Ricerca

5 ottobre 2018Silvia Pagliuca

Network, ricerca, advisoring: NOI Techpark, un anno di successi

Il parco tecnologico di Bolzano vince la sfida: 25mila presenze da ottobre 2017. E arriva il primo modulo di espansione su iniziativa privata

Là dove prima si produceva alluminio, oggi si generano idee. È passato un anno e il Nature of Innovation Park, l’avveniristico parco tecnologico sorto a Bolzano Sud sulle ceneri dell’ex Alumix, spegne la sua prima candelina contando i traguardi raggiunti. Con 60 startup e imprese tecnologiche incubate, cinque istituti di ricerca (Eurac ResearchCentro di Sperimentazione LaimburgFraunhofer ItaliaAgenzia CasaClima,Libera Università di Bolzano, 400 persone altamente qualificate, 1 idea space e 1 maker space, ben 15 lingue diverse parlate tra le sue pareti, oggi il NOI Techpark, crocevia per imprese, startup, studenti e ricercatori, rappresenta una scommessa vinta nella sfidante economia dell’innovazione

«Volevamo creare un luogo che consentisse alle imprese di poter incontrare molto più facilmente ed efficacemente la ricerca. Un hub che desse la possibilità alle startup di poter crescere e ai giovani talenti di tutto il mondo di essere valorizzati. Siamo agli inizi e molto ancora c’è da fare ma i numeri dimostrano che la direzione intrapresa è quella giusta. Nel suo primo anno di vita, il NOI Techpark ha suscitato grande interesse sia a livello locale che a livello internazionale, è riconosciuto come una location votata all’innovazione e alla ricerca che offre a imprese, ricercatori e studenti l’ambiente ideale per avviare e sviluppare i loro progetti» dichiara Ulrich Stofner, direttore di BLS Business Location Südtirol Alto Adige, responsabile della costruzione del Parco tecnologico, ricordando che nel primo anno il NOI Techpark ha ospitato qualcosa come 200 visite guidate con 5 mila partecipanti, 300 eventi e seminari con oltre 15 mila partecipanti, 900 colloqui di consulenza con le imprese e, solo nel primo weekend di apertura al pubblico, ha coinvolto ben 6.500 persone. Dimostrazione di un interesse che dal mondo dell’impresa e della ricerca ha abbracciato l’intera comunità altoatesina. Esattamente come era nei desiderata dei suoi fondatori che hanno creato nel NOI Techpark non solo spazi per lavorare, ma anche per vivere respirando tutto ciò che rende unico il territorio altoatesino, a partire dai quattro ambiti di ricerca in cui è specializzato il Parco, ovvero: Alpine Technology, Green Technology, Food Technology e Automation. Quattro direttrici che continueranno ad accompagnare la crescita del NOI Techpark anche in futuro. Si sta già lavorando, infatti, per ultimare il terzo fabbricato, il cosiddetto edificio D1, nel quale si insedieranno altre 23 imprese. L’edificio ospita anche il «terraXcube», gestito da Eurac Research, un laboratorio unico a livello mondiale che permette di simulare condizioni climatiche estreme. Inoltre, la prima fase di costruzione, che si concluderà nel 2022, vedrà anche la realizzazione di un asilo, l’Istituto di biomedicina e la nuova facoltà di Ingegneria. E nel 2021 verranno avviati anche i lavori per i primi moduli realizzati su iniziativa privata: il primo lotto comprende una superficie lorda dell'area di circa 2.370 metri quadrati su cui potranno sorgere edifici per un volume complessivo di 24.245 metri cubi naturalmente dedicati ad attività di ricerca e sviluppo, in modo che il campus possa essere sempre più motore di competitività per il territorio attraendo realtà d’eccellenza a livello internazionale e diventando punto centrale d’innovazione e coesione per la città e la provincia.

Un desiderio espresso chiaramente anche nel libro «La Fabbrica della Ricerca», edito da Electa, in cui si racconta il processo di genesi del Parco tecnologico che, grazie a Claudio Lucchin & Architetti Associati e allo studio italiano del gruppo Chapman Taylor, è diventato una straordinaria storia di rigenerazione urbana. La vecchia Alumix, infatti, oggi ospita 30 laboratori ed è un centro in cui fare ricerca ai massimi livelli, inaugurato nell’ottobre del 2017 dall’allora sottosegretario del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi. Simbolo della struttura - che ha possibilità di espansione fino a 750 mila metri cubi -, è il Black Monolith, il monolite nero rivestito da pannelli fotovoltaici scuri e lastre in schiuma d’alluminio, vera e propria opera d’arte contemporanea. Qui il rimando a «2001, Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick, è immediato. Una metafora che prosegue con la leggera inclinatura della struttura che serve a ricordare l’uomo che si alza in posizione eretta man mano che procede nella sua evoluzione. «Il NOI Techpark è un presidio di conoscenza fondamentale, un luogo in cui passato, presente e futuro convivono in armonia, con equilibrio e perfetto senso delle proporzioni. Soprattutto - evidenzia l’architetto Lucchin -  è uno spazio in cui il lavoro è centrale. E lavoro vuol dire cultura. Per questo, sono particolarmente orgoglioso dell’intervento realizzato». 

Al NOI, infatti, hanno insediato i loro centri di ricerca aziende del calibro di Huawei, Maccaferri, Grandi Salumifici Italiani, Leitner e molte altre ancora. Perché il futuro è un progetto in costante divenire. Una verità che gli obiettivi della fotografa Alessandra Chemollo hanno saputo cogliere con grazia ed efficacia. Lei, da sempre attenta a ritrarre il paesaggio antropizzato, ha dedicato al NOI Techpark oltre trecento scatti ora esposti proprio negli spazi del campus, con l’obiettivo di testimoniare il prima e il dopo del parco tecnologico. «Ho interpretato questo luogo vivendolo il più possibile, sia durante i lavori che a opera terminata. Volevo ne emergesse il significato più profondo, perché il NOI ha tanto da dire: una struttura di questo tipo dovrebbe essere d’esempio per molte altre periferie urbane popolate di capannoni anonimi» commenta la fotografa Chemollo. 

Non resta dunque che augurare «Buon compleanno» al Parco tecnologico: «Il meglio – ricorda il direttore Stofner – deve ancora venire».

Scheda

LA STORIA

Il Nature Of Innovation Park di Bolzano nasce nell’ottobre 2017 negli spazi in cui un tempo operava la fabbrica Montecatini, il più grande stabilimento per la produzione di alluminio in Italia che aprì le sue porte a Bolzano nel 1936. Negli anni Novanta del secolo scorso iniziò la dismissione. Un percorso che dopo un’iniziale fase di abbandono condurrà l’edificio fino alla sua seconda vita, quella del parco tecnologico. Con la realizzazione del NOI Techpark, infatti, la struttura ha ritrovato una funzione produttiva, ora fondata sulla ricerca e sull'innovazione. 

IL PROGETTO 

Il progetto di Claudio Lucchin & architetti associati, Chapman Taylor architetti, vincitore nel 2008 della competizione internazionale per la riqualificazione dell'area ex Alumix, è diventato oggetto di un libro in cui si racconta il percorso rigenerante che ha coinvolto la struttura, tra la conservazione di alcuni spazi e l’inserimento di nuovi agenti trasformatori che hanno consentito al complesso architettonico di passare da luogo di lavoro pesante a luogo di lavoro intellettuale. Il tutto, confermando lo spirito green dell’Alto Adige, a partire dal Black Monolith le cui facciate sono state disegnate praticando dei tagli sulle superfici per un corretto controllo dell’irragiamento solare diretto, trattenendo il calore nei mesi invernali e schermandolo durante i mesi più caldi. Se il precedente stabilimento divorava grandi quantità di energia, infatti, il NOI ha un consumo prossimo allo zero e soddisfa i parametri europei degli edifici NZEB (Nearly Zero Energy Building). Inoltre, ha ottenuto anche la certificazione locale dall’Agenzia CasaClima Work & Life. La sua sostenibilità è infine garantita dalla certificazione internazionale LEED (Leadership in Energy and Enviromental Design). 

I PLAYER

I player del NOI Techpark sono: Eurac Research, UniBZ, Fraunhofer Italia, Centro di sperimentazione Laimburg, Agenzia per l’Energia Alto Adige – CasaClima, Confartigianato Imprese (lvh.apa), BLS e IDM Alto Adige. 

I SERVIZI

Al NOI Techpark è possibile far crescere in modo rapido la propria impresa grazie all’incubatore da 9 mila metri quadri e all’Idea Space; fare ricerca e sviluppare nuovi prodotti, processi e servizi; collaborare con realtà all’avanguardia generando valore grazie a un networking interdisciplinare e affittare spazi nelle strutture esistenti (accoglimento) o realizzare proprie iniziative edilizie sulle superfici disponibili (insediamento).