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11 maggio 2017Enrico Albertini

Cambiamenti climatici, una «sentinella» vigila sui ghiacciai delle Alpi

L’osservatorio Eurac partito dall’Alto Adige si estende a tutto l’arco alpino: 300mila chilometri di monitoraggio per un progetto riferimento a livello mondiale

Trecentomila chilometri quadrati di territorio fotografati ogni 72 ore, un monitoraggio ambientale partito dall’Alto Adige che si è esteso ora a tutto l’arco alpino. «Un’esperienza unica a livello mondiale». Le parole di Marc Zebisch, climatologo di Eurac Research e direttore dell’Istituto di Osservazione della Terra, sintetizzano l’importanza del Sentinel Alpine Observatory. Una vera e propria «sentinella» della Alpi, quella di Eurac Research, un osservatorio permanente che cattura e processa le immagini delle Alpi inviate dai satelliti Sentinel dell’Agenzia Spaziale Europea.

Valutare i danni sulle foreste di una tromba d’aria, misurare la produttività della vegetazione e l’umidità del suolo per programmare l’irrigazione, prevedere con esattezza la portata dei fiumi nei periodi di scioglimento della neve, confrontare l’ampiezza della copertura nevosa di una determinata zona nel corso degli inverni, sono alcuni degli ambiti del monitoraggio ambientale che possono beneficiare delle tecnologie satellitari.

La cosiddetta linea delle nevi perenni è una variabile importante per calcolare l’esatta quantità di massa persa dai ghiacciai durante l’estate. Per individuarla i glaciologi fanno dei sopralluoghi nelle poche zone accessibili di alcuni ghiacciai. In estate, in quello che stimano sia il momento di massima erosione del ghiaccio, rilevano alcuni punti con il gps e tracciano le linee. Se con questi sopralluoghi i glaciologi possono approssimare queste linee solo per alcuni ghiacciai, grazie ai dati inviati dai satelliti Sentinel, gli esperti di osservazione della Terra di Eurac Research possono tracciarle, seduti a una scrivania, in ogni momento dell’anno per qualsiasi ghiacciaio dell’arco alpino.

Sono cinque i satelliti del programma ambientale Sentinel dell’Agenzia spaziale europea che in questo momento orbitano in intorno alla Terra. Sono una fonte enorme di informazioni, l’estensione dei ghiacciai è solo un esempio, basta sapere come ottenerle. Per questo Eurac Research ha fondato il Sentinel Alpine Observatory. Da anni gli esperti di osservazione della Terra del centro di ricerca altoatesino lavorano sulle tecnologie di acquisizione e di validazione dei dati, sull’elaborazione e sugli algoritmi per ottenere prodotti pronti all’uso. I prodotti sono destinati ad amministratori o altri ricercatori e sono per esempio immagini ad altissima qualità per monitorare le foreste, mappe di umidità del suolo e serie temporali della copertura nevosa, mappe di estensione dei ghiacciai. «L’Alto Adige è stato il nostro laboratorio per anni e ora il nostro know how ci permette di ampliare l’orizzonte e di diventare un centro di riferimento per i dati satellitari sulle Alpi. Nessuna catena montuosa è monitorata a questo livello» conclude Zebisch.

I ricercatori di Eurac Research ricevono e elaborano i dati dei satelliti Sentinel ogni tre giorni: dati vengono resi disponibili su un piattaforma online accessibile a tutti, per scaricare i dati serve una registrazione al portale. L’offerta va dal dato grezzo o elaborato solo in parte – una risorsa di base per continuare la ricerca in un ambito specifico - a prodotti finiti come mappe o serie temporali, utili agli amministratori dei territori.

«Uno degli aspetti che rende unica questa piattaforma è il fattore tempo: la frequenza delle immagini permette di registrare in maniera costante ogni cambiamento del territorio, di confrontare l’evoluzione di fenomeni come i movimenti del suolo in diverse zone dell’arco alpino. In caso di catastrofi naturali è possibile sovrapporre immagini di periodi diversi per valutare i danni» aggiunge Carlo Marin, esperto di telerilevamento di Eurac Research. Il Sentinel Alpine Observatory è una piattaforma aperta e collabora con altri network internazionali, come il Earth Observation Data Centre (EODC), ed il Virtual Alpine Observatory (VAO). L’idea dei ricercatori è «far conoscere il più possibile questa piattaforma, in modo che diventi uno strumento per incentivare le attività di ricerca sull’ambiente alpino» conclude Carlo Marin. Per favorire questo networking i ricercatori pubblicheranno i loro lavori ultimati e in corso sul blog http://sao.eurac.edu/blog.