Innovazione

27 marzo 2017Rebecca Travaglini

Un alveare di vetro per migliorare resistenza e statica degli edifici

Da Bressanone a Londra e ritorno, materiali innovativi per le facciate protagonisti del corso per progettisti di IDM ed Eurac. Un centro di competenza italo-austriaco lavora a ottimizzare prestazioni termiche ed energetiche degli immobili

L’ingresso dell’hotel Berkely di Londra accoglie i visitatori sotto un pannello di vetro dal forte impatto visivo: si chiama Honeycomb Glass Panel, perché ricorda le celle di un alveare. Una struttura particolarmente innovativa da vari punti di vista. Innanzitutto la tecnologia che ci sta alla base: questo pannello di vetro a nido d’ape è costituito da celle adatte a strutture sia verticali che orizzontali, ideali quindi per edifici che combinino resistenza ed esigenze di statica, oppure per vetrate larghe e a sbalzo che non necessitano di supporti ulteriori. In seconda battuta, il vetro garantisce la qualità estetica dell’edificio permettendo di vedere attraverso.

È questa la soluzione innovativa studiata – su indicazione dell’azienda Frener & Reifer di Bressanone – da Alice Ancillotti del Politecnico di Milano, nell’ambito del corso “Face”, organizzato da IDM Südtirol Alto Adige ed Eurac Research e rivolto a professionisti costruttori di facciate di edifici. «Le competenze acquisite nei mesi scorsi hanno permesso di constatare che Frener & Reifer potrebbe ottimizzare risorse materiali ed economiche adottando questa tecnologia invece dei classici sistemi per la realizzazione di facciate o coperture» spiega Carlo Battisti, coordinatore del Gruppo di Lavoro Facciate di IDM. L’esempio londinese potrebbe dunque essere presto applicato anche in Italia.

Ma sono tanti i materiali innovativi studiati nell’ambito del corso Face, come per esempio le soluzioni in vetro e legno di cui si è occupato Stefano Fasiolo, ingegnere della Tip Top Fenster di Rio di Pusteria: un modo per collegare la facciata dell’azienda al resto dell’edificio resistendo meglio all’acqua e all’aria e dandole forme geometriche a linea spezzata, a singola curvatura e a doppia curvatura. O, ancora, sono interessanti le moderne applicazioni (come nel caso dello stesso Honeycomb Glass Panel) del vetrocamera, un materiale inventato nel 1953 da Alastair Pilkington e formato da due superfici di vetro, una esterna e una interna: in mezzo una camera d’aria consente l’isolamento termico.

«Le facciate sono l’elemento dell’edificio che permette di aumentare l’efficienza energetica e di salvaguardare il comfort interno – afferma Stefano Prosseda, manager dell’Ecosystem Edilizia di IDM. – Ecco perché, nella patria di CasaClima, sono un settore su cui si investe sempre di più». Il corso Face si è svolto da ottobre 2016 a febbraio 2017 nella sede del Development di IDM: 120 ore di formazione sulle facciate tecnologiche complesse per edifici che hanno coinvolto 15 professionisti provenienti da tutta Italia. A conclusione del corso, sono stati presentati 12 project work, casi di studio significativi indagati dai partecipanti. «Tutte le idee sono state validate – racconta Carlo Battisti –. Ora i singoli partecipanti decideranno se andare avanti o meno anche in vista di eventuali prototipi».  Durante il convegno conclusivo si è parlato inoltre delle possibilità di attuazione in Alto Adige del Building Information Modelling (Bim), un metodo che attraverso un software combina e collega in modo digitale gli elementi e i dati di un edificio e permette quindi di ottimizzare pianificazione, realizzazione e gestione delle costruzioni.

Ad attrarre i partecipanti sono state senza dubbio le sempre maggiori competenze specialistiche nel settore “green” che si stanno sviluppando in Alto Adige, ricercate da aziende ed enti locali con l’obiettivo di rispettare la strategia “Piano clima – Energia Alto Adige 2050” della Provincia di Bolzano: ridurre le emissioni provinciali di CO2 a meno di 4 tonnellate l’anno pro capite entro il 2020 e a meno di 1,5 tonnellate l’anno al più tardi entro il 2050. In quest’ottica si guarda a un centro di competenza al quale Eurac Research sta lavorando dal 2013 «testando dal punto di vista termico ed energetico componenti e sistemi d’involucro come serramenti, pareti opache e sistemi di facciata avanzati» come racconta il direttore dell’Istituto per le energie rinnovabili Wolfram Sparber. Questo hub di competenza che collega Italia e Austria sarà realizzato in via sperimentale nell’ambito del progetto FACEcamp da IDM, Eurac Research, Università di Innsbruck e da aziende come le altoatesine glassAdvisor e Frener & Reifer e le austriache Bartenbach e Hella.