Innovazione

28 ottobre 2016Carlo Dagradi

Ecco l’azienda che recupera energia là dove nessuno la cerca

Veil Energy combatte lo spreco energetico grazie a metodi innovativi. «L’Alto Adige ci mette a cavallo fra due mercati fondamentali, italiano e tedesco»

Se pensiamo all’energia, la mente propone immagini di motori, linee elettriche, sistemi che generano calore. Pochi istanti, e si passa inevitabilmente a riflettere su inquinamento, impatto ambientale e sui modi di rendere più “verde” quella energia: quali fonti usare, che macchinari scegliere. È un buon modo di ragionare. Tuttavia, c’è un’altra strada. Più innovativa. Quella che permette di “rivelare” l’energia già presente in molti sistemi produttivi, e che di solito viene sprecata. È quello che fa Veil Energy, azienda altoatesina nata nel 2013 all’interno del Tis (Techno Innovation Park), il primo incubatore d’imprese altoatesino poi confluito in IDM Südtirol-Alto Adige.

Lo spreco di energia è un qualcosa che accade tutti i giorni sotto i nostri occhi, anche guidando un'autovettura

Lo spreco energetico non è un problema di poco conto. Basti pensare che una normale centrale termoelettrica dissipa in calore oltre il 50% dei propri consumi. E un’automobile arriva a usare soltanto il 30% circa del carburante per generare movimento. «I sistemi che generano elettricità, moto oppure usano il calore per produrre materiali, come le acciaierie, sono dei veri spreconi. La nostra sfida è prendere tutto ciò che “lasciano indietro” e farne uso. Noi recuperiamo l’energia dove a nessuno viene in mente di cercarla» spiega Marianna Benetti, ingegnere vicentina che ha fondato Veil Energy insieme al collega di Monaco Klaus Kress.

Dai fumi di scarico della caldaia la corrente elettrica per gli appartamenti

Da una scoperta di un fisico estone a metà dell'Ottocento lo spunto per il recupero

Come si recupera l’energia? Grazie a un effetto, scoperto nella prima metà dell’Ottocento, dal fisico estone Thomas Seebeck: una differenza di temperatura è in grado di produrre energia elettrica anche senza parti in movimento. «Noi abbiamo costruito un generatore molto semplice. Si tratta di due piastre: di queste, la prima viene riscaldata, per esempio, dai fumi di scarico di una caldaia, o dal calore emesso dalle barre d’acciaio uscite dall’altoforno. E tra questa piastra e la seconda, che ha solo funzione di raffreddamento, ci sono elementi semiconduttori: sono loro che producono corrente elettrica continua, pronta per essere utilizzata» spiega Benetti. Una tecnologia che ha avuto, fino a oggi, soltanto applicazioni speciali, per esempio in ambito aerospaziale (questi generatori termoelettrici sono presenti in alcuni satelliti e nella sonda Voyager). Come mai? «Il problema era la bassa efficienza: negli anni ‘60, i generatori a effetto Seebeck non avevano ancora l’ottimizzazione necessaria per essere impiegati comunemente. Oggi, invece, siamo in grado di applicarli sia agli impianti industriali, sia alle semplici caldaie per il riscaldamento di un condominio. Così, con il giusto dimensionamento, un palazzo può arrivare a prodursi da solo la corrente elettrica necessaria agli appartamenti semplicemente recuperando il calore dei fumi di scarico della caldaia che scalda termosifoni e acqua sanitaria. Con un beneficio economico e ambientale immediatamente fruibile».

Il software che ottimizza costi e consumi

In che modo è stata realizzata l’efficienza del sistema? «Abbiamo creato algoritmi speciali che ci hanno fornito la soluzione. Possiamo sapere, in pratica, quale generatore e di quali dimensioni può essere accoppiato alla giusta fonte» spiega Benetti. E la cosa sorprendente è che questo lavoro, ancora in fase di ottimizzazione, ha dato frutti anche in un altro ambito: quello dell’efficientamento dei complessi sistemi misti, l’energy management. «Oggi la nostra società “svela” energia anche in ambiti più difficili, quelli dei produttori/consumatori di energia: con il software E-Booster manteniamo sotto controllo flussi energetici complessi, come quelli dei Comuni che possiedono un impianto di teleriscaldamento, o di aziende che hanno pannelli fotovoltaici sul tetto. Raccogliendo tutti i dati necessari, compresi il prezzo dell’energia o le previsioni meteo, forniamo un “cruscotto” digitale disponibile sui pc degli operatori che, automaticamente, ottimizzano costi e consumi». Una tecnologia, quella dell’azienda altoatesina, innovativa e all’avanguardia, in grado di posizionarla ai vertici sul mercato internazionale.

Un forte radicamento col territorio altoatesino

Veil Energy è nata in Alto Adige. E non per caso. «La nostra è stata una scelta strategica e di opportunità straordinarie: il Tis Innovation Park ci ha fornito supporto normativo e un fondamentale aiuto in termini di finanziamento e logistica, oltre alla possibilità di lavorare in un ambiente nato per favorire sviluppo e confronto di idee» commenta Benetti. Oggi, a 3 anni dalla fondazione, Veil Energy è saldamente radicata nel territorio altoatesino, in Idm, l’azienda speciale della Provincia e della Camera di Commercio di Bolzano che promuove l’innovazione. «Essere a metà strada tra Vicenza e Monaco non è soltanto un elemento geografico: è un fattore culturale importante, che ci mette a cavallo di due mercati fondamentali per l’Europa come quelli italiano e tedesco». L’ennesima conferma della peculiarità altoatesina, la porta «green» fra Italia e Germania.

Scheda

La storia

Fondata nel maggio 2013 grazie all'incubatore Tis Innovation Park, ora in Idm, Veil Energy nel 2015 ha avuto un fatturato di 70mila euro. A oggi, ha installato 3 sistemi E-Boost per il controllo della produzione e del consumo di energia, generando un risparmio/maggior guadagno dei sistemi beneficiari di circa il 15%. Ha inoltre sviluppato il generatore termoelettrico Sirio, il cui primo esemplare è installato al depuratore di Lana. Sirio permette una trasformazione del 5% dell’energia dei fumi di scarico di motori o forni industriali in energia elettrica da utilizzare localmente o immettere in rete. 
La prima serie di 10 unità sarà tra pochi mesi ultimata e immessa sul mercato.

Il nome

Veil sta per velo: già nel nome si intuiscono le finalità dell’azienda altoatesina. Ovvero la ricerca di energia là dove solitamente non si riesce, o meglio non si pensa, di trovarla. Una strada percorsa con metodi innovativi che sta fruttando una rapida crescita alla giovane realtà fondata da due ingegneri.