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12 aprile 2018Stefano Voltolini

Da Sarajevo a Pechino, l'Alto Adige esporta dieci funivie olimpiche

Doppelmayr e Leitner sempre più «big» di un settore che a Bolzano sposta 120 milioni di passeggeri. Dalla capitale bosniaca una storia di pace. E in Cina si pensa già al 2022

È la montagna, bellezza. Le Alpi in Alto Adige sono una vera e propria industria in quota, fatta di 370 impianti funiviari che trasportano annualmente, durante la stagione invernale (e quella 2017-2018 è stata da incorniciare) oltre 120 milioni di passeggeri. Per un fatturato annuo di circa a 300 milioni di euro. Le ropeways quindi, le vie a fune, sono un’infrastruttura centrale per il turismo del territorio che attira in inverno 12 milioni di pernottamenti, per un valore aggiunto in forma di potere d’acquisto di 1,9 miliardi di euro l’anno, il 9,5% del Pil provinciale. Ma gli impianti a fune che si estendono alla mobilità a 360 gradi sono anche una tecnologia da esportazione. Bastano due esempi: il colosso Doppelmayr Garaventa, gruppo austriaco radicato a Lana, in Alto Adige, si è aggiudicato nove contratti olimpici per Pechino 2022, mentre l’altra big, la Leitner Ropeways di Vipiteno ha rinnovato la funivia di Sarajevo simbolo delle Olimpiadi 1984 e colpita durante la guerra. Un progetto di pace e rinascita che guarda al futuro.

I numeri del settore

Il comparto è uno degli elementi forti dell’economia della provincia. I numeri portati al convegno degli esercenti funiviari dell’Alto Adige e del Tirolo, ospitato dal Mec alla Fiera di Bolzano, sono positivi e all’orizzonte ci sono alcune sfide da affrontare (gli investimenti che vanno mantenuti) e qualche nube, come il calo di giovani sulle piste. Il settore si conferma centrale in un’area che fa combaciare sviluppo tecnologico e cura del territorio naturale. Le aree sciistiche altoatesine danno lavoro a circa 2.000 addetti. I primi dati su arrivi e pernottamenti della stagione 2017-2018 «si presentano assai lusinghieri, con un incremento del 6,62% sull’anno precedente». Sartori conferma: «È stata una stagione bella, ci ha aiutato la neve già a novembre e poi copiosa durante l’inverno e la primavera. C’è stato un aumento degli skipass stagionali e dei giornalieri, un bel feeling degli sciatori con la neve in montagna».

Il futuro

Se lo sci, secondo gli esercenti funiviari, «resta la locomotiva del turismo rendendo l’arco alpino attrattivo anche in futuro», ci sono delle sfide da vincere. Primo, rendere «sempre più attraenti gli sport invernali, con impianti di risalita moderna, una preparazione eccellente delle piste, la gastronomia all’altezza» per utenti che aumentano le proprie aspettative. Secondo, gli investimenti nelle località. La giunta provinciale ha rielaborato i criteri sugli incentivi all’economia «Negli ultimi 10 anni, prosegue l’associazione, «si sono investiti slo nella costruzione e ammodernamento degli impianti mediamente 50 milioni ogni anno». Sartori però è convinto che forse andrebbero aumentati. «Sicuramente i grandi investimenti sono una sfida per il nostro settore. Abbiamo speso 50 milioni negli ultimi anni ma credo che per i prossimi si possano incrementare». Tanto per capire, serve per il 2020 «un volume aggiuntivo di 2,2 milioni di metri cubi d’acqua» nei bacini d’innevamento.

Pechino 2022

La mobilità a fune è un fattore della proiezione mondiale della tecnologia che nasce in Alto Adige. I risultati sono evidenti. Il gruppo austriaco Doppelmayr, che dalla sede italiana a Lana segue la produzione degli impianti speciali in tutto il mondo, si è aggiudicato nove contratti per le infrastrutture dei Giochi olimpici invernali di Pechino 2022. Dunque nuovi impianti a fune in arrivo per il Centro nazionale di sci alpino di Yanqing, dove si svolgeranno le gare di sci alpino. L’accordo è stato firmato nella capitale cinese l’8 aprile 2018. Entro l’autunno 2019, Doppelmayr costruirà cinque cabinovie a 8 posti ad ammorsamento automatico, due seggiovie esaposto ad ammorsamento automatico con cupole e due seggiovie quadriposto a morse fisse. «Siamo lieti di aver avuto ancora una volta l’opportunità di mettere alla prova le nostre prestazioni per questo importante evento sportivo», ha detto Alexander Klimmer, direttore vendite di Doppelmayr Seilbahnen GmbH, alla cerimonia della firma.

Funivia di pace

E un’altra bella notizia per il suo significato simbolico di rinascita giunge da Sarajevo, la capitale bosniaca attraversata dalla guerra civile del 1992-1996. La nuova funivia del monte Trebević, simbolo delle Olimpiadi 1984, è tornata in funzione, rinnovato da Leitner. Il progetto è stato promosso da Abdulah Skaka, giovane sindaco della città, e finanziato da Edmond Offermann, fisico americano originario dell’Olanda, che dopo aver fatto fortuna negli Stati Uniti, ha voluto donare alla città dove è nata sua moglie Maja 3,5 milioni di euro da destinare alla ricostruzione della funivia (costata in totale 9 milioni). La cabinovia ha 10 posti, è lunga 2.158 metri e vanta un sistema di azionamento, il DirectDrive, efficiente ed ecocompatibile. Le 33 cabine garantiscono una portata oraria di 1.200 persone e portano dal cuore cittadino di Sarajevo alla vetta del monte Trebević, a 1.160 metri di altezza, in sette minuti e quindici secondi, con una velocità di cinque metri al secondo. Il gesto di Offerman è stato insieme romatico e altruista. Il 6 aprile scorso la coppia è salita in funivia per raggiungere il monte Trebević, luogo che ha segnato il loro amore. «Un giorno storico per Sarajevo: il 6 aprile non è solo l’anniversario della liberazione della città dai nazisti nella Seconda guerra mondiale, ma anche il giorno della rinascita di un simbolo di pace» ha detto il benefattore.