Green

2 giugno 2016Enrico Albertini

Airlite, la vernice che depura l’aria nasce tra i boschi dell’Alto Adige

Il fondatore: «Questa terra è un bollino di garanzia per i mercati». Ora un nuovo round di finanziamento per crescere e diventare leader mondiali

Immaginate una vernice che “mangia” lo sporco che c’è nell’aria, all’aperto o all’interno dell’edificio, depurandola dall'88,8% dell'inquinamento presente. Una potenziale rivoluzione per le città di tutto il mondo: cambierebbe a livello globale la qualità della vita dei cittadini. Così come l'Alto Adige ha trasformato la storia di Airlite: la vernice magica è infatti prodotta dalla startup innovativa Advanced Materials, un'idea innovativa diventata realtà internazionale in breve tempo a Bolzano. Una connotazione geografica che non è un dettaglio, ma un ingrediente fondamentale nella ricetta del successo: «Poterci presentare, nell’ambito green, come realtà altoatesina ci ha subito dato una forte credibilità». L’idea di Massimo Bernardoni, sposata poi da Antonio Cianci, ormai è già una realtà consolidata e in forte espansione. «L’apporto della realtà altoatesina è stato fondamentale, una vera e propria accelerazione» spiega Cianci, co-founder. Ed è a Laives che tuttora si produce il principio attivo, «l’ingrediente magico» a base di biossido di titanio, capace di rendere la pittura una vera e propria boccata d’ossigeno per l’ambiente e per chi lo vive.


Cento metri quadri per cancellare lo smog di 12 auto

Ma sono sempre i numeri che aiutano a scattare un’istantanea, fissando così le potenzialità di Airlite. Qualche esempio? Prendendo una palazzina di 7 piani, e dipingendone l’esterno con la vernice innovativa, nel giro di 12 ore si eliminerebbe l’inquinamento prodotto da 70 macchine a gasolio. O meglio: ogni 100 metri quadrati di prodotto steso su di una superficie abbattono i gas emessi da 12 autovetture. Lo stesso vale per gli interni: il biossido di titanio, a contatto con l’aria, ne ionizza gli elementi inquinanti, trasformandoli in molecole di sali di calcio, facilmente smaltibili. Non solo: all’interno degli edifici catturare batteri e sporco permette anche di eliminare o attutire fortemente, ad esempio, l’impatto del fumo. 

Prendendo una palazzina di 7 piani, e dipingendone l’esterno con la vernice innovativa, nel giro di 12 ore si eliminerebbe l’inquinamento prodotto da 70 macchine a gasolio

Ci sono poi altri dati, l’aspetto che rende il sogno una consolidata realtà. «Abbiamo già raccolto più di 2 milioni di euro – racconta Cianci – e la nostra azienda ormai viene valutata a mercato attorno ai 25 milioni». Soldi che arrivano da più parti: dalla city di Londra, dove il prodotto è piaciuto, e molto. E anche da «Shark Tank», la pioneristica trasmissione televisiva che faceva sposare startup e imprenditori. Advanced Materials è stata la prima a vedere il “matrimonio” celebrato. «Abbiamo conosciuto lì Fabio Cannavale, un imprenditore illuminato (fondatore di eDreams.it, ceo di Lastminute.com, ideatore fra le altre cose del motore di ricerca di voli low cost Volagratis.it) – spiega Cianci – e grazie agli investimenti abbiamo subito cominciato ad espanderci non solo a livello italiano, ma sul mercato internazionale». Messico, Thailandia, Uk, Emirati Arabi, Turchia, Australia, tutte bandierine già piantate da Airlite. E ora si punta a espandersi ancora verso Oriente, arrivando in Russia e Cina. Come nasce Advanced Materials? Dall’incontro di Antonio Cianci, ancora in veste di consigliere per l’innovazione di Palazzo Chigi qual era, con Massimo Bernardoni. Un’idea, una scintilla che scocca. Finita l’avventura istituzionale Cianci è tornato alla sua professione, l’acceleratore di idee. Scegliendo la proposta di Bernardoni e dando il via agli eventi.


Cianci: «Alto Adige, una scommessa vinta»

Airlite è ormai una tecnologia internazionale. Ma basta guardarsi indietro, non troppo lontano, per capire il ruolo portante dell’Alto Adige. Una provincia attrattiva in tutti i sensi. «In effetti – conferma Cianci – uno dei motivi per i quali abbiamo scelto l’Alto Adige era il piacere di andare a lavorare in una terra dove già venivamo a rilassarci in vacanza. Sapevamo poi degli alti standard qualitativi del rapporto fra Pubblica Amministrazione e imprese. Ma quando abbiamo cominciato è stata più una scommessa. Abbondantemente vinta: senza l’Alto Adige le cose non sarebbero andate in questo modo». I vantaggi altoatesini sono stati molteplici. «Materiali, grazie alla linearità del rapporto fra mondo delle imprese e istituzionale, e immateriali: una sorta di bollino di qualità, quello del lavorare in Alto Adige, che soprattutto nel settore green viene fortemente percepito dalle persone che vai ad incontrare».

 

Il supporto di Idm verso il successo


«Nel settore green lavorare in Alto Adige è una sorta di bollino di qualità»

Antonio Cianci

Scendendo nei dettagli, e siamo nel luglio 2013, Cianci sottolinea l’apporto decisivo di BLS, l’azienda di sviluppo territoriale dell’Alto Adige poi confluita in IDM, agenzia provinciale che si occupa della promozione dell’ecosistema altoatesino. «BLS ci ha subito dato una mano a trovare una sede per la nostra attività, poi ci ha guidato nel mondo dei finanziamenti previsti dalla Pubblica Amministrazione a supporto delle imprese. Sia quelli a sostegno delle attività di marketing e promozione internazionale, sia quelli per l’attività di ricerca». Una somma che in totale si avvicina ai 200mila euro. Ed è lo stesso Cianci a spiegare il vantaggio competitivo dell’Alto Adige: non più finanziamenti, ma più facilità nell’ottenerli. «Ed è questo quello che non succede nelle altre Regioni – conferma – dove magari ci sono anche delle somme a disposizione, ma la strada per ottenerla è tortuosa, poco lineare. L’Alto Adige invece riesce velocemente ad ampliare le potenzialità». 


Lo scambio tecnologico con Fraunhofer

C’è poi lo scambio tecnologico: Advanced Materials è in contatto con Fraunhofer Italia, prima società con sede a Bolzano affiliata della Fraunhofer-Gesellschaft, la più grande organizzazione di ricerca applicata in Europa. «Affideremo loro un ulteriore audit esterno, per certificare ancora le qualità del nostro prodotto, oltre a collaborare nel portare avanti la ricerca». E se è bello ripercorrere la storia (recente) di un successo, altrettanto importante è guardare avanti, continuare ad innovarsi e a migliorare. E Cianci non si tira indietro. «Prossimo step, oltre a contatti con mercati nuovi come Russia e Cina, è di ottenere un altro round di finanziamento. Oltretutto ormai la dimostrazione tecnica del funzionamento di Airlite è acquista, abbiamo superato l’ostacolo iniziale. Non voglio sembrare fuori luogo, ma vogliamo diventare i numeri uno al mondo nel nostro settore». E visto quanto fatto finora, l’inquinamento sempre crescente nel pianeta, in fondo non c’è da dubitarne.
 

 

Scheda

La storia e la crescita di Airlite

La costituzione dell’azienda

Dopo aver messo a punto il prodotto, nel giugno del 2013 Bernardoni e Cianci fondano Advanced Materials Srl, con sede a Bolzano. La scelta dell’Alto Adige nasce da due considerazioni: la prima è che l’Alto Adige ha sviluppato da anni una grande tradizione del settore delle tecnologie innovative per l’edilizia (vedi il caso Klima House) ed è in prima linea nelle politiche di accoglienza e sviluppo di start-up e nuove aziende; la seconda ragione è di natura commerciale ed è legata alla capacità della regione di essere  un ponte naturale verso i mercati del nord europa, particolarmente sensibili a questi temi.

La raccolta di capitali

Cianci coinvolge Arun Jayadev, allora  venture capitalist presso una importante società di investimento inglese, portandolo in seno alla compagine societaria di Advanced Materials; inizia così la prima raccolta di capitali. Nel 2015, a un un pool di investitori inglesi si aggiunge l’imprenditore Fabio Cannavale, incontrato e acquisito grazie alla trasmissione di Italia 1 Shark Tank (vinta da Massimo Bernardoni e Antonio Cianci a maggio dello scorso anno). Oggi la società ha una capitalizzazione di oltre 25 milioni di euro, ha aperto una sede a Londra e sta lavorando per un secondo round di 5 milioni di euro, che devono servire per lo sviluppo internazionale. La società vende ora in Messico, Thailandia, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Stati Uniti e Cina. La ricerca di nuovo capitale è stata avviata precipuamente per lo sviluppo di questi due mercati.     

Gli obbiettivi

La società prevede per il 2016 un fatturato di 5 milioni di euro, con una stima di raggiungere i 15 per il 2017. L’obiettivo è diventare per il 2019 leader nel settore delle tecnologie per la qualità dell’aria. A tale scopo, oltre allo sviluppo della tecnologia Airlite per le superfici architettoniche, ha in piano progetti per il settore automotive e nautico.

L’impatto di Airlite

Per valutare l’impatto della vernice si può fare un esempio: considerati i 280mila edifici, con 1,8 milioni di veicoli, della provincia di Milano, se il 20% delle costruzioni utilizzasse Airlite – anche solo con una resa al 50% - si pulirebbe l’aria dai gas di scarico totali. La vernice innovativa pulisce l’88,8% degli inquinanti dell’aria, il 99,9% di muffe e batteri, riduce del 50% il consumo di energia per rinfrescare un ambiente, oltre ad essere del tutto naturale e rendere difficile allo sporco di depositarsi sulla parete.