Imprese

5 aprile 2017Carlo Dagradi

Ecco dove (e come) nascono le cannucce di Mc Donald's

L'altoatesina Alpiplast produce in un anno trecentomila chilometri di cannucce da bibite. Con una cura maniacale per igiene, rispetto per il territorio e processo artigianale

Ci sono storie di successo che nascono da un’idea, tanto impegno e voglia di innovare. In Alto Adige se ne incontrano molte. Accanto a queste, ce ne sono alcune che prendono avvio da una difficoltà, come la perdita del posto di lavoro: è accaduto a Karl Forcher, operaio venostano in un’azienda tedesca che fabbricava cannucce per bibite, alla fine degli anni ‘60. Oggi, Forcher e la sua famiglia sono alla guida della Alpiplast, azienda di Parcines che produce cannucce, tra gli altri, per Mc Donald’s Italia e per EstaThé. Soltanto cannucce, dal 1971. E se avete avuto la fortuna di assistere ai giochi olimpici di Londra 2012, quando avete bevuto una bibita sugli spalti, lo avete fatto usando una cannuccia Alpiplast (per l’occasione, realizzata in materiale 100% biodegradabile): perché tutte le cannucce utilizzate durante quell’immenso evento sportivo venivano prodotte proprio da loro, in Alto Adige.

Le cannucce sono confezionate con la stessa carta che serve a fare le sigarette

La nascita della Alpiplast è una storia di artigianato famigliare d’eccellenza, capace di trasformarsi in una attività industriale senza perdere gli obiettivi di qualità e attenzione al dettaglio. Un avvio non facile. «Abbiamo aperto l’azienda in un vecchio fienile dismesso, con soltanto una macchina realizzata da mio marito» racconta Herta Forcher Castiglioni, moglie di Karl e oggi rappresentante legale di Alpiplast. «Lui era soltanto un tecnico delle prime macchine per la produzione di cannucce per bibite: ma ha pensato che la sua esperienza avrebbe potuto farlo diventare un produttore» spiega. In effetti, è andata così. Dopo l’inizio «...vendendo le prime casse di cannucce porta a porta, nei bar dell’Alto Adige...», si è arrivati in soli 4 anni a realizzare 8 chilometri al giorno di cannucce (oggi se ne producono 120). Complici una richiesta sempre maggiore e una aumentata sensibilità alla questione igienica, gli utenti (ancora quasi esclusivamente bar e ristoranti) iniziano a chiedere il confezionamento singolo della cannuccia. «Nel 1980 abbiamo predisposto la prima linea capace di sigillare in carta la cannuccia. Una curiosità: la carta, che si utilizza ancora oggi, è la stessa che serve per realizzare le sigarette» spiega Markus Forcher, figlio di Herta e Karl e responsabile della produzione.

Come nasce una cannuccia?

La svolta per l’azienda è del 1983, quando un produttore di bibite di fama mondiale contatta la Alpiplast per realizzare l’intera produzione di cannucce destinate ai suoi prodotti. Oggi, ogni volta che si gusta un EstaThè, lo si fa grazie a una cannuccia Alpiplast. Che non è più prodotta, dal 1985, in polivinilcloruro ma nel decisamente più ecologico polipropilene. Ma come nasce una cannuccia? «Il concetto è semplice: si parte da un granulato di polipropilene di provenienza certificata, che viene fuso dalle macchine ed estruso. Quindi, dalle nostre sei linee produttive escono sei cannucce in linea continua: questa linea viene prima raffreddata con semplice passaggio in acqua e successivamente tagliata della lunghezza voluta. Ogni macchina produce circa 1.500 cannucce ogni minuto» racconta Markus Forcher. Ma se lo schema di produzione di una cannuccia è facile da capire, la realizzazione concreta presenta delle criticità. «Prima di tutto, l’igiene. Nel nostro stabilimento ci sono regole rigidissime di pulizia e controlli sanitari frequenti: la cannuccia va direttamente nella bocca del cliente, per questo dobbiamo garantire una situazione simile a quella delle preparazioni alimentari. Non solo: dal punto di vista tecnologico, è necessario verificare al millesimo non solo il calibro, ma anche lo spessore della cannuccia. Perché deve avere la giusta consistenza, morbidezza e piacevolezza al tatto ricercata da chi ci commissiona il lavoro. Inoltre, la colorazione della cannuccia va eseguita e controllata con precisione, soprattutto nel caso delle verniciature con disegno» spiega Markus.

La chiave del successo di Alpiplast è la posizione geografica

È il caso, per esempio, delle cannucce che Alpiplast realizza per Mc Donald’s Italia, di cui è unico fornitore dal 2001. Hanno i colori ufficiali del brand, dipinti con strisce su tutta la lunghezza della cannuccia: applicate dopo l’estrusione, necessitano di una precisione estrema. «Perché basterebbe anche una sola oscillazione della linea in uscita per fare righe storte o addirittura eliche» spiega Karl Forcher, il fondatore di Alpiplast. Già, perché è ancora lui, che ha da poco passato i settant’anni, a occuparsi direttamente del corretto funzionamento delle macchine. «Lo faccio per passione e dedizione al lavoro: aver fondato un’azienda ti rende responsabile della sua salute nel tempo» afferma. Una passione che Alpiplast trasmette a tutti i dipendenti. «Non siamo molti, ma siamo una squadra più che affiatata. E siamo orgogliosi di essere rimasti in Alto Adige: qui la qualità della vita consente a chi lavora con noi di apprezzare meglio il tempo passato in azienda. E la centralità tra Nord e Sud Europa, oltre a un’ottima rete di trasporti, ci pone in una posizione davvero ideale per il nostro business».

Scheda

L'importanze del meteo...

Qual è il principale ostacolo alla produzione di cannucce? Il meteo. Precisamente, l’aria secca. Perché? Provate a prendere una cannuccia e sfregarla su un panno: risultato, si carica di elettricità statica e diventa difficilissima da maneggiare. Un fenomeno che si amplifica a dismisura con due fattori: l’aria con poca umidità e la velocità di sfregamento. In uno stabilimento dove sei linee sfornano in un anno 300mila chilometri di cannucce (poco meno della distanza Terra - Luna), lo sfregamento dell’estrusore rischierebbe di far volare cannucce per tutto il capannone, rendendole impossibili da maneggiare. Così, all’interno di Alpiplast, speciali umidificatori mantengono l’aria con un tasso di umidità elevato, che varia costantemente in rapporto al clima esterno, minimizzando l’effetto elettrostatico.

 

La storia di Alpiplast

1971 - Fondazione della ditta a Parcines

1975 - La produzione sale a 8 chilometri di cannucce prodotte al giorno

1980 - Confezionamento singolo delle cannucce

1985 - Abbandono del Pvc per il Pp

2001 - Inizia la produzione per Mc Donald’s

2001 - Inizio della produzione di cannucce flessibili e a U

2003 - Inizio della produzione di cannucce bio in Mater B

2010 - La produzione sale a 120 chilometri al giorno (300mila l’anno)

2012 - Alpiplast produce tutte le cannucce destinate alle Olimpiadi di Londra, interamente in materiale bio.

Oggi Alpiplast ha 17 dipendenti: 14 nella produzione/confezionamento (su 3 turni H24), 1 meccanico, 1 magazziniere e 1 responsabile vendite.

Nel 2016 ha raggiunto un fatturato di 3 milioni 300mila euro.

Alpiplast è in possesso della certificazione PEFC (Certificazione sull’uso esclusivo di carta di origine controllata) e BRC-IoP (il più restrittivo sistema di qualità e igiene garantite).