Innovazione

5 gennaio 2017Enrico Albertini

Mele e ghiacciai, il fattore Alto Adige nella ricerca europea

Due progetti innovativi finanziati dall’Euregio per indagare i benefici del frutto e la biodiversità

I benefici e i possibili utilizzi della mela e la biodiversità studiata attraverso i ghiacciai. Questi i temi al centro di due progetti innovativi finanziati dal Fondo Euregio che vedono l’Alto Adige protagonista. I due studi, infatti, coinvolgono la Libera Università di Bolzano, l’Università di Innsbruck e l’Istituto agrario di San Michele all’Adige.

Alla scoperta delle proprietà della mela: il progetto "ExPoApple2", a cui partecipa il chimico Stefano Benini della Libera Università di Bolzano, punta l’attenzione su particolari composti organici presenti nella mela. In altre parole: si studia l’amalgama che rende unico la mela. In termini più tecnici verranno studiati la presenza e la composizione dei cosiddetti diidrocalconi, un sottogruppo di componenti vegetali naturali unici e caratteristici. A tal fine i ricercatori analizzeranno diverse varietà di mele per misurare la quantità di principi attivi presenti nelle varie parti del frutto, dalla buccia fino al torsolo, e le rispettive caratteristiche ai fini dell’utilizzo a scopo alimentare, cosmetico e medicinale. L’«oro» nascosto nella mela è stato al centro anche dell’Interpoma Innovation Camp, 48 ore che hanno visto esperti al lavoro sulle eccellenze altoatesine.

Nel progetto "Calice", a cui partecipa il biologo Stefan Zerbe della LUB, il consorzio analizza i mutamenti della biodiversità attraverso lo studio dei pollini e delle molecole del DNA presenti nel ghiacciaio dell’Adamello. Dal più esteso ghiacciaio d’Italia verrà prelevata una carota di ghiaccio lunga 40 metri, il cui contenuto consentirà per la prima volta di confrontare i cambiamenti presunti e quelli effettivi della biodiversità vegetale negli ultimi 50 anni. I campioni del ghiacciaio saranno confrontati con quelli prelevati nel territorio circostante per un raggio di 100 km. I dati ricavati consentiranno anche di formulare stime sul cambiamento della biodiversità in altre aree della terra (come Kilimangiaro o Tibet), anch’esse interessate da ritiro dei ghiacciai e cambiamento.

«Vogliamo sostenere concretamente il lavoro dei ricercatori dell’Euregio, e il Fondo istituito promuove la realizzazione di progetti di ricerca e la collaborazione fra le istituzioni scientifiche di Alto Adige, Tirolo e Trentino –  sottolinea il presidente della Provincia Arno Kompatscher – I progetti dimostrano che è possibile avere un’eccellente ricerca a livello sovraregionale, rafforzano le potenzialità dei tre territori in ambito scientifico e creano posti di lavoro».