Scenari

3 gennaio 2018Enrico Albertini

Vino, la sfida del Pinot Bianco: salire a 730 metri per migliorare la qualità

L’innovazione si adatta alla natura: primi risultati dello studio triennale del centro Laimburg che ha già prodotto 45 vini sperimentali

Alzare l’asticella per ottenere risultati sempre migliori. E mai come in questo caso la metafora è realistica. C’è un’eccellenza altoatesina che si sta adattando sempre più all’ambiente che la circonda, con una simbiosi perfetta. Stiamo parlando del Pinot Bianco e del progetto finanziato dal Fondo Europeo di sviluppo regionale del centro Laimburg che da un anno ormai sta studiando gli effetti dell’altitudine sugli uvaggi. Una risposta è già arrivata: la coltivazione ad altitudini fino a 730 metri sarà con la strategia futura per mantenere, se non migliorare, la qualità del vino pinot bianco altoatesino. Un esempio concreto di come l’innovazione sia fondamentale in tutti i settori: in un territorio dove la maggior parte dei Comuni ha un’altezza media superiore ai 500 metri sul livello del mare, spostare in alto i vigneti, ottenendo un prodotto di qualità ancora superiore, significa vincere la sfida del futuro. «La combinazione di dati agronomici, chimici, enologici e sensoriali che otteniamo, ci permettono di dare indicazioni concrete e oggettive ai viticoltori, al fine di valorizzare e migliorare il prodotto e rendere l’Alto Adige sempre più competitivo a livello internazionale» spiega Florian Haas, ricercatore Laimburg e responsabile del progetto triennale PinotBlanc.

Il primo ciclo di sperimentazione 

I ricercatori hanno analizzato otto parcelle ad altitudini diverse comprese tra 600 e 700 metri sopra il livello del mare in quattro comuni altoatesini (Appiano, Termeno, Nalles e Terlano). Hanno raccolto dati sulla temperatura dell’aria e del suolo, sulle caratteristiche e la composizione di terreno, foglie e uva, nonché sulle dinamiche di crescita del vitigno. Nella cantina sperimentale del Centro Laimburg, sono convogliate le uve di due vendemmie per essere microvinificate con metodi standardizzati, al fine di analizzare i differenti composti responsabili per la definizione della qualità del vino. I ricercatori del Settore Enologia, diretto da Ulrich Pedri, hanno ottenuto così 45 vini sperimentali per un totale di 1.500 litri. Questi vini sono ora in fase di maturazione e, nell’arco del progetto, verranno sottoposti a più di 1000 analisi chimiche nel Laboratorio per Aromi e Metaboliti del Centro Laimburg, diretto da Peter Robatscher. A maggio verranno degustati da un panel di esperti appositamente addestrato sul Pinot bianco, per valutarne caratteristiche e qualità specifiche.

La coltivazione in altura sarà la salvezza per il Pinot Blanc anche in futuro

Il Pinot bianco è una delle varietà di punta dell’Alto Adige che, grazie alla sua elevata qualità, sta conseguendo sempre maggior successo a livello nazionale ed internazionale. Si caratterizza per il contenuto relativamente alto di acidità, che dipende in larga misura dalla temperatura a cui sono espositi i grappoli durante la maturazione. Con l’aumento delle temperature negli ultimi decenni (circa 1,9 °C di innalzamento della temperatura media nelle Alpi) la quantità di acidità subisce un rapido calo, che costringe i viticoltori ad anticipare la vendemmia di anno in anno, mettendo a serio rischio le caratteristiche organolettiche del vino. Rispetto alla quota di 200 metri sopra il livello del mare, le coltivazioni di Pinot bianco ad altitudini comprese tra 600 e 730 metri permettono una maturazione dei grappoli più lenta e in momenti dell’anno più freschi, riducendo così l’incidenza di marciume e mantenendo un livello di acidità negli acini più stabile. Grazie a ciò, i viticoltori hanno la possibilità di gestire con più tranquillità la vendemmia per poter ottenere uno spettro aromatico ottimale e tipico di quest’uva.

Tre nuovi ricercatori a rafforzare il progetto

È passato un anno dall’avvio del progetto Pinot Blanc e i lavori sono in pieno fermento. Sono stati assunti tre nuovi collaboratori al Centro di Sperimentazione Laimburg, uno per ogni gruppo di ricerca coinvolto nel progetto. Si rafforza con la ricercatrice Selena Tomada il Gruppo di lavoro Fisiologia e Tecniche Colturali, che negli ultimi mesi ha effettuato tre rilievi per ognuna delle otto parcelle viticole selezionate. Inoltre, ha posizionato otto stazioni metereologiche, che forniscono dati sull’andamento della temperatura, dell’umidità e dell’irraggiamento solare, utili a completare le analisi agronomiche. Una nuova collaboratrice, Fenja Hinz del settore Enologia, si occupa di vinificare le uve di Pinot bianco e organizzare gli addestramenti specifici per le future degustazioni sensoriali su questa particolare varietà di uva, al fine di determinare quali indicatori sensoriali caratterizzano la qualità del Pinot bianco. Nel Laboratorio per Aromi e Metaboliti del Centro Laimburg, invece, la nuova ricercatrice Valentina Lazazzara si occupa di analizzare lo spettro di aromi e altri composti che determinano la qualità del vino di ogni campione.

Un team di esperti variegato che, nel corso del secondo anno di progetto definirà quale mix di fattori agronomici e metereologici legati all’altitudine influenza lo spettro di aromi tipico del Pinot bianco, al fine di fornire ai viticoltori dati oggettivi per un’ottimale coltivazione, vendemmia e vinificazione del Pinot bianco.