Ricerca

24 maggio 2018Silvia Pagliuca

Novel food, industria digitale e… Pinot Blanc: la ricerca esce dal laboratorio

Dodici ricercatori si raccontano a «Out of the Lab», la rassegna che avvicina la scienza al grande pubblico. «Così condividiamo la meraviglia delle nostre ricerche»

Dai cibi del futuro all’industria digitale, dagli aromi del Pinot Blanc al curioso rapporto tra insetti e batteri passando per le nuove sfide del climate change. I sei incontri di "Out of the Lab", la rassegna ospitata da marzo a maggio al NOI Techpark di Bolzano, hanno acceso i riflettori su alcuni dei filoni di ricerca più interessanti degli ultimi tempi. Fil rouge dei progetti presentati: l’Alto Adige, territorio in cui l’innovazione non solo si fa, ma si racconta. Per la prima volta, infatti, si è infranto il muro che solitamente separa ricerca e società e dodici ricercatori (due per ogni incontro pubblico), lasciando camici e laboratori, hanno incontrato centinaia di appassionati e curiosi per descrivere le loro attività. Gli appuntamenti sono stati partecipatissimi con una media di 50 – 60 persone per ogni evento. Segno che la ricerca attrae purché sia spiegata in modo chiaro e coinvolgente.

Dagli scarti nuove occasioni

Tra le ricercatrici intervenute: Miriam Benedetti, dell’Eurac Research di Bolzano. Il suo gruppo di ricerca lavora con le aziende per aiutarle a ridurre consumi ed emissioni, trovando nuovi modi per adattarsi all’ambiente e per trasformare i rifiuti in energia. Il tutto, creando legami con altre aziende del territorio e con la popolazione locale per far sì che tali materie di scarto siano messe a disposizione di tutti in vista di nuovi utilizzi. «Stiamo passando dalla rivoluzione all’evoluzione industriale: se un tempo la fabbrica era percepita come un luogo estraneo e negativo per l’ambiente in cui operava, ora si ricerca una maggiore connessione. L’industria diventa parte di un equilibrio ecosistemico, impara dalla natura e crea valore non solo in termini di prodotto ma anche di processo», evidenzia la ricercatrice. Da qui il concetto di «evoluzione industriale» declinabile in diversi modi. Tra questi, il riciclo di quelli che un tempo erano considerati scarti delle lavorazioni. «Il caffè è uno dei prodotti più interessanti – spiega Miriam – i suoi fondi possono essere impiegati per la produzione di funghi per il terreno e come mangime per gli animali. Il caffè solubile, invece, può contribuire alla produzione di un olio per tessuti sportivi traspiranti e anti-odori o alla creazione di tempere e colori». E qualcosa di simile accade con la frutta: «la Frumat di Bolzano, ad esempio, produce a partire dalla buccia e dal torsolo delle mele materiali cartacei per la cancelleria e il packaging e rivestimenti in similpelle», chiarisce la ricercatrice, che ricorda: «aver avuto la possibilità di esporre il mio lavoro davanti a più di 50 persone è stato emozionante, soprattutto per lo stupore che ho letto nei volti di chi era presente. Queste lavorazioni per un ricercatore sono qualcosa di normale e quotidiano, ma per i non addetti al mestiere non è così. È bello diffondere la meraviglia delle nostre ricerche». Rendere questi giovani ricercatori, tutti under 35, protagonisti del progetto, valorizzando il loro impatto per la società era, infatti, uno degli obiettivi di “Out of the Lab”. Per questo motivo, l’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con la cooperativa sociale Young Inside e sostenuta dall’Ufficio Politiche Giovanili della Ripartizione Cultura Italiana della Provincia di Bolzano.

Tutelare la risorsa idrica

E al progetto ha partecipato anche Stefano Terzi, dottorando all’Eurac Research di Bolzano. Il suo incontro è stato interamente dedicato all’importanza della tutela della risorsa idrica. «Con il mio progetto di dottorato all’Eurac Research di Bolzano studio le relazioni tra il cambiamento climatico, le attività socio-economiche e l’ambiente naturale per capire come trovare strategie di adattamento ed essere pronti ad affrontare le sfide climatiche future», spiega Stefano. Sempre di più, infatti, l’aumento della temperatura e la variabilità delle piogge stanno causando nell’ambiente montano, scioglimento dei ghiacciai, alluvioni e periodi di scarsità idrica. «Le ripercussioni di tali fenomeni riguardano tutti, dagli agricoltori alle famiglie, e secondo i report stilati dalle principali agenzie internazionali, la situazione non potrà che peggiorare. Dunque – afferma Stefano - non c’è più tempo da perdere. Serve una maggiore consapevolezza e una nuova modalità d’azione». Bisogna, soprattutto, imparare a riconoscere tali fenomeni non tanto come «disastri naturali» quando piuttosto come «disastri umani» che l’uomo stesso così come ha provocato, ora può correggere. Un messaggio che Stefano ha avuto modo di ribadire durante l’incontro tenuto al NOI «e che – assicura – sono riuscito a rendere ancora più incisivo grazie alla preparazione iniziale effettuata con i tutor». Prima dell’avvio del ciclo di incontri pubblici, infatti, i ricercatori hanno affrontato una full immersion di due giorni con gli esperti di comunicazione scientifica Erica Villa e Jacopo Pasotti che hanno spiegato loro come essere più chiari nella divulgazione delle attività.

Gli altri giovani scienziati che hanno partecipato all’iniziativa venivano da diversi istituti di ricerca altoatesini, fra cui Eurac Research, Libera Università di Bolzano e Centro di sperimentazione agraria e forestale Laimburg. In particolare, hanno partecipato: Gioacchino Morosinotto con un focus sull’efficienza energetica, Hannes Schuler, con un approfondimento sulle interazioni tra insetti e batteri, Ksenia Morozova, che con il suo team analizza la composizione chimica degli alimenti e sviluppa prodotti innovativi da materie prime regionali, Michael Steinwandter, studioso dei terreni di alta montagna e degli animali che li abitano, Walter Gasparetto, che accompagna le aziende all’incontro con il digitale, Valentina Lazazzara, con il progetto “pinotblanc” dedicato alla valorizzazione delle sostanze tipiche del Pinot blanc. E ancora: Flavia De Camillis, per un approfondimento sulle esperienze di traduzione dei dipendenti pubblici, Lorenza Pistore, la cui ricerca si basa sullo studio degli edifici scolastici sia dal punto di vista dell’efficienza energetica che da quello del comfort negli ambienti interni, Giulia Chitarrini, il cui lavoro è dedicato allo studio del profumo delle mele altoatesine, e Anna Scuttari, che analizza gli aspetti emozionali e sensoriali dei viaggi turistici sulle strade dolomitiche.