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24 maggio 2017Carlo Dagradi

Ciaspolate, buona cucina e riunioni notturne nel bosco: così gli imprenditori in mezzo alla natura riattivano la creatività

L'esperienza di dieci aziende: tre giorni in Alto Adige coniugando neuroscienze, sensori e sessioni di lavoro. «Picco di prestazioni grazie alla full immersion nell'ambiente». E Polixibria è pronta a portare il proprio business in territorio altoatesino, con vista sul Noi, nuovo parco tecnologico

La sveglia suona alle 7 in punto. In cucina, al piano di sotto, qualcuno sta preparando il latte, le marmellate prodotte dal contadino del maso a fianco. Il pane è già arrivato: ha il profumo della segale e del cumino. Tra poco si inizierà a preparare il burro, tutti insieme. Come insieme, meno di 24 ore prima, ci si era avventurati nel bosco, sulla neve, per salire dallo Chalet Obertreyen di Campo Tures, in Alto Adige, fino al punto dove gli alberi lasciano spazio a un piano inondato dal sole. Non è il racconto di una vacanza nella natura. Non è neppure la storia di una famiglia di città che ha “mollato tutto” e ha scelto la qualità della vita nella natura altoatesina. È un incontro di lavoro. Anzi, di eccellenza nel lavoro. È una storia che parla di scienza e natura, fuse insieme con una finalità precisa: ottenere un livello di produttività irraggiungibile con la normale routine dell’ufficio. Questo è, in sostanza, il Thimus Peak: qualcosa di totalmente nuovo, ideato da Thimus, azienda bresciana fondata da Andrea Bariselli e Mario Ubiali ora parte dell'incubatore altoatesino di IDM Alto Adige - Südtirol. Natura, idee e produttività: una vetrina naturale per l'Alto Adige. Tanto che Polixibria, azienda lombarda che innova nel campo della meccatronica, fra i partecipanti all'evento, sta pensando di insediare in territorio altoatesino, e in particolare nel nuovo parco tecnologico Noi che aprirà il due ottobre, il proprio business. Così i tre giorni immersi nella natura sono stati utili per rafforzare ancora il rapporto fra Thimus e Polixibria, pronte ad avviare insieme un progetto da portare nella nuova casa dell'innovazione pronta a nascere a Bolzano sud. 

«Il Thimus Peak è una formazione esperienziale che non si basa soltanto sulle “impressioni” positive dei partecipanti: è frutto di uno specifico protocollo di attività, validato da misurazioni e sperimentazioni scientifiche» spiega Andrea Bariselli. Già, perché la condivisione degli spazi nello chalet, la cena preparata insieme, l’esplorazione in notturna del bosco, le ciaspolate, sono alternati a sessioni di lavoro, riunioni, definizioni di business plan e perfino decisioni aziendali di quelle importanti, come veri e propri cambi di strategia.

 

Le attività che vengono offerte ai clienti (si tratta in molti casi di grandi aziende, che spingono i propri manager e amministratori delegati a partecipare) non sono scelte secondo criteri esclusivi di benessere o piacevolezza emozionale. «Valutiamo prima il tipo di lavoro che viene svolto in azienda e ascoltiamo dal cliente qual è l’obiettivo che si propone di raggiungere: poi, moduliamo il tipo di attività in modo da creare la miglior situazione per la successiva sessione di lavoro» spiega Bariselli. Il punto di forza di questo metodo sta nella sua validazione scientifica. Perché il cuore di Thimus sono le neuroscienze: tra le attività (e in alcuni casi anche durante le sessioni stesse), i ricercatori di Thimus raccolgono dati biometrici che vanno dal battito cardiaco alla frequenza respiratoria, per arrivare alla elettroencefalografia, alla rilevazione della microsudorazione della pelle e all’analisi dei movimenti oculari. «Queste informazioni ci permettono di acquisire informazioni sulla risposta emotiva e cognitiva delle persone durante l’esperienza e mentre stanno svolgendo il proprio lavoro: e riusciamo a farlo in tempo reale e senza sistemi invasivi che possono condizionare la misura» afferma Bariselli.

L'esperienza di Polibrixia

A Campo Tures insieme a Thimus, questa volta c’erano Maurizio Mor, Massimo Antonini e Angelo Vertuan, tre soci dello studio di ingegneria bresciano Polibrixia. «Siamo uno studio di progettazione meccatronica, che realizza prodotti dalla progettazione, ai prototipi, per arrivare alla messa in produzione – spiega Mor –. L’esperienza del Thimus Peak è qualcosa che tutte le imprese dovrebbero provare: puoi anche lavorare nell’ufficio più bello del mondo, ma quello che scaturisce dall’operatività trasferita in un ambiente famigliare così stimolante porta a risultati altrimenti impensabili. Ci siamo sorpresi a realizzare sviluppo di software dopo una ciaspolata, con un’efficienza mai riscontrata in sede. E non si è trattato soltanto di una “sensazione”: quello che è avvenuto è tangibile, riscontrato anche dalle misurazioni effettuate da Thimus». Una decisione importante è stata già presa: quella di ritornare. «Abbiamo toccato con mano la qualità della vita in Alto Adige. E l'attrazione è sempre più forte» afferma Mor.

Come funziona un Thimus Peak?

In effetti, abbiamo potuto farne anche noi esperienza diretta, partecipando ad alcune sessioni di un Thimus Peak tenutosi di recente allo Chalet Obertreyen di Campo Tures, in Valle Aurina. L’elettroencefalografo che abbiamo indossato è una piccola “reticella” da mettere sulla testa, molto più sottile di un casco da bici. Allo stesso modo, il sistema che rileva in quale punto e per quanto tempo il nostro sguardo si fissa su qualcosa era (all’apparenza) un semplice paio di occhiali. E la nostra frequenza e battito cardiaco erano rilevate da una t-shirt, realizzata con un tessuto speciale in grado di “sentire” i battiti del cuore e l’espansione della gabbia toracica data dalla respirazione. Un semplice anello al dito, intanto, valutava le variazioni della microsudorazione, indice di risposta emozionale più o meno elevata. Tutto senza fili o ingombri fastidiosi: la nostra personalissima “telemetria” era leggera e capace di comunicare wireless con i portatili dei ricercatori. Risultato? «Noi riceviamo questi dati e li analizziamo con algoritmi proprietari: così, produciamo una “lettura del pensiero emozionale” che ci fa produrre un report molto complesso. Il passo successivo è studiarlo e tradurlo in un linguaggio comprensibile ai nostri clienti. Che, in questo modo, possono conoscere l’efficacia del protocollo Thimus Peak sulle sessioni di lavoro che hanno svolto sotto la nostra supervisione – spiega Bariselli –. Per esempio, se noi vediamo un aumento di onde Alpha nel cervello, tipicamente associate a emozioni positive, possiamo sapere in quale momento la persona si è sentita bene, valutando in che modo questo stato d’animo è correlato a quale momento dell’attività lavorativa».

La relazione tra cervello e montagna

Ma cosa accade, in pratica, durante un Thiums Peak? Qualcosa di molto particolare. Numerosi studi scientifici affermano che il rapporto con la montagna e con le attività fisiche che vi si svolgono ha un ruolo molto profondo nel funzionamento del nostro cervello. «Il focus, la nostra capacità di concentrazione tra ragionamento ed emozione, migliora moltissimo: così, si creano le condizioni per raggiungere quello stato di “picco” prestazionale (da qui il nome, Thimus Peak) che i clienti ci richiedono» spiega Bariselli. E, a volte, succedono cose sorprendenti. «Abbiamo visto amministratori delegati prendere decisioni che hanno cambiato radicalmente (e in meglio!) il futuro delle aziende. Così come abbiamo assistito allo scaturire di emozioni fortissime, persone che si sono commosse, hanno lasciato fluire le proprie sensazioni. Le stesse persone che, alla fine del Thimus Peak, ci hanno ringraziato mille volte per il miglioramento della propria relazione professionale» racconta Bariselli.

Oggi sono stati realizzati oltre 10 Thimus Peak (le foto ne documentano alcuni, ritraendo i panorami che li hanno ospitati, i protagonisti e i due cofounder Andrea Bariselli e Mario Ubiali): e all’orizzonte ci sono moltissime richieste. «Così tante che ci sono clienti che ci chiedono di inserire un Peak già nel contratto che stipulano con noi per le analisi di neuromarketing. Stiamo lavorando a un’espansione del nostro sistema, che comprenda la possibilità di effettuare i Peak in più luoghi di montagna» afferma Bariselli. Montagna, già. E montagna altoatesina in particolare. «Qui, tra le Dolomiti, abbiamo trovato il luogo perfetto per il nostro lavoro. Non si tratta soltanto della disponibilità logistica o della snellezza burocratica che è concessa alle aziende come la nostra: è la montagna in sè a fornire, qui più che altrove, il sistema completo che ci permette di sviluppare il lavoro. La montagna è accessibile e “dura” nello stesso tempo: viverla permette di evocare un rapporto anche cruento, fatto di lotta per sopravvivenza, lasciando nel contempo le persone in una situazione di assoluta sicurezza. Queste sono le condizioni ideali per lo svolgimento del nostro sistema di attività: i partecipanti affrontano situazioni complesse dove il rischio è soltanto emotivo. Perché dalle nostre analisi sappiamo che non conta il reale livello di difficoltà, quanto il pieno coinvolgimento emotivo di chi mettere in gioco tutte le proprie energie e le potenzialità personali: come nel caso di una facile arrampicata in falesia dove è un collega di lavoro a farci da sicura. Generalizzando l’esperienza, i partecipanti imparano quei comportamenti che li guideranno, in maniera duratura, all'interno del loro contesto di appartenenza».