Imprese

12 dicembre 2016Carlo Dagradi

IoT sicuro, si può: ecco come difendere l'Internet degli Oggetti dai pirati della Rete

La storia di Endian, partita da Appiano, nel cuore della altoatesina Strada del Vino, fino a Usa, Germania, Giappone e Turchia. Per proteggere dati e impianti industriali

Immaginate che il computer o lo smartphone su cui state leggendo queste righe, si blocchi improvvisamente. Via il testo, schermo nero e poi una scritta del tipo: «I suoi dati ora sono criptati. Se li rivuole, ci deve pagare». È il fenomeno Cryptolocker: e non si tratta di un problema da poco. Soprattutto, non è qualcosa che riguarda gli sprovveduti. Nel febbraio 2016, un grande ospedale di Los Angeles pagò oltre 15mila dollari di “riscatto elettronico” perché la propria rete di computer tornasse a funzionare. Una rete che, tra le altre cose, integra i classici pc da scrivania con apparecchiature medicali: tac, elettroencefalografi, ecocardiografi… ma perfino sistemi a tempo per la somministrazione di insulina o antidolorifici. Pubbliche amministrazioni, centrali di produzione di energia elettrica, ma anche industrie tradizionalmente “pesanti”, come le acciaierie o i fabbricanti di auto, motori: non c’è praticamente ambito delle attività umane dove prima il computer e, oggi, Internet, non siano arrivati. «Il focus della sicurezza informatica sta cambiando. Bisogna sempre proteggere il pc durante la navigazione, l’uso della posta, gli acquisti: ma è doveroso pensare che se una macchina qualsiasi è in Rete, può essere compromessa nelle proprie funzioni. O, peggio, controllata a distanza». Sono le parole di Raphael Vallazza, Ceo e fondatore di Endian: un giovane imprenditore che si può incontrare nel suo ufficio di Appiano, tra le mele e i vigneti all’inizio della Strada del Vino. E qui, nel cuore agricolo dell’Alto Adige, c’è soltanto l’headquarter di una società che a meno di 15 anni dalla fondazione ha uffici negli Stati Uniti, in Germania, Giappone e Turchia. Una realtà che si occupa della sicurezza per grandi imprese come Lockeed Martin, Caterpillar, Liebherr, con incursioni importanti nel settore turistico e medicale.

Difendere i dati industriali per evitare di pagare riscatti onerosi

L'intuizione di due studenti del Politecnico di Milano 

«Sia io che il mio socio Diego Gagliardo eravamo studenti al Politecnico di Milano, nel 2003. Fan di Linux dalla prima ora, con la passione della sicurezza informatica, abbiamo intuito che l’Internet delle Cose (IoT) avrebbe riguardato praticamente tutti gli ambiti produttivi: e che, nel contempo, ben pochi pensavano alla sicurezza dei dispositivi connessi» racconta Vallazza. «Così, abbiamo lasciato l’università e ci siamo messi al lavoro. Al computer, naturalmente». Tra il 2003 e il 2004, la neonata Endian (nome noto nel mondo dei programmatori, preso a prestito da alcuni personaggi de I viaggi di Gulliver) muove i primi passi con una applicazione software che controlla accesso e traffico di Rete in diversi settori. Dopo soli due anni, il secondo successo: Endian realizza un hotspot (l’apparecchio che permette di collegarsi a Internet via wifi) supersicuro e lo propone al mondo alberghiero. Oggi si tratta di uno degli apparecchi leader nel settore dell’hotellerie.

«Consolidata la nostra posizione, abbiamo potuto occuparci del mercato che consideriamo più critico: il segmento Machine to Machine (M2M) che, oggi, è quello che subisce più attacchi». Il fatto è che non molti fanno notizia. Ci sono sì casi eclatanti, come il famoso virus Stuxnet, fabbricato appositamente per bloccare la centrale di arricchimento dell’uranio a Natanz, in Iran. «Ma molto spesso le organizzazioni che subiscono grosse failure o ricatti via cryptolocker non ci tengono proprio a farlo sapere» spiega Vallazza. Nel settembre 2012, Endian lancia una linea di apparecchi dedicati al mondo della sicurezza industriale. E, da allora, crescita, ricerca e sviluppo della società non hanno smesso di accelerare. «Si parla moltissimo di Internet delle Cose e, di recente, anche un po’ di più di Industry 4.0: la Rete, la connessione di migliaia di macchine, compresi i robot industriali, fa sì che le porte di accesso potenzialmente insicure si moltiplichino esponenzialmente. La nostra azienda è una delle pochissime al mondo in grado di fornire un pacchetto completo. Colleghi il nostro apparecchio nei giusti nodi della Rete aziendale/industriale e ti garantisci in modo semplice il controllo del traffico. E la sicurezza di utenti e business» dice Vallazza.

Alto Adige, «il luogo migliore per l’headquarter di una società»

Burocrazia snella, servizi al top e qualità della vita altissima: i vantaggi del territorio altoatesino

Sembra facile realizzare queste soluzioni. Ma sono necessari sia un aggiornamento continuo sia una dedizione non comuni. Eppure, nel suo ufficio di Appiano, Raphael guarda fuori dalla finestra osservando i meleti, l’Adige e, più in fondo, Bolzano con un’aria tranquilla e serena. «Abbiamo scelto di rimanere qui e di lavorare in Rete con il nostro ufficio di Milano, dove vive e lavora Diego, il cofounder, e con quelli in Usa, Giappone, Germania e Turchia. Ci è sembrato naturale. Siamo convinti che la Rete, con le sue incredibili opportunità, porti la conoscenza e il lavoro in ogni angolo che raggiunge. L’Alto Adige è un territorio perfetto dove avviare un’impresa: burocrazia competente e semplice, qualità della vita altissima e disponibilità di servizi al top. Non conosco luogo migliore per l’headquarter di una società».

Scheda

Sicurezza in oltre 50 Paesi del mondo

Endian è stata fondata nel 2003, ad Appiano (Bz). Attualmente il numero di download della prima applicazione di sicurezza arriva 1.700.000 per la versione Community. Il software in formato enterprise conta migliaia di installazioni in oltre 50 Paesi del mondo.

I numeri di Endian

Sono 40 i dipendenti dell'azienda, per la maggior parte impiegati nel settore r&d e supporto tecnico, sparsi tra gli uffici Usa, Italia, Germania, Giappone e Turchia. Molti collaboratori lavorano direttamente dalla propria casa. L’azienda è una Spa 100% italiana fondata da Raphael Vallazza, Diego Gagliardo, Harry Trettl e Peter Warasin che ne sono ancora gli attuali proprietari