid, alle Terme di Merano di Matteo Thun, al Padiglione della Foundation Foster di Madrid e alla Chiesa del Giubileo “Dives in Misericordia” di Roma, opera dello studio newyorkese Richard Meyer & Partners, i lavori di altissima qualità dell’azienda di Bressanone sono davvero molti. Per arrivare alle commesse più riservate ed esclusive, come quelle per le scale Apple (ce n’è una all’ingresso della loro sede a Bressanone) e per lo Steve Jobs Theatre. «Il nostro mercato è il mondo intero. È proprio per questo che teniamo moltissimo a rimanere nel cuore dell’Alto Adige – afferma Reiner –. E non c’è alcuna contraddizione: siamo riusciti a diventare dei “realizzatori di sogni” anche grazie alla straordinaria capacità di questo territorio nel continuare a formare artigiani d’eccellenza. Certo, abbiamo bisogno di evolvere continuamente, di dotarci del management e delle competenze più avanzate per operare dall’Asia agli Stati Uniti: per questo, il nostro impegno va anche nella formazione, che vogliamo realizzare insieme alle realtà professionali altoatesine, per creare nuove opportunità per le future generazioni».

Scheda

Le tappe di Frener&Reifer 

1974 - Anno di fondazione.

1976 - Un incendio distrugge la prima sede, in una vecchia stalla. Si salvano soltanto due macchinari.

1981 - Trasferimento in Zona Industriale a Bressanone.

2006 - Creazione del nuovo palazzo aziendale, quello attuale.

I dati aziendali

Dipendenti fissi: oltre 150, ai quali si aggiungono montatori speciali a seconda dei lavori da realizzare. Frener&Reifer ha filiali in Gran Bretagna, Germania, Francia e Stati Uniti. Il valore consolidato della produzione 2016 è stato circa di 73 milioni di euro, con una crescita annuale di circa il 55% dal 2015. È una delle poche aziende al mondo a realizzare “facciate dinamiche”, dotate di motori che permettono di modularle muovendo e riconfigurando le parti in vetro. L'azienda ha diversi distaccamenti in Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. 

I premi

Londra, Parigi. In ordine di tempo gli ultimi riconoscimenti a livello mondiale di Frener&Reifer. A Londra il rivestimento del Sainsbury Wellcome Centre ha vinto il British Construction Industry Award, il più prestigioso premio dell’industria edile britannica, e due Leaf Awards nella categoria Overall Winner 2016 e Best Facade Design Engineering 2016. A Parigi, invece, l'azienda ha vinto la medaglia d’argento che rappresenta il massimo riconoscimento per la categoria “imprese” dell’Académie d’Architecture francese grazie al rivestimento della Fondation Jérôme Seydoux-Pathé.