Roadshow

23 novembre 2017Massimiliano Cortivo

Automotive, le due Motor Valley italiane tra grandi aziende e bisogno di formazione

In Lamborghini il confronto tra l'ecosistema emiliano e la sorpresa altoatesina. Mondi diversi, un'unica ricetta: far coniugare l'altissima tecnologia con i saperi artigiani

Il sapere artigiano e l’altissima tecnologia. Le mani che intrecciano, accarezzano, piegano. E l’intelligenza artificiale che esegue con una precisione senza limiti. Due mondi all’apparenza opposti che convivono in due ecosistemi a servizio dell’automotive ai più alti livelli. Da una parte la celebre Motor Valley emiliana, dall’altra la rete altoatesina dell’«Automotive Excellence Südtirol» che sta scalando sempre più le vette del settore su scala planetaria. Due mondi che il 15 novembre nel corso della tappa del roadshow di Vertical Innovation si sono incontrati a Sant’Agata Bolognese a casa di uno dei loghi iconici del Made in Italy delle auto: Lamborghini. All’evento hanno preso parte Stefano Mazzetti, responsabile del Powertrain Lamborghini, Andrea Nollo, project manager di terraXcube Eurac Research, Nikolaus Tribus, vicepresidente di GKN Driveline, Enrico Sangiorgi, prorettore alla didattica Unibo – Muner, Davide Moro, Professore ordinario al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e Giuseppe Salghetti, development IDM Südtirol.

Le affinità tra i due ecosistemi

Le affinità tra la casa emiliana e l’ecosistema altoatesino sono sbocciate subito, come fa la natura. In entrambi i casi infatti il settore strategico dell’automotive viene interpretato seguendo binari paralleli  - che però nel loro caso si stanno già incrociando - e simili filosofie. Il rapporto tra alta tecnologia e manifattura artigiana, innanzitutto. Ma anche il sistema di vasi comunicanti tra aziende e formazione. E un’attenzione – quasi spasmodica – sia lungo la Via Emilia che tra le Dolomiti, per la qualità. Unica, scontata, differenza: la notorietà. Se tra Modena e Bologna l’automobile (come il cibo) e un fattore identitario, in Alto Adige pochi ancora associano questo settore con i paesaggi alpini. Eppure, come dicono, le statistiche, un’auto su tre al mondo monta componentistica altoatesina. Eppure attorno all’automotive, soprattutto in Val Pusteria, ci lavorano diecimila persone con contratto a tempo indeterminato. Eppure tra qualche anno, a Brunico, sorgerà un parco scientifico e tecnologico (un distaccamento del NOI Techpark di Bolzano) interamente dedicato alla ricerca automobilistica. «Abbiamo creato una rete, “Automotive Excellence Südtirol”, che raccoglie le aziende del settore per rafforzare la competitività di tutti – spiega Nikolaus Tribus, vicepresidente di GKN Driveline – in questo modo vogliamo consolidare l’ecosistema anche per gli anni futuri». Ecosistema che anche in IDM Alto Adige (gestore del NOI Techpark di Bolzano) trova un reparto dedicato all’automotive e ai suoi attori, coordinato dal fisico Johannes Brunner.

Una rete tra università e aziende

E la rete, che in Alto Adige collega da tempo aziende e formazione attraverso l’Università di Bolzano, è un aspetto che in Lamborghini ha trovato sicure sponde anche in territorio emiliano con la Motovehicle University of Emilia-Romagna: «Siamo riusciti a mettere assieme le nostre quattro università – racconta Enrico Sangiorgi, prorettore alla didattica di Muner – con le eccellenze aziendali, da Ferrari a Maserati passando per Lamborghini, Magneti Marelli, Ducati, Dallara e altre ancora. Così il sapere è in grado di aiutare l’impresa in modo concreto e viceversa». Un tema, quello dello scambio tra ricerca e produzione, caro anche a Lamborghini: «È fondamentale per noi trovare un supporto da parte dell’università – dice Stefano Mazzetti, responsabile del Powertrain Lamborghini – perché la ricerca scientifica e l’innovazione dei nostri prodotti passano per le più alte leve del sapere». Ricerca e sperimentazione che potranno trovare presto una casa proprio in Alto Adige all’interno del NOI Techpark con terraXcube di Eurac Reaserch: «Nella nostra casa climatica si potranno effettuare numerosi test sulle auto e sui singoli componenti – promette Andrea Nollo, project manager di TerraXcube – per analizzare le loro reazioni a condizioni meteo estreme, dal ghiaccio, all’umidità alle temperature elevatissime».