Innovazione

30 ottobre 2017Stefano Voltolini

Dai novemila metri allo spazio: TerraXCube, la camera-laboratorio che esplora tutti i climi

La «Wundermaschine» di Eurac Research fiore all’occhiello del NOI Techpark: 4,4 euro milioni di investimento, test su piloti dell'aeronautica e di Formula 1

Quale aria respireranno gli astronauti in viaggio per Marte o nella colonizzazione lunare? Saranno in un’atmosfera simile a quella presente sulla Terra, ad alta quota, arricchita artificialmente di ossigeno nel giusto «mix» tra il risparmio di risorse e i limiti dell’adattamento umano. Proprio l’ambiente che potrà riprodurre per i test terraXcube, la nuova camera climatica di Eurac Research nel NOI Techpark. Ribattezzata Wundermaschine, la macchina delle meraviglie, è il gioiello della cittadella altoatesina dell’innovazione, il parco tecnologico ispirato alla natura – e che non a caso nel suo skyline cita 2001: Odissea nello spazio di Kubrick – gestito da IDM Südtirol-Alto Adige, l’azienda per lo sviluppo dell’economia provinciale.

Attraverso gli esperimenti sull’adattamento umano, effettuati in collegamento con la Nasa e l’Esa europea, terraXcube darà un contributo concreto alla più grande sfida del futuro dell’umanità, la colonizzazione di altri pianeti. Ma questo è solo uno degli innumerevoli usi dell’infrastruttura da 4 milioni e 450mila euro in via di costruzione nel lotto D1 del parco, «unica al mondo» per le sue qualità. Ai molteplici aspetti scientifici coniugherà la possibilità di effettuare test per le imprese, per provare la resistenza dei prodotti – dai vestiti tecnici ai motori e ai droni – in tutte le condizioni di temperatura, vento, ghiaccio, neve. Inoltre, è richiesta per le prove sui piloti dell’aeronautica militare e di Formula 1 (ci sono contatti in corso con la Red Bull). I soggetti interessati sono così tanti – si va dalle università, vedi Stanford, a Salewa – che terraXcube potrebbe essere «overbooked» prima ancora di cominciare l’attività, esattamente fra un anno.

We are explorers. And pioneers

Delle ricadute per le esplorazioni spaziali – che richiamano alla mente il viaggio nell’ignoto del film Interstellar di Christopher Nolan e la frase «siamo esploratori e pionieri» – e di tutti gli altri utilizzi si è parlato durante la presentazione dell’infrastruttura al NOI. Alla presenza di Arno Kompatscher, dei vertici di Eurac Research e di Ulrich Stofner, direttore di Business location Alto Adige, committente del parco. «Questa – afferma il governatore altoatesino – è davvero una Wundermaschine, una macchina unica al mondo, in grado di simulare tutte le condizioni atmosferiche del nostro bellissimo pianeta». Dall’Everest al Sahara. «Di solito solo le grandi multinazionali hanno infrastrutture così. Questa invece è a disposizione delle nostre aziende. Un grande investimento per il futuro della nostra ricerca e per il salto di qualità dell’industria altoatesina nella certificazione della resistenza dei prodotti».

«L’eccellenza al NOI Techpark»

Stofner definisce il laboratorio «il più prezioso e importante fra i 30 inseriti nel NOI»: «La mission del parco, indicata dalla Provincia, è portare la ricerca su un alto livello, di eccellenza. Il NOI è il motore della capacità di innovazione del territorio e delle imprese, attrae giovani talenti da fuori, lavora per l’internazionalizzazione e la visibilità del tessuto locale. TerraXcube è determinante per questa strategia».

I segreti del simulatore

Dal punto di vista tecnico, la camera climatica è posizionata su 1.840 metri quadrati totali, nell’edificio D1 in via di costruzione a sud del Black Monolith, sede centrale del NOI. Cinquecento le tonnellate di cemento necessarie per costruirla. Nella camera grande, Large cube, alta 12 metri, possono entrare anche un furgone o un gatto delle nevi e mezzi con peso massimo di 40 tonnellate. Una volta ultimata potrà variare l’ambiente interno da meno 40 a +60 gradi Celsius, l’umidità dal 10 al 95%, la percentuale di ossigeno da 6 a 1%, spingere il vento a 30 chilometri orari e la pressione fino a quella presente a 9.000 metri. Al piano interrato – Small cube – ecco altri quattro cubi in cemento di tre metri di lato e gli spazi di servizio: ambulatorio, laboratori, officina, sala di controllo. La camera principale può ospitare fino a 15 persone per 45 giorni negli esperimenti sulla fisiologia umana.

«Siamo al 10% delle possibilità totali»

La struttura è estremamente versatile. È una risorsa anche per la ricerca in tema di medicina, ecologia, biologia, agricoltura. Potrebbe essere presto «contesa» dai futuri fruitori. «Nel business plan preliminare avevamo già rilevato un buon interesse sondando mille imprese, italiane, tedesche, austriache e svizzere – afferma Stephan Ortner, direttore di Eurac Research –. E di tutti gli utilizzi pensati finora, siamo solo al 10% delle possibilità totali. Ogni giorno arrivano nuove idee». C’è quindi il rischio che sia overbooked prima di iniziare a funzionare, nell’autunno 2018? «Non sarà facile gestire le time slot – precisa Ortner –, ma io lo vedo positivamente, come segno del riscontro per la camera climatica, internazionale e locale».

Scienza, il passo avanti

La Wundermaschine rappresenta un salto in avanti per la scienza. «A livello filosofico, direi che ci dà la possibilità di liberarci, nella conoscenza, dalle restrizioni della natura» afferma Roland Psenner, presidente di Eurac Research. «Questa è veramente una macchina delle meraviglie. Studieremo gli effetti dei cambiamenti climatici e degli eventi meteorologici estremi sulla biodiversità».

Il simulatore di cui è responsabile tecnico Andrea Vilardi permetterà lo svolgimento di esperimenti «eco-fisiologici controllati» che interessano alle università di tutto il mondo: di Stati Uniti (Stanford), Canada, Cina, Italia e Austria. Superando gli ostacoli presenti nelle prove sul campo. «Potremmo oltrepassare la non riproducibilità degli esperimenti nei luoghi naturali – spiega Hermann Brugger, direttore dell’Istituto di medicina di emergenza in montagna di Eurac –, aumentando la qualità della ricerca. E si risolverà il problema della sicurezza dei ricercatori: i test sull’Ortles finora sono dipesi dal meteo, mentre a Aosta il nostro personale è stato sorpreso da una valanga distante un chilometro».