Cultura

7 aprile 2017Enrico Albertini

Da Ötzi al Museo Egizio di Torino, così l'Eurac Research svela i segreti delle mummie

Un tir di 14 metri nel capoluogo piemontese ospita una Tac che fornirà i dati per uno studio, a guida altoatesina, su mummie che hanno dai seimila ai duemila anni

Riusciranno a svelarci cosa mangiavano, di cosa si ammalavano, aprendo uno squarcio su stili di vita di epoche remote. Il tutto grazie ad una Tac e a un lungo progetto di ricerca. Perché ci vuole pazienza e spirito di osservazione per riportare “in vita” le abitudini di esseri umani vissuti migliaia e migliaia di anni fa. L’ennesima conferma del ruolo di avanguardia sullo studio delle mummie dell’Eurach Resarch di Bolzano sta campeggiando, plasticamente, in questi giorni a Torino, appena fuori dal Museo Egizio. Là, dove i tantissimi visitatori (852mila nel 2016, settimo museo nazionale per numero di entrate) possono vedere in questi giorni un tir lungo 14 metri.

È lì da due settimane, il tempo necessario per sottoporre a una Tac un centinaio di mummie che riposano nel Museo. Il tir venuto dall’Olanda ospita infatti un sofisticato macchinario per la Tac che permetterà a un’équipe internazionale di ricercatori di analizzare i resti umani nell’ambito di una approfondita campagna di studi che Eurac Research guiderà nei prossimi anni: esami della datazione, analisi biologiche, antropologiche e sullo stato di conservazione apriranno la strada a numerose ricerche sulla storia egizia dall’epoca predinastica a quella romana. Il know-how di Eurac in materia è consolidato da tempo: nel 2007 è stato fondato l’Istituto per le Mummie e l’Iceman (omaggio a Ötzi, l’uomo del Similaun), specializzato nello studio approfondito dei resti. E il rapporto con il Museo Egizio di Torino, secondo al mondo per numero di reperti dopo quello del Cairo, non poteva che venire naturale, tanto da essere fissato da un accordo messo nero su bianco con la Soprintendenza del Piemonte e la Fondazione delle Antichità Egizie.

Il gruppo di ricerca guidato da Eurac Research sta valutando insieme agli esperti del Museo quali delle 114 mummie  - che hanno fra i seimila e i duemila anni, e in molti casi non sono mai state spostate – possano essere trasportate senza rischi nel tir e come posizionarle per la Tac. Alcuni corpi saranno lasciati infatti dentro ai loro sarcofagi. In alcune mummie, se le condizioni dei corpi lo permetteranno, i ricercatori preleveranno anche dei campioni di tessuto in modo diretto o usando un endoscopio. «Si tratta di un’operazione straordinaria, ma il bello comincia una volta conclusa questa fase - annuncia Marco Samadelli esperto di conservazione di mummie di Eurac Research -. Nei prossimi mesi e anni sottoporremo i campioni a varie analisi e daremo così risposta a molte domande per le quali l’archeologia ha fornito spiegazioni solo parziali. Per esempio, scopriremo esattamente cosa mangiavano gli egizi nelle varie epoche, di cosa si ammalavano, come venivano imbalsamati».

«Siamo orgogliosi di far parte di questo progetto - ha dichiarato Christian Greco, direttore del Museo Egizio - È un ottimo esempio di ricerca multidisciplinare che potrà fornire elementi preziosi per la conoscenza dei reperti e aprire ulteriori ambiti di ricerca per lo studio dell’antico Egitto».  L’esame del carbonio 14 servirà per esempio a inquadrare le mummie dal punto di vista storico, mentre le immagini della Tac permetteranno di osservare calcificazioni, neoplasie o residui dei processi di imbalsamazione. Dalle analisi del Dna antico i ricercatori si aspettano invece di avere indicazioni sulla dieta, sulle malattie comuni, sui tratti somatici e i legami parentali. Saranno invece i test microbiologici su spore e funghi a far capire agli esperti lo stato di conservazione delle mummie.

La ricerca, svolta sotto l’attenta supervisione della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino e della direzione del Museo, coinvolge esperti del team medico statunitense del gruppo Horus e dei laboratori per le analisi del C14 del Curt-Engelhorn-Zentrum Archäeometrie di Mannheim.