Innovazione

7 novembre 2018Enrico Albertini

Innovation Nation: NOI Techpark, best practice da mettere a fattore comune per l’Italia

Imprenditori e fondi di investimento riuniti a Milano. Con un focus speciale sull’Alto Adige e sul parco tecnologico: «Il nuovo polo per innovazione e ricerca, nel cuore dell’Europa»

Oltre 300 persone, lo spaccato dell’Italia che innova. Imprese, startup, fondi di investimento e associazioni: tutti riuniti a Milano per capire come sarà il Paese del futuro. Partendo dalle sue best practice. Ogni anno Innovation Nation Forum, evento promosso da Milano Notai e Blum, sceglie le migliori esperienze per condividere quelle che, se messe a sistema, possono aiutare l’Italia a crescere. E così è stato anche quest’anno, alla seconda edizione del forum. Tra le best practice, è stato dedicato un focus particolare all’ecosistema altoatesino e alla sua spinta innovativa, rappresentata in primis da NOI Techpark, il nuovo quartiere per aziende tecnologiche e ricerca che prende spunto dalla natura. «L’investimento di oltre 100 milioni di euro effettuato dalla Provincia Autonoma di Bolzano – spiega Giuseppe Salghetti Drioli, presentando NOI Techpark – è un investimento che l’Alto Adige mette a fattore comune per il Paese. Invitiamo gli innovatori italiani a scoprire una realtà che fa dialogare all’interno di un unico, grande spazio, aziende pronte a sfidare il futuro e centri di ricerca d’avanguardia. NOI, acronimo di Nature Of Innovation – prosegue Salghetti Drioli -, è il simbolo di quello che a Bolzano eravamo, siamo e soprattutto vogliamo diventare. Un’ex fabbrica pesante trasformata in “fabbrica delle idee”, e pronta a diventare punto d’attrazione per ricerca e innovazione. NOI Techpark si muove attorno ai cinque settori di eccellenza altoatesini: green, alpine, food, digital e automation. Un modello misto, che mette insieme risorse pubbliche e private, università, ricerca e aziende tecnologiche che puntano forte sull’innovazione. Un esempio? Leitner Ropeways, leader nel trasporto a fune con impianti in tutto il mondo, che a NOI Techpark ha già 90 addetti».  Con 60 aziende fra startup e imprese tecnologiche incubate, sei istituti di ricerca (Eurac ResearchCentro di Sperimentazione LaimburgFraunhofer ItaliaAgenzia CasaClima, EcoResearch e Libera Università di Bolzano), 500 persone altamente qualificate, un idea space e un maker space, ben 15 lingue diverse parlate tra le sue pareti, oggi NOI Techpark, crocevia per imprese, startup, studenti e ricercatori, rappresenta una scommessa vinta nella sfidante economia dell’innovazione

Superare lo «choc del futuro»

E proprio di futuro, nel suo intervento motivazionale, ha parlato Alberto Mattiello, esperto di innovazione con base a Miami, fondatore del Future Thinking Project della J. Walter Thompson e docente di innovazione digitale all’Università Bocconi di Milano e all’Imperial College di Londra. Nello speech di apertura di Innovation Nation Forum, Mattiello ha illustrato alla platea come superare il «future choc», espressione utilizzata da Alvin Toffler negli anni Sessanta per indicare «l’ansia da futuro» generata nelle persone dalla terza rivoluzione industriale. Un concetto che, per l’esperto di innovazione, si sta ripetendo oggi con la rivoluzione digitale. «L’elaborazione quantica in pochi anni ci fornirà in cloud possibilità di elaborazione infinita – ha ricordato –, mentre il 5G ci donerà la trasmissione infinita dei dati. Su queste infrastrutture si innesta lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Oggi come cinquant’anni fa, le persone non riescono a processare tutte le informazioni che ricevono e faticano a tenere il passo con una tecnologia che avanza sempre più veloce. Il vero futuro non lo avremo quando i robot avranno preso il nostro posto nei lavori intellettuali, ma quando l’uomo sarà in grado di affrontare il futuro, imparando a pensarlo, a gestirlo e a non subirlo».  «Vuca: volatile, uncertain, complex, ambiguous. L’acronimo, coniato dall’esercito Usa per descrivere lo scenario post-bellico in Iraq, è utile per descrivere il futuro come ci appare oggi – ha precisato Mattiello –. Queste quattro parole contengono due ambienti distinti ma complementari: volatilità e incertezza da una parte (l’ambiente ideale in cui si muovono le startup), complessità e ambiguità dall’altra (il territorio prediletto per le grandi imprese e organizzazioni). Solo un’alleanza fra queste due realtà e questi due modi di pensare e di affrontare il futuro potrà dar vita a un ecosistema dell’innovazione in grado di farci superare la paura del futuro. Non immagino un futuro dell’innovazione in cui le startup vivano senza le grandi aziende, né viceversa».

Quattro direttrici di innovazione

Nel corso di Innovation Nation Forum si sono alternati otto workshop, suddivisi in quattro filoni tematici. Workshop che hanno scattato la fotografia – in movimento – dell’ecosistema italiano dell’innovazione: Agrifood, Med Tech, Fashion & Design e Green Energy. Quattro settori sui quali anche l’Alto Adige ha molto da dire e da offrire. Settori in movimento, dicevamo: come quello dell’agrifood, definito in fase di «emancipazione lenta» ma con un approccio inesorabile al digitale. «Solo una minuscola parte delle vendite del cibo e del vino passano dalla Rete, l’e-commerce vale l’0,8%, mentre nel Regno Unito, dove è molto più diffuso, è il 7%» spiega Andrea Casalini, ex imprenditore digitale, oggi alla guida di Eataly net, l’e-commerce di Eataly. Oltre a lui, a discutere di future food, Giacomo Fanin (Cereal Docks), Claudio Giuliano (Innogest), Marco Magnocavallo (Tannico), Nicola Possagnolo (food advisor, Zanze XVI, Evo) e Gabriella Scapicchio (Le Village by Crédit Agricole Milan). Di contaminazione di saperi, fra tecnologia e scienza medica, si è parlato invece nel workshop dedicato al med tech, un mercato che vale 370 miliardi di dollari ed è in forte espansione. Con l’Italia pronta a fare la sua parte: 3.800 imprese, 76mila addetti e un export di oltre 5 miliardi. E la punta di diamante si conferma il farmaceutico, dove il nostro Paese è primo in Europa con una produzione di 31,2 miliardi di euro nel 2017, meglio di Germania e Gran Bretagna. Ne hanno discusso con Fabio Bianco, (Bio4Dreams), Antonio Falcone, (Principia), Layla Pavone, (Digital Magics), Fabrizio Renzi, (IBM Italia), Vincenzo Russi, (e-Novia), Giorgia Zunino, (Parco Santa Maria della Pietà).

 

Terzo focus di Innovation Nation il fashion: un settore dove creatività e tradizione sono da sempre un binomio vincente. Ma anche un freno all’innovazione: «Siamo un po’ indietro rispetto ad altre industry, anche se qualcosa sta cominciando a muoversi» ha ricordato Leonardo Raineri, innovation manager di Miroglio Group, uno dei protagonisti dei tavoli tematici con Fabio Brigante (Borsa Italiana), Giusy Cannone (Fashion Technology Accelerator), Stefano Guidotti (Milano Investment Partners), Tommaso Paoli (Nuo Capital) e Jacopo Sebastio (Velasca). Un cambiamento (lento), quello che sta innervando la moda, che sta però portando alla nascita di startup sempre più digitali. Così come sta cambiando il mondo dell’energia sostenibile. Un tema sempre più fondamentale per le sorti del pianeta e non procrastinabile. In Italia nel 2016 sono stati investiti circa 1,8 miliardi di euro in nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico (circa 615 milioni) e nell’eolico (490 milioni). Ma si può fare ancora molto, come sottolineato dagli esperti durante il panel. Un doppio round animato da Daniele Basso (Hbi), Arianna Cecchi (Climate-Kic Italy), Carlalberto Guglielminotti (Engie Eps), Cesare Maifredi (360 Capital Partner), Diego Parimbelli (E.On) ed Emilio Sassone Corsi (Glass to Power).