Energia

18 giugno 2018Silvia Pagliuca

Impianti idroelettrici, tutto il valore dell’energia pulita

Ingegneri e gestori di impianti si sono confrontati nel corso di un convegno internazionale al NOI Techpark

Sono 540 le dighe presenti in Italia, per lo più costruite in calcestruzzo tra gli anni ’20 e ’70 del secolo scorso. Molte di esse destano segni di invecchiamento e tutte richiedono manutenzione costante e accurata. Per fare chiarezza sulle modalità più corrette per la loro gestione, lo scorso aprile, il gruppo di lavoro Hydro+ dell'Ecosystem Sports & Alpine Safety di IDM Alto Adige con la collaborazione della Libera Università di Bolzano e delle aziende specializzate nel settore idroelettrico Alperia spa, Hydro Safety srls, Idroservice Italia srl e TESO Technical Solutions srl ha organizzato il convegno «Ispezione e manutenzione di impianti idroelettrici». All’appuntamento hanno partecipato gestori di impianti idroelettrici italiani, austriaci, svizzeri e tedeschi, con il coinvolgimento di molti altri attori che lavorano nel settore. A questo link i documenti della giornata http://alpine.expert/it/hydro/

Secondo i dati ITCOLD – Italian Committee on Large Dams, presentati durante il simposio, gli interventi censiti in Italia per le dighe sono stati 2018: il 33% ha riguardato il paramento monte, il 27% opere di scarico, il 23% il corpo della diga e il 17% la fondazione. L’invecchiamento del calcestruzzo, infatti, è un tema con cui tutti devono fare i conti e che per le dighe esistenti è legato soprattutto alla qualità dei materiali e alle tecniche realizzative dell’epoca di costruzione nonché all’insorgere di fenomeni espansivi interni al calcestruzzo. Quasi tutte le dighe in calcestruzzo italiane, infatti, sono state costruite senza tener conto di questo problema tanto che, verosimilmente, nei prossimi anni saranno diversi gli interventi di ripristino che dovranno essere attivati in merito.

«Sono nove le grandi dighe in calcestruzzo presenti in Alto Adige e per individuare metodi più efficienti e sostenibili che possano creare vantaggi competitivi nella loro manutenzione e ispezione è fondamentale lavorare insieme, condividendo tra Paesi diversi le soluzioni adottate e attivando momenti di confronto e di aggiornamento per chi opera nel settore» – dichiara Sebastian Mayrgündter, coordinatore dell’Ecosystem Sports & Alpine Safety di IDM a cui fa capo il gruppo di lavoro Hydro+, specificando che il convegno ospitato quest’anno al NOI Techpark di Bolzano e organizzato già da alcuni anni è divenuto ormai un appuntamento imperdibile per tutte le imprese del settore operanti nell’arco alpino. Durante l’incontro, dunque, sono stati passati in rassegna dati, regolamenti e analisi scientifiche relative alla sorveglianza e al monitoraggio di dighe in calcestruzzo, confrontando le prassi italiane descritte dall’ingegnere Angelica Catalano della Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche con quelle tedesche, presentate dagli ingegneri Hans-Ulrich Sieber e Andreas Biberstein del Comitato tedesco delle dighe, svizzere, rappresentate dall’ingegnere Philippe Lazaro del Comitato svizzero delle dighe e austriache, illustrate dal professor Konrad Bergmeister della University of Natural Resources and Life Science di Vienna.

Il tutto con l’analisi di alcuni casi concreti volti a prevenire possibili rischi strutturali che hanno portato, ad esempio, alla creazione di uno schermo di drenaggio nella diga di Salto con azioni per la riduzione delle sottopressioni, ai lavori subacquei nella diga Punt dal Gall, nel cantone dei Grigioni, dove grazie all’intervento di una squadra di palombari si è evitato lo svuotamento del bacino, alla costruzione della nuova parete a valle nella diga «Spitallamm», sempre in Svizzera, all’adattamento della diga Bächental e al risanamento sulle dighe altoatesine di Alperia Greenpower, il principale provider di energia dell’Alto Adige.